SPY FINANZA/ Bond sure, i dati che smontano l’euforia del collocamento

- Mauro Bottarelli

I numeri del collocamento dei bond con garanzia Ue per finanziare gli aiuti Sure all’occupazione hanno fatto festeggiare molti. Ma vanno letti in prospettiva

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Lapresse

Ognuno si compiace per ciò che vuole nella vita. E soprattutto nei momenti di grande incertezza collettiva come quello che stiamo vivendo, si cercano appigli di speranza, proverbiali spiragli di luce ovunque. In tal senso, quindi, appare assurdo oltre che ingiusto additare qualcuno di dabbenaggine solo perché vede il bicchiere mezzo pieno, dove invece altri lo scorgono mezzo vuoto. È il segno dei tempi, oltre che questione di prospettiva, come acutamente osservava Adriano Galliani in tema di fuorigioco calcistico.

C’è però qualcosa di patetico nel trionfalismo con cui alcuni media, politici ed economisti hanno accolto il più che prevedibile, quasi scontato, boom di ordini per i primi social bonds offerti dall’Unione europea, emessi per finanziare gli aiuti Sure all’occupazione. Certo, i numeri se presi in maniera fredda, acritica e senza valutazione prospettica appunto, possono impressionare: a fronte di titoli decennali per un controvalore programmato di 10 miliardi hanno infatti ricevuto ordini per 233 miliardi di euro. Un record. E quale sarebbe la prospettiva giusta a cui guardare queste cifre, al fine di evitare espressioni o reazioni da bambino la mattina di Natale, salvo poi scartare il regalo e trovarci dentro un fermacravatta?

Cominciamo da quella rappresentata da questo grafico, il quale ci mostra come in contemporanea con il primato infranto dall’emissione comune di titoli, sia stato un altro record a finire nel cassetto dell’Europa in era Covid: quello relativo al bilancio della Bce, salito al nuovo massimo storico di 6,743 triliardi di euro, 17,8 miliardi in più rispetto alla scorsa settimana. Insomma, presse in surriscaldamento, tanto da aver portato quello stato patrimoniale a un livello pari al 66% del Pil dell’eurozona (post-Covid), metà strada fra il 37% di quello rappresentato dalla Fed e il 136% di quello della Bank of Japan. Confortante, in medio stat virtus.

Il problema sostanziale è che ormai si infrange un record a settimana, ogni martedì quando la Banca centrale europea rende noti i “numeri” dei giorni di operatività dei sette giorni precedenti assistiamo alla stessa scena. Come in Ricomincio da capo, il film con Bill Murray da tutti erroneamente chiamato Il giorno della marmotta. Poco cambia, il concetto è quello. Ogni comunicato in tal senso da parte dell’Eurotower rappresenta un dèjà vu automatico, una sorta di ritorno al futuro che genera immediato strabismo tra ciò che è appena stato e ciò che siamo già certi che sarà fra sette giorni. Il new normal, insomma. E in un regime simile, davvero credete che ci sia qualcosa di cui gioire o sorprendersi per la ratio domanda/offerta di un’emissione con rating AAA garantita dall’Unione europea, ovvero dai Paesi del Nord che portano in dote quella valutazione di affidabilità? Davvero, quando il decennale greco – ripeto, GRECO – viaggia spedito verso lo 0% di rendimento, inanellando aste entusiastiche ogni volta che Atene vuole scuotere l’albero innaffiato dalla liquidità proprio del programma Pepp?

Ma andiamo avanti, perché non basta. Guardate questo altro grafico, il quale ci mostra ancora meglio in quale contesto di delirio organizzato e ormai sistemico abbia avuto luogo quell’emissione di titoli che tanto entusiasmo ha generato, soprattutto nei Paesi dove pur di non accedere al Mes si farebbe ricorso anche alla santeria cubana e alla Santa Muerte dei narcos messicani.

