SPY FINANZA/ Il Frankenstein creato dalle Banche centrali è pronto a ribellarsi

- Mauro Bottarelli

Le politiche messe in campo dalle Banche centrali dallo scoppio della pandemia stanno per mostrare il loro risultato disastroso

Dollari 100 pixabay 640x300
(Pixabay)

Non so se anche voi ve ne siete accorti ma, di colpo, sono spariti i cantori della stamperia globale e delle sue doti taumaturgiche. Uno dei principali esponenti di questa simpatica compagnia di giro, da qualche settimana, stranamente su Twitter si occupa solo di Covid: probabilmente, l’insonnia gli ha garantito a tempo di record il conseguimento di una laurea anche in medicina. Ovviamente, con infettivologia come specializzazione. E in statistica, tanto per criticare di default – o ad minchiam, come dicono i francesi – le decisioni relative alle chiusure. D’altronde, Madame Realtà sta incamminandosi a passi svelti e regali lungo la strada che la porterà a fare il suo ingresso a Palazzo: sgradevole, quindi, far parte della schiera di chi fino a ieri celebrava la sua inespugnabilità, proprio grazie al ponte levatoio delle Banche centrali. Piaccia o meno, sta saltando il tappo. 

Attenzione, questo non significa automaticamente che avremo un altro 2008. Con ogni probabilità, gli stampatori seriali non si fermeranno e andranno oltre. Come tanti Dottor Frankenstein, sceglieranno la strada obbligata del controllo sulla curva dei redimenti, si lanceranno in swaps fra le scadenze obbligazionarie per calmierare gli spread della carta con maturity sopra i 5 anni, agiranno sulle ratio di leverage per le detenzioni a bilancio dei Treasuies, prima della scadenza della deroga prevista negli Usa per il 31 marzo. Insomma, continueranno a inviare stimoli al cervello ab-normal del mostro che stanno cercando di rianimare e che già comincia a stringere i pugni e agitare le gambe. Nemmeno a dirlo, quando questo impazzirà e si ribellerà, saranno tutti su Twitter a pontificare sul virus e sull’inutilità delle zone a colori. Si sa, la vittoria ha tanti genitori. La sconfitta è sempre orfana. E quella delle Banche centrali con la loro criminale ricetta di monetizzazione del debito e finanziamento a pioggia dei deficit è una sonora sconfitta. Peccato che il conto non lo pagheranno i vari Powell, Kuroda o Lagarde: lo pagheremo tutti. 

Guardate questo grafico pubblicato la scorsa settimana dal Financial Times: la Spagna, Paese il cui primo ministro faceva il gradasso in punta di spread divenuto negativo sulle scadenze a breve, sta tornando a essere il grande malato d’Europa in fatto di disoccupazione. Perché la Bce, piaccia o meno, può comprare i Bonos. Ma non creare occupazione. Anzi, in un certo senso, fa anche quello: mantenendo in vita attraverso tassi ultra-bassi le cosiddette zombie firms, aziende totalmente fuori mercato a livello di conti che continuano però a inquinarlo e sopravvivere solo formalmente grazie all’ulteriore, ciclico e strutturale indebitamento per via obbligazionaria. E in un mondo in cui tutti emettono a rendimenti sotto zero, uno straccio di yield fa gola a tutti.

Così la ruota continua a girare. Ma ora i rendimenti stanno salendo. Ovunque. E il controvalore di debito con yield negativo, seppur ancora follemente enorme, sta nettamente calando. Quindi, si tende ad accettare meno di buon grado qualsiasi immondizia ci venga proposta in cambio di un quarto di punto. Et voilà, il giochino delle Banche centrali che risolvono tutto va in crisi. Cosa pensate che accadrà fra quattro giorni, quando Christine Lagarde si presenterà di fronte alla stampa per la conferenza post-board? Cosa annuncerà? 

Come vi ho già detto, il fuoco di fila a favore di un aumento dei controvalori di acquisto in seno al Pepp, la scorsa settimana è stato da battaglia sulle Ardenne. Tutti d’accordo nel continuare a stimolare. Anzi, citando Fabio Panetta che a sua volta ha citato i Daft punk, stampare sempre di più e sempre più forte e velocemente. Avanti così, almeno quando il mercato si ribellerà del tutto come Frankenstein, il tonfo occupazionale da default di massa delle zombie firms spedirà quel dato spagnolo – già oggi allarmante, alla luce di quanto messo in campo – a livelli degni di quelli della crisi dell’eurozona del 2010-2011. A quel punto, vedremo se il buon Pedro Sanchez farà ancora lo sbruffone, nascondendosi dietro lo scudo della Bce o, magari, correrà a Bruxelles con la coda fra le gambe a chiedere l’attivazione immediata del Mes o un ampliamento emergenziale dei fondi Sure. E l’Italia, stante la scadenza del 31 marzo per il blocco dei licenziamenti, appare già la prossima in coda. 

