Spread: impennata a 178, poi cala/ Cosa succede: crisi Governo Conte-2, rating e..

- Niccolò Magnani

Allarme spread, impennata a 178 poi il calo oggi: cosa succede col differenziale Btp/Bund, tra crisi di Governo, allarme mercati e..

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Lapresse

Ieri alla chiusura delle Borse il Governo Conte-2 ha tremato ulteriormente dopo i già diversi nodi “caldi” per Ilva, Manovra ed emergenza a Venezia: lo spread tra Btp e Bund tedeschi è tornato infatti a crescere raggiungendo quasi quota 180 (178 per la precisione) di differenziale, il punto più alto da quando è in carica il Governo Conte-2. Dopo l’avvio a 163 punti della chiusura dell’altro ieri, il differenziale tra il btp decennale benchmark e il “pari” tedesco si è allargato di oltre dieci punti base nell’ultima ora di seduta chiudendo a 178 punti. Sono stati così i massimi di agosto ad essere “toccati”, confermando la difficoltà tanto sulle borse internazionali quanto su quelle italiane e quanto soprattutto sulla condizione attuale del Governo Pd-M5s-Leu-Iv. Oggi a dir la verità il calo è già stato segnato, con la preoccupazione che dunque “scema” col passare della mattinata: siamo attorno a quota 160 dopo mezzogiorno, il che da un lato rassicura ma dall’altro fa comunque intuire l’oscillazione tornata “fibrillante” dopo mesi di calma apparentemente piatta.

TORNA A PREOCCUPARE LO SPREAD

Secondo l’analisi di Milano Finanza e Agenzia Ansa, l’impennata dello spread ieri è da ritenersi una “reazione tecnica” mista a preoccupazioni politiche: «dietro ci sarebbero prese di beneficio, forse il “tiering” della Bce e l’ipotesi di un accordo europeo sull’assicurazione dei depositi Ue che indurrebbe le banche a scaricare Btp». Ma non solo: i timori per i mercati riguardano anche le forti difficoltà del Governo giallorosso impegnato nella difficile Manovra e con una campagna elettorale verso le Regionali in Emilia Romagna che potrebbe portare alla spallata definitiva del Centrodestra, qualora vincesse contro Bonaccini, all’esperienza di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. Al netto delle preoccupazioni, l’Italia è uscita per ora indenne dal giudizio rinnovato di Moody’s dopo il 0,1% di crescita del terzo trimestre: «Un contesto politico più stabile, un continuo slancio positivo nell’area dell’euro e una combinazione di politiche monetarie e fiscali portano una ripresa, seppure lenta, dell’economia italiana, che probabilmente registrerà un magro 0,2% quest’anno, seguito da un tiepido 0,5% nel 2020 e da uno 0,7% nel 2021», riporta l’agenzia di rating. Il tutto mentre l’Italia attende in serata il giudizio di un’altra agenzia di rating, la Dbrs, che potrebbe variare ulteriormente l’effetto sullo spread nella giornata di domani: problematiche economiche, mercati in fibrillazioni, ma ancora problemi interni non risolvibili a breve (emergenza maltempo, manovra di bilancio e crisi Ex Ilva) comportano una maggiore apprensione di Conte e Gualtieri nello “sguardo” alle prossime settimane.



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