SPY CYBERSECURITY/ Quel +180% di attacchi hacker in 6 mesi per fermare Draghi

- Marco Pugliese

Informazione manipolata e guerra telematica: il gen. Luciano Carta, ex capo dell’Aise, ora presidente di Leonardo ha lanciato l’allarme

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Palazzo Chigi (LaPresse)

Mario Draghi al Quirinale? Troppo importante la figura del premier, troppo spendibile sui mercati, dove lo spread è sparito (e questo deve far capire quanto volubili siano certi parametri).

In questo momento l’Italia è ad un passo dalla leadership Nato, protagonista nelle relazioni bilaterali con Parigi, rispettata da quella Germania che tanto la criticava a causa della flessibilità del bilancio economico. Il governo Draghi ha messo in sicurezza il Paese con Figliuolo (i numeri della campagna vaccinale hanno permesso di rimanere aperti come quasi nessuno in Europa). Il contestato green pass ha poi dato la possibilità all’Italia di superare l’autunno praticamente indenne (altri sono andati in grossa difficoltà, Germania in primis).

In agosto Mario Draghi tracciò il segno per l’autunno tra non poche polemiche, dopo più di tre mesi l’Italia si trova “locomotiva” in Europa e alle prese però con “attacchi non ben specificati” a livello informatico.

I dati hanno premiato il tessuto economico italiano, che però allo stesso tempo è attaccato da una disinformazione capillare con scopi economici e geopolitici. L’allarme non lo lancia una persona qualunque, ma l’ex capo dell’Aise, ora presidente di Leonardo, il generale Luciano Carta.

L’Italia era già stata attaccata con una notizia falsa (ma virale) legata all’esito delle elezioni americane del 2020. L’accusa? I satelliti gestiti da Leonardo avrebbero veicolato informazioni tali da manipolare le elezioni.

L’Italia ha iniziato un percorso di ripresa nel 2021, abbattendo i contagi e posizionandosi nella top ten vaccinale mondiale. Proprio il settore sanitario è stato bersagliato, non pochi gli attacchi ai server delle hub vaccinali o delle Asl regionali: qualcuno ricorderà il caso del Lazio.

Gli eventi malevoli sono pari a 36 milioni nei soli primi sei mesi del 2021, un +180% nello stesso periodo del 2020. Il Pil mondiale ha perso circa il 6% a causa degli attacchi informatici.

Il Pil italiano per ora è in sicurezza, ma gli attacchi all’Internet delle cose possono bloccare regioni intere. Se le operazioni contro gli hub vaccinali fossero andate a buon fine, sarebbe saltato il piano di Figliuolo, di fatto bloccando il Paese nel pieno delle riaperture, ossigeno per le nostre attività.

Gli attacchi da guerra ibrida intorno a big data partono dal 2020, quando la Cina “schermò” i propri dati reali sull’epidemia di Sars-Cov-2 ancora confinata in casa. A ruota anche Germania e Nord Europa minimizzarono lo scenario, scaricando non poche responsabilità sull’Italia, che ad un certo punto (marzo 2020) fu isolata, quasi fosse il focolaio mondiale. In realtà l’Italia fu uno dei pochi paesi che applicò i parametri di conteggio Oms. Molti Stati invece dichiararono altro, venendo però poi smentiti di volta in volta: dalla Svezia, che non comunicò più i dati riferiti ai decessi, alla Germania, alle prese con ondate che ne hanno squilibrato il sistema sanitario.

Nonostante tutto, il nostro Paese sottovaluta la sicurezza cyber, soprattutto a livello industriale: solo quest’anno stiamo recuperando terreno, dopo più di dieci anni di buio.

Il generale Carta ha fatto il punto, descrivendo uno scenario ibrido tra lupi solitari “etici”, hacker mercenari, agenzie private al soldo di Stati, collettivi hacker. Sono tutti soggetti che possono lanciare assalti a reti elettriche, energetiche, idriche o dei trasporti. La digitalizzazione è un processo che porta in parallelo queste criticità.

La gestione delle notizie è ormai imprescindibile, Carta infatti precisa: “L’infodemia ci ha travolti durante la pandemia e rappresenta uno dei sintomi del mutamento del concetto di sicurezza. Dobbiamo ormai fare i conti con quella che viene definita l’hybrid warfare: si combinano la manipolazione dell’informazione con la guerra economica e quella telematica”.

I social network possono influenzare l’economia di Stati o regioni, destabilizzare il tessuto sociale: “Ciò che caratterizza le minacce ibride nell’ambito del cyberspazio è la capacità di utilizzare, contemporaneamente, massive campagne di disinformazione con l’uso di social media per controllare la politica e la narrazione di eventi, per radicalizzare o per reclutare coloro i quali possono a loro volta divenire veicoli di minacce ibride”, specifica Carta.

Nell’ultimo periodo infatti l’Intelligence ha dovuto occuparsi del fenomeno no vax, che come un movimento multiforme e poliedrico è a rischio infiltrazione. Tramite un banale account social, moltiplicato, si può destabilizzare un paese tanto da metterlo in crisi in Borsa.

Quest’aspetto è molto chiaro a Draghi, che infatti dalla scorsa estate ha cercato di evitare che l’Italia fosse danneggiata nel momento della ripresa. Creare azioni massive sui social, che come obiettivo hanno il boicottaggio della campagna vaccinale (tramite informazioni false sui vaccini, ad esempio), possono rallentare la ripresa del Paese che deve evitare lockdown e blocchi di varia natura, perché danneggiano il turismo e altri asset strategici.

Lo ha ricordato anche Bonomi di Confindustria: la ripresa passa dalla campagna vaccinale e dalla messa in sicurezza delle nostre aziende pubbliche e non, oltre all’apparato statale vero e proprio. In campo c’è una divisione ad hoc che si occupa di sicurezza a livello cyber, con task force dedicata. Oltre a questo è partito anche un lavoro di corporate intelligence, materia utile a guidare le nostre aziende nel mare della digitalizzazione.

L’Italia in questo momento è sotto attacco, soprattutto a livello aziendale e va fatto di tutto per tenerla in sicurezza o si rischierà una nuova crisi economica, che in questo momento il Paese non può permettersi, se vuole rimanere protagonista in Europa.

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