SPY FINANZA/ I giorni decisivi per patrimoniale e pensioni (in Italia)

- Mauro Bottarelli

Le Bce ha aumentato gli acquisti di titoli di stato e le banche italiane ne stanno vendendo sempre di più in vista del prossimo mese

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Palazzo Chigi (LaPresse)

Si comincia. Affidandosi a previsioni di crescita economica post-Covid quantomeno ottimistiche, ieri la Bank of England si è presa l’onere di scoperchiare il vaso di Pandora e ha dato vita alla sua personalissima versione di Brexit: l’uscita – ancorché graduale – dal Qe pandemico globale. Basandosi su un Pl per l’anno in corso del +7,25% e del +5,75% per il 2022, l’istituzione di Threadneedle Street ha quindi ridotto da 4,44 a 3,44 miliardi di sterline la settimana il controvalore dei propri acquisti di assets, mantenendo contemporaneamente fermo allo 0,1% il tasso di riferimento. Insomma, un primo taper. Quasi uno spoiler di ciò che il mercato si attende, più in grande stile e con impatto sistemico ben diverso, fra il 10 e il 16 giugno prossimi da Bce e Fed.

Tutti avvisati, insomma: nelle prossime settimane, il Ftse 100 di Londra si trasformerà nel canarino nella miniera globale, il proxy per capire quanto il mercato sia in grado di reggere un minimo sindacale di normalizzazione delle politiche monetarie. Finalmente qualcosa di concreto su cui basare le analisi, dopo gli stress test alle soglie del ridicolo messi in atto negli ultimi tempi da Jerome Powell e Janet Yellen. Ora, però, focalizziamoci un po’ sulla vecchia Europa. E sul Bel Paese, in particolare. Perché alla vigilia della mossa della Banca centrale inglese, ecco cos’ha pubblicato l’Eurotower sul proprio sito, riproponendolo attraverso tutti i canali social: un bello studio di impatto e di implicazioni macro-economiche della prospettive inflazionistiche di lungo termine.

Una noia mortale, ovviamente. Il cui reale significato si condensa però nelle righe sottolineate di questo strappo: cosa vuole dire al mercato la Bce? Forse che è conscia del fatto che le prospettive inflazionistiche già oggi richiederebbero una mossa rialzista alla Trichet, esattamente come quella prospettata e poi smentita dalla Yellen a inizio settimana, ma che non lo farà?

Pare di sì. Perché ragionare come se i mercati finanziari fossero un mondo a parte rispetto alle dinamiche che riguardano l’economia reale di famiglie e imprese presuppone un segreto di Pulcinella che occorre nascondere: ovvero, la paura è che se si toccassero davvero i tassi, l’intero castello equity dell’Euro Stoxx 50 crollerebbe. Ma c’è di peggio. Di fatto, la Bce sta preparando il campo a una svolta di approccio politico e metodologico. Tradotto, una cosa sono gli outloook dell’inflazione che impattano sulla finanza e un’altra i trend reali che vanno a determinare le dinamiche dei prezzi di beni e servizi. Un po’ come la Fed, la quale ha deciso dalla sera alla mattina che ogni eventuale decisioni di politica monetaria si baserà sul recupero del tasso di occupazione pre-Covid e non più sul dato Cpi, ovvero l’inflazione. Insomma, si cambiano le regole del gioco per evitare che ci fischino contro un rigore o ci squalifichino perché siamo schierati in campo con 13 giocatori invece che 11.

Brutto segnale. Cui va a sommarsene un altro, interamente ascrivibile alla realtà italiana. Ce lo mostrano questi due grafici da leggere in correlazione diretta e alla luce di un dato: all’ora di pranzo della giornata di ieri, il nostro spread era al massimo di giornata di 114,2 punti base. In netto rialzo. Ed ecco l’importanza di quelle due immagini.

La prima mostra come le nostre banche stiano vendendo titoli di Stato, in quella che appare una chiara indicazione di de-risk sul doom loop di bilancio in vista del board Bce del 10 giugno e delle decisioni che sarà chiamato a prendere rispetto al programma di acquisti Pepp. Il secondo mostra come nell’ultima settimana la Bce abbia davvero aumentato il ritmo degli acquisti, poiché al lordo di redemptions molto alte (controvalore di 7,5 miliardi), l’ammontare settimanale è stato di 26,5 miliardi, il secondo più alto dal giugno 2020. Di fatto, le nostre banche stanno muovendosi in sincrono con gli acquisti della Bce per mascherare il loro deleverage di Btp. Insomma, l’Eurotower – come promesso – utilizzerà il secondo trimestre in corso per operare acquisti con ritmo più sostenuto in vista del redde rationem di metà giugno e i nostri istituti di credito, animati dalla medesima ragione precauzionale, vendono debito pubblico che potrebbe patire nette svalutazioni di valore (aumento dello spread) da ascrivere a bilancio, se la Bce seguisse in parte l’esempio della Bank of England.

Il problema, inteso come delicatezza del momento, sta nei volumi: visto quanto la Bce sta comprando, oltre il 30% in più della media, quello spread che continua ad aumentare significa che le nostre banche stanno scaricando Btp con il badile e a un ritmo tale da rendere non totalmente efficace l’off-setting dell’Eurotower. Tradotto, pur con la deroga sulla capital key, Francoforte non può comprare tutto il debito italiano che sta finendo sul secondario in queste ultime settimane. Quindi, lo spread sale comunque. Per capirci, senza la Bce e in base ai volumi di vendita, oggi saremmo ben oltre quota 200 punti base. Di parecchio.

Capito cosa significa avere Mario Draghi a palazzo Chigi? Capito perché il Quirinale ha messo da parte le ritualità formali e lo ha imposto ai partiti? Pensate che il via libera alle banche italiane per vendere sia piovuto dal cielo, stile illuminazione divina collettiva e contemporanea? Bene così, occorre coprire il più possibile la trincea con sacchetti di sabbia, in vista del 10 giugno. Ma oggi come non mai, i partiti che compongono la maggioranza di governo devono capire quale sia il loro ruolo, stante la delicatezza estrema ed esiziale del momento: mere comparse. Chiamate a un solo compito: fare il meno possibile, al fine di recare meno danno possibile. Occorre che guardino a palazzo Chigi come a una cucina, dove i bambini possono giocare a impastare con la farina o sbattere le uova. Ma stando ben lontani dal cassetto dei coltelli. Non a caso, blindato dal presidente del Consiglio attraverso l’avocazione a sé della cabina di regia sul Recovery Plan e il Pnrr. Se eviteremo patrimoniali da lacrime e sangue, riforme pensionistiche draconiane e ristrutturazioni del debito a colpi di condizionalità lo si decide oggi, in questi giorni apparentemente annoiati di mercato.

I partiti giochino pure con il coprifuoco o il Ddl Zan, insomma. Ma si tengano a debita distanza dalle cose da grandi.

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