Cosa accadrà giovedì a Francoforte? La domanda da porsi, in realtà, è un’altra: quanto durerà ancora la tregua obbligata della Bundesbank verso certi eccessi distorsivi, i cui risultati – al netto della compressione artificiale degli spread e della cancellazione del concetto di premio di rischio – sono sotto gli occhi di tutti, schematizzati in quel grafico sull’occupazione in Spagna? Tira brutta aria, signori. Per forza che certi Majakovskij della pressa hanno virato sul Covid, li capisco. E guardate questo altro grafico, ci mostra come al minimo stormir di fronda dei rendimenti, i grandi vincitori della campagna di Russia del Qe del 2020 stiano cadendo a terra come pere mature: Ark Invest (gli Etf tech per antonomasia), Tesla (la bolla tech per antonomasia) e Invesco Solar Etf (la nuova bolla green e sostenibile) sono già precipitati in bear market, avendo perso oltre il 20% dei massimi. In un paio di settimane. 

Addirittura, Ark invest ha bruciato tutti i guadagni da inizio anno in quattro sedute della settimana appena conclusa. Eppure, sembravano invincibili. O forse soltanto sostenuti da liquidità a pioggia, balle dei media e conti lisergici? Saranno contenti negli Usa dell’inclusione a forza di Tesla nello Standard&Poors’ 500, a vostro modo di vedere? O serviva proprio il detonatore per sgonfiare un po’ la bolla? Questi due grafici mettono la questione meravigliosamente in prospettiva: ci mostrano cosa sia accaduto venerdì scorso a Wall Street, il maggiore scostamento intraday proprio dalla crisi dell’eurozona, nel 2011. Come mai appena hanno chiuso le Piazze europee, il mercato Usa ha invertito la marcia, azzerato tutte le perdite e inanellato 200 punti di aumento? Forse è entrato in campo il Plunge Protection Team, ovvero i Primary dealers del debito che – in caso arrivi una telefonata dal Tesoro – si tramutano anche in salvatori delle equities, acquistando con il badile sui minimi? 

È libero mercato, questo? È forse il grande risultato cui ci ha portato il Qe? E signori, in caso qualche cultore della stamperia vi voglia illuminare, spiegandovi come quel cambio di rotta fosse riconducibile all’ottimo dati sui nuovi occupati negli Usa, siate ecumenici e gramsciani nello stesso tempo. Ovvero, capitene la disperazione e spingetelo a sua volta a capire, informandosi. Primo, il dato sull’occupazione è uscito quasi tre ore prima dell’inversione dei corsi, un lasso di tempo che poco si concilia con la reattività da cane di Pavlov del mercato degli ultimi trimestri. Secondo, come mostra questo ultimo grafico, ecco a quale categoria professionale va ascritto quel risultato, quei 379.000 nuovi posti di lavoro contro le attese di 198.000 del consensus. Camerieri e barman, di fatto. Esattamente come negli anni del falso boom occupazionale dell’amministrazione Obama. 

Lavori degnissimi come lo è ogni occupazione onesta, peccato che oltre a scontare paghe minimi e tutele ancora minori, siano legati a doppio filo al successo della campagna vaccinale e alla conseguente riapertura totale dell’economia Usa. E se qualcosa andasse storto con le varianti? E se i danni sulla catena di fornitura inferiti da mesi e mesi di lockdown, più o meno duro, necessitassero tagli e riorganizzazioni occupazionali, oltre a investimento sul CapEx che certamente non sortiscono effetti immediati? 

Eccolo, signori, il miracolo di un anno di Qe globale anti-pandemico. I risultati sono pressoché i medesimi, sia che li si guardi da un bar di Philadelphia che da un bistrot parigino (ancora chiuso, fin da prima di Natale). Valeva la pena di scassare del tutto quel po’ di libero mercato che ancora esisteva, a vostro avviso? Ovviamente, sì. Per salvare Borsa e banche, però. Oltre che i deficit di Governi incapaci e populisti. Non certo in favore del mitologico popolo. Chissà poi quale stock di opzioni andava a scadenza e con quale strike price venerdì scorso, perché un ingresso in campo da stormo di elicotteri in Apocalypse now come quello compiuto dal Plunge Protection Team appare degno delle grandi occasioni… 

— — — —

Abbiamo bisogno del tuo contributo per continuare a fornirti una informazione di qualità e indipendente.

SOSTIENICI. DONA ORA CLICCANDO QUI



© RIPRODUZIONE RISERVATA