SPY FINANZA/ Il nuovo indizio della Lehman energetica che viene dalla Germania

- Mauro Bottarelli

In Germania l’utility energetica Uniper è dovuta ricorrere allo spot market dopo il calo di forniture di gas russo

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Non c’è voluto molto prima che la profezia del ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck, rispetto al rischio di una Lehman del settore energetico divenisse realtà. E non perché sia una sorta di oracolo o Nostradamus, semplicemente perché guarda in faccia la realtà, per brutta che sia. Altrove, si preferisce continuare a millantare stoccaggi a tempi di record in vista dell’inverno e fonti alternative alla Russia che fanno la fila a Piazza Colonna per venderci il loro gas. Speriamo sia così. Ma quanto accaduto fra Madrid e Roma nelle ultime 48 ore, ivi compreso il ritorno in campo del Quirinale con una moral suasion al limite della presa di ostaggio politica, pare dirci il contrario. 

Senza parlare delle sempre più diffusi voci di possibili restrizioni da Covid in piena estate, quando potrebbe sostanziarsi un attacco speculativo reso possibile dall’assenza totale di scudo anti-spread. Già ieri, primo giorno senza acquisti in seno all’App, i tremori si sono sostanziati. E nonostante la Bce, tradendo disperazione, abbia anticipato proprio al 1° luglio la messa in campo del reinvestimento flessibile degli assets del Pepp. Insomma, si balla ma nessuno vuole ammetterlo. 

Per ora, però, concentriamoci sull’energia, vero cavallo di Troia della contingenza attuale. Come hanno capito in Germania, Paese dove non a caso è già stato attivato il secondo livello del piano di emergenza nazionale. Comprendente distacchi e razionamenti preventivi, al fine di evitare che la Rete finisca sotto stress. Quanto accaduto giovedì è istruttivo. Molto. Perché fino al tardo pomeriggio, gli stessi media che hanno dovuto rimettere in fresco lo champagne per il default russo, avevano trovato la nuova chimera da agitare: il crollo in Borsa di Gazprom, un roboante -30% che aveva spedito l’indice benchmark moscovita a -6%. La ragione? Blocco dei dividendi, al fine di finanziare investimenti interni in questo momento di emergenza da sanzioni. Normalissima amministrazione. Anzi, buon senso, se mezzo mondo sta cercando di evitare che tu possa vendere la tua principale fonte di introito. D’altronde, è bastato che il buon Enria parlasse di cedole da valutare per affondare il comparto bancario europeo, quindi la questione è uguale per tutti: il profitto. 

Un po’ differente, invece, quanto accaduto in Germania, talmente serio ed evocativo – stante il brevissimo arco temporale intercorso proprio dalla profezia di Habeck – da costringere anche i più strenui negazionisti della realtà a capitolare. Questo grafico mostra il tracollo della utility energetica Uniper – un -23% ai minimi da 5 anni – dopo il taglio dell’outlook e la conferma della necessità di un salvataggio statale. 

La ragione? Esattamente sovrapponibile al timore del ministro dell’Economia: dopo la riduzione al 40% del gas che riceve da Gazprom, Uniper per mantenere il servizio operativo ha dovuto acquistare la commodity sul mercato nel pieno di una dinamica rialzista da record, come mostra questo altro grafico: tradotto, un salasso. Anzi, una Lehman potenziale, visto che stando a calcoli di Bloomberg, su base annua la perdita che potrebbe incamerare Uniper arriverebbe nel worst case scenario addirittura a 11 miliardi di euro. 

Già, perché il ricorso allo spot market per tamponare lo shortfall di gas russo e garantire il servizio sta costando all’utility tedesca qualcosa come circa 30 milioni di euro al giorno, stante le attuali valutazioni. Ora, mettiamo la questione in prospettiva: una perdita potenziale simile riguarda una singola utility, ma cosa accadrebbe se – come prefigurato nel suo scenario da Habeck – altre aziende del settore in altri Paesi dovessero patire le stesse criticità legate alla necessità di ricorso allo spot market, stante il taglio delle forniture russe? Un classico domino che ricorda molto lo scenario da margin call a catena del caso Lehman.

E attenzione, perché esistono due ipotesi di studio da prendere in esame. Primo, la perpetuazione dei tagli progressivi di Gazprom per tutta l’estate, in caso l’Europa continuasse con la logica delle sanzioni. Secondo, un collasso totale del residuo di rapporti diplomatici fra Ue e Russia e la chiusura totale dei flussi, più che preventivabile viste le conclusioni cui si è giunti fra G7 e vertice Nato. Dove andrebbe a finire il prezzo del gas sul mercato, al netto di quel secondo grafico che già mostra la dinamica iperbolica del Dutch ad Amsterdam? E quante utilities andrebbero a quel punto a fare compagnia a Uniper nei Paesi più dipendenti da Mosca per il gas, ad esempio il nostro, tanto che il Governo ha dovuto mettere mano a un nuovo pacchetto di aiuti per il caro-bollette, addirittura costringendo Mario Draghi ad abbandonare in anticipo il vertice Nato di Madrid e a procedere d’urgenza con un Decreto Legge già pubblicato in Gazzetta? 

Signori, la Germania era pronta. Aveva attivato il secondo livello dell’emergenza e il suo ministro dell’Economia aveva tratteggiato quasi alla perfezione lo scenario di crisi in divenire: non a caso, il giorno in cui il taglio dell’outlook e la pubblicazione dei conti in rosso ha affondato Uniper, il Governo è intervenuto per salvarla e calmare il mercato, prefigurando ampliamento della linea di credito attraverso la banca d’investimento statale e persino un intervento nel capitale tramite acquisto di equity. In Italia, siamo pronti a un’eventualità simile? Soprattutto, abbiamo le risorse, al netto di mance e mancette erogate e di criminali schemi Ponzi come il Superbonus, arma di distruzione economica di massa buona solo per gonfiare il Pil del 2021 e vincere il premio dell’Economist? 

Conviene chiederselo, perché come vedete, sono bastati solo 6 giorni dall’allarme e Uniper è andata zampe all’aria. Noi siamo davvero sicuri di avere gli stoccaggi al 58%, come afferma il ministro Cingolani? Siamo sicuri di riuscire ad approvvigionarci altrove a prezzi calmierati, stante l’ultimo scontro fra Draghi e il Cremlino che, di fatto, ci mette in cima alla lista dei bersagli da colpire attraverso Gazprom? Ma soprattutto, alla luce di una potenziale dinamica di contagio simile, quanto è credibile e rassicurante quel termine fissato al mese di ottobre per il vertice europeo straordinario sull’energia e sul tetto al prezzo del gas? Perché attenzione, al G7 non è stato deciso proprio nulla. È unicamente stata espressa la volontà di ragionare in futuro su quell’ipotesi, tanto che il massimo risultato portato a casa da Draghi è l’inserimento di quell’impegno nel documento finale. All’atto pratico, il nulla. 

Attenzione, perché continuare a ragionare come se l’orizzonte temporale da temere fosse quello dell’autunno, rischia di tramutarsi in una strategia da Waterloo: se sarà crisi sistemica, sarà nel corso dell’estate. E su più fronti, energia e debito. Potenzialmente, letale. Perché la Germania ha i numeri per reggere, noi crolleremmo in una settimana. Forse meno. 

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