SPY FINANZA/ 9 aprile 2020, il giorno in cui la Fed uccise il libero mercato

- Mauro Bottarelli

Il 9 aprile sarà ricordato – e dovrebbe essere ricordato – come il giorno in cui la Fed uccise definitivamente il concetto stesso di libero mercato

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Jerome Powell (Lapresse)

Mi scuserete se, oltre a non unirmi al coro di Silvio Pellico della domenica che grida al tradimento della Patria, non mi occuperò del Mes. Già in molti lo hanno fatto e continueranno a farlo su queste pagine, un mio contributo in merito temo che non aggiungerebbe nulla di edificante al dibattito. Anche perché, francamente, penso che la mia posizione al riguardo sia stata ampiamente chiarita dal mio articolo dell’8 aprile scorso, i cui contenuti ribadisco dalla prima all’ultima riga. Ritengo quindi più interessante, in questo breve articolo di fine settimana e con i mercati chiusi per le festività pasquali, sottolineare un’altra questione, accaduta temporalmente in contemporanea proprio con la firma dell’accordo all’Eurogruppo: il 9 aprile scorso, infatti, la Fed ha definitivamente ucciso il concetto di libero mercato. Morto. Stecchito. Una prece.

D’altronde, l’informazione economico-finanziaria in tempi di pandemia funziona così. Ovvero, si sottolinea con squilli di tromba l’intenzione della Federal Reserve di ampliare il piano di supporto all’economia reale per altri 2,3 triliardi di dollari (il primo programma, partito venerdì scorso e concentrato su prestiti bancari per 350 miliardi alle Pmi, nel frattempo si è impantanato peggio del sito dell’Inps), ma ci si dimentica di sottolineare quanto riportato nell’immagine, tratta direttamente da quello che potremmo definire il playbook che sta animando l’operatività della Banca centrale Usa: si comprano anche muni bonds e – udite udite – junk bonds, venghino signori venghino, ormai si monetizza anche l’aria che si respira! Ovviamente, muniti di mascherina.

E il fatto che a far fede temporale sul rating che determina l’eligibilità di quell’immondizia come collaterale sia la data del 22 marzo, forse, può avere a che fare con il fatto che Ford abbia subito il suo downgrade del rating – quello che l’ha tramutata in un fallen angel con tanto di pedigree e blasone – il 24 del mese scorso? Cosa dite, per l’ennesima volta la Fed pensa che abbiamo tutti l’anello al naso e plaudiamo come cani di Pavlov a ogni apertura ulteriore del rubinetto della liquidità? Ah, dimenticavo: ora l’Istituto guidato da Jerome Powell può acquistare anche junk Etf, basta che la loro operatività “sia finalizzata all’ampliamento dell’esposizione di mercato al comparto obbligazionario corporate ad alto rendimento Usa”. Insomma, si compra davvero tutto. Qualsiasi tipo di carta sia a rischio di crollare e portare con sé l’illusione di un mercato che si basi su un criterio che non sia quello dello schema Ponzi rientra automaticamente nella platea del collaterale. Anche la carta igienica, a breve, sarà ben accetta. In un primo tempo, almeno, possibilmente non usata.

E la cosa meravigliosa è che la Fed opera ormai come un ufficio stampa: ovvero, imbelletta le notizie che comunica, mettendo in evidenza solo ciò che le fa comodo far emergere. Il resto, lo si comunica in piccolo, alla fine del testo come nei contratti assicurativi che devono nascondere certe clausole-capestro: tanto, tutti cercano solo il titolo a sensazione, mica il succo della notizia. Il quale è chiaro: la Fed compra qualsiasi cosa, purché nessuno abbia l’ardire di mettere in discussione lo status quo. E siccome, probabilmente, non vi fidate di me e dei miei giudizi al riguardo, voglio rendervi partecipi di quelli rilasciati a fine giornata di giovedì da due pezzi da novanta del mondo dell’investimento Usa, gente che è nel business da decenni e ha cavalcato onde lunghe ma anche risacche.