Le due linee che vedete incontrarsi e abbandonarsi rappresentano il trend di rendimento del Treasury statunitense a 10 anni e del bond austriaco a 100 anni. Bene, guardate chi paga un premio di rischio minore a chi vuole detenere il suo debito. Cosa dite, l’Austria è il paradiso terrestre, il regno della sicurezza e della beatitudine o forse siamo di fronte a un combinato congiunto molto sbilanciamento sul lato che vede il debito americano equivalere ormai a carta igienica, manipolato com’è da anni e anni di magheggi della Fed? E signori, la differenza non è da poco, calcolando i due Paesi emittenti, il loro peso economico, industriale, politico e militare e soprattutto la duration della carta in questione: 10 anni per gli Usa, di fatto il benchmark mondiale contro 100 anni (un secolo), praticamente una sorta di polizza assicurativa di cui si sa che non si riscuoterà mai il premio, qualsiasi massimale sia stato stipulato ufficialmente. Serve solo a piazzare i soldi in un posto stra-sicuro, ottenendo in cambio un rassicurante minimo sindacale e la certezza che certe follie non prenderanno mai piede.

Capite, in un sol colpo e attraverso l’andamento di quelle due linee, perché gli Usa sono ormai un Paese ex liberista ed ex liberale che punta dritto all’helicopter money come unica àncora di salvezza da un indebitamento insostenibile e, contemporaneamente, perché a ogni ipotesi di mutualizzazione del debito europeo che puzzi di strutturalità, da Vienna si alzino barricate degne del Maggio parigino e capaci di tramutare la Bundesbank in un nido di colombe? E a fronte di questo, dovremmo stupirci per il successo dell’emissione legata al finanziamento dei fondi Sure? Ma non basta ancora, gli ultimi giorni sono stati molto generosi in fatto di follia collettiva.

Guardate quest’ultimo grafico, pubblicato da Bloomberg a corredo dell’articolo in cui si dava conto proprio dell’emissione record dell’Ue: signori, siamo solo all’inizio di una nuova, grande bolla! In fatto di indebitamento sistemico sotto mentite spoglie, la next big thing – come la definirebbero gli anglosassoni – dopo la sbandata verde mandata in archivio anzitempo dall’ala raziocinante del board della Bce è quella dei social bonds, ovvero la medesima carta da parati di sempre con rendimenti artificialmente compressi e sottostanti spesso da mani nei capelli che, applicato sapientemente un po’ di maquillage da politically correct e mischiati i vari rating come in una volgare CLO da alchimia finanziaria, diviene l’investimento del secolo.

Guardate i controvalori attesi dagli analisti solo per l’anno prossimo, come riportato nel grafico: siamo in area 118 miliardi potenziali, il doppio dei circa 60 di controvalore emesso quest’anno. E noi, a fronte di tutto questo, dovremmo gridare alla liquefazione del sangue di San Gennaro per il rapporto bid-to-ask dell’emissione legata al programma Sure, carta con un rating AAA a quelle condizioni che ormai è più raro di un Gronchi rosa sul mercato ultra-inflazionato dal Qe perenne? Vi pare quindi un caso che, alla luce di tutto questo e in pieno bailamme politico interno da Mes, trenta secondi dopo la pubblicazione del dato relativo ai controvalori dell’emissione europea, il nostro Tesoro sia corso ad annunciare il ritorno del Btp Futura, questa volta a 8 anni e con premio legato al tasso di crescita del Pil nominale? E il fatto che sempre nei prossimi mesi verrà dato il via libera all’emissione dei Btp green che serviranno a finanziare progetti di riconversione e tutela ambientale?

Signori, si chiama semplicemente raschiatura del barile terminale in tempi di tassi (e rendimenti) globalmente a zero. Ma attenzione, nella fattispecie dell’Europa tutto dipende dal regime imposto alle dinamiche di mercato dal Pepp legato all’emergenza Covid: se davvero la Bundesbank farà le barricate per non trasferire le tre deroghe che lo caratterizzano ai programmi statutari di acquisto assets, una volta terminato l’incubo in cui ci ha fatto precipitare questo maledetto virus, temo che l’euforia tenderà a raffreddarsi in tempi molto rapidi. E gli spread a risalire verso livelli di normalità, raggiunti i quali certe frenesia da emissione continua tenderanno a dissolversi come neve al sole. Se però volete stupirvi ed entusiasmarvi per il fatto che uscendo di casa senza ombrello durante un temporale, probabilmente ci si bagnerà, fate pure. Non sarò certo io a negarvi questo rassicurante piacere.

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