Il primo è Scott Minerd della Guggenheim, una sorta di totem del liberismo: “Oggi la Fed ha reso chiaro a tutti che non tollererà più un approccio di investimento prudente e responsabile”. Il secondo è Sven Heinrich, fondatore di NorthmanTrader e veterano dei floors: “Il messaggio della Fed al mercato suona più o meno così. Se sei un irresponsabile che punta su assets a rischio, tranquillo: noi ti salveremo. Se invece operi con prudenza e attraverso hedging di protezione dal rischio ambientale creatosi e in cui ora viviamo, noi distruggeremo tutti i tuoi hedges, le tue coperture. La Fed sta sostanzialmente incoraggiando i comportamenti rischiosi e punendo la prudenza”. Tradotto in parole povere: favorire l’azzardo morale, al fine di non far crollare il castello di carta. Il tutto, ovviamente, con soldi dei contribuenti stampati senza soluzione di continuità. Il sogno proibito di Borghi e Bagnai, l’irresponsabilità monetaria al potere, il concetto di debito pubblico declinato in ossequio alla saggezza di Stefano Ricucci.

Ma non basta. Mi permetterete di trarre anch’io una conclusione, ovviamente più modesta di quella espressa da due mostri sacri come quelli appena citati: se il mercato tornerà ai suoi massimi storici, toccati solo lo scorso febbraio, in un contesto come quello attuale di contrazione economica ufficiale e acclarata anche negli Usa, significa che avevo ragione fin da principio. Ovvero, i soldi della Fed sono serviti, finora, soltanto ad alimentare un gigantesco schema Ponzi sulle equities. Niente altro, alla faccia del “sostegno all’economia” millantato non più tardi del 9 aprile, presentando l’ennesimo piano di intervento basato sull’acquisto onnivoro di qualsiasi porcheria senza valore si trovi nei bilanci delle aziende. Le quali, invece, in un mondo regolato dal libero mercato, dovrebbero essere responsabili del loro atteggiamento e delle loro scelte, pagandole in prima persona.

Signori, per quanto la narrativa pauperista e keynesiana dipingano il liberismo unicamente come trionfo del profitto senza scrupoli, la realtà è un’altra: proprio in nome dell’efficienza e della funzionalità di un sistema che deve garantire a tutti benessere, il libero mercato impone l’idea che chi non è in grado di resistere, fallisca. Qui, ormai, non fallisce più nessuno, basta che sia in grado di essere quotato ed emettere debito con il badile. Ovvero, entrare a far parte dei meccanismi del gioco finanziario e autoreferenziale di Wall Street. E, giocoforza, della Fed. Sapete chi fallisce? Le Pmi, le stesse che da una settimana negli Usa tentano inutilmente di ottenere un prestito per cercare di sopravvivere. E non ce la fanno, fra mille cavilli procedurali e strani blocchi dei sistemi informatici delle banche.

Non ci credete? Fate una breve rassegna stampa dei giornali Usa e delle principali agenzie stampa, dal 2 aprile in poi e mi direte. E signori, modestia a parte, io so fin da ora di avere ragione. Sapete, oggi, in che condizioni siamo? Ci ritroviamo con il bilancio della Fed aumentato del 46% dal 19 febbraio scorso, ovvero quando il mercato azionario Usa viaggiava sui massimi assoluti. E quei 2.000 miliardi di aumento dello stato patrimoniale, in che cosa si sono sostanziati? Un rally azionario del 30%, il tutto proprio mentre l’economia Usa andava in lockdown totale ed entrava ufficialmente in depressione.

Guardate questo grafico: ci mostra come proprio e sempre il 9 aprile, nonostante gli indicatori macro statunitensi gridassero recessione e parlassero la lingua di altre 6,6 milioni di richieste di disoccupazione (in grado di portare il numero di sussidi iniziali richiesti in sole tre settimane a quota 16,78 milioni), il mercato azionario mostrava di essere il più overvalued di sempre, il più caro, arrivando a una ratio sui multipli di utile per azione di 19.4x, più alta del 19.0x raggiunta a metà febbraio, quando lo Standard&Poor’s 500 sfondò il suo massimo storico assoluto.

Chi può permettere che si sostanzi una bestemmia, un’iconoclastìa, un ossimoro economico simile, se non unicamente l’operatività folle della Fed? Signori, il mercato azionario Usa non è mai stato così overvalued come oggi, nonostante il Paese sia nel pieno di un lockdown generale da pandemia, addirittura con gli ospedali da campo montati a Central Park e le fosse comuni in via di completamento nel Bronx! Per questo, con tutto il rispetto per i dolenti cantori della “seconda Caporetto” sostanziatasi a loro dire con l’attivazione del Mes per il sottoscritto il 9 aprile sarà ricordato – e dovrebbe essere ricordato – per altro. Ovvero, il giorno in cui la Fed uccise definitivamente il concetto stesso di libero mercato. Riposi in pace. A voi, buona Pasqua.

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