SPY FINANZA/ La fregatura che i piccoli risparmiatori si sono regalati nel lockdown

- Mauro Bottarelli

Non sono passati molti giorni dal rialzo sul Nasdaq dell’azienda Moderna, che ha attirato molti piccoli investitori rimasti poi col cerino in mano

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Nel fatato mondo delle Banche centrali, come si fa a capire quando le cose stanno per volgere al brutto? Quale può essere un barometro, più o meno affidabile, per decodificare i messaggi criptati che il mercato ci invia? Forse, il vecchio pensare contrarian. Ovviamente, se si è osservatori più o meno interessati delle dinamiche in atto, sia a livello finanziario che politico-economico. Se invece si vuole investire, ovvero far soldi, state leggendo l’articolo sbagliato, poiché il sottoscritto è un giornalista e non un promotore finanziario o un broker. Comunque sia, difficilmente si può azzardare una mossa come andare contro il backstop delle Banche centrali in questo momento, soprattutto se si è un investitore retail.

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Ed ecco uno dei proxies utilizzabili: il parco buoi. Come si sta muovendo? In modalità suicidio assistito. Non c’è altra definizione possibile per gente che, nel pieno di un momento economico e geopolitico instabile e fragile come non mai dal Dopoguerra a oggi, si lancia all-in sul mercato azionario. Ce lo dimostrano, plasticamente, questi tre grafici, i cui contenuti parlano da soli. Il primo mostra la quantità di posizioni di trading aperte su una delle principali piattaforma retail, Robinhood, diffusissima poiché non prevede il pagamento di commissioni. La linea rossa rappresenta l’inizio del periodo di lockdown globale da Covid, in questo caso principalmente concentrato sul mercato Usa.

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Il secondo grafico, poi, è ancora più inquietante e si basa sull’ultima elaborazione compiuta dall’azienda di consulenza finanziaria Yodlee, in base alla quale chi è particolarmente focalizzato nel trattare titoli azionari fa riferimento a una categoria reddituale che rientra nel range annuo 35-75mila dollari. Insomma, classe media. Quella che già nel 2008 ha patito il costo sociale ed economico dell’azzardo morale, finendo proletarizzata a causa di licenziamenti di massa e pignoramenti di immobili. A quanto pare, la lezione non è bastata. Ed eccoci al terzo grafico, il più tecnico. Ci mostra come in questi giorni sul mercato sia emersa una dinamica che possiamo definire, in prospettiva, decisamente disturbante: lo spread fra piccoli traders di opzioni e grandi detentori oggi è a livelli senza precedenti nella serie storica, sintomo chiaro di guai in vista sul mercato azionario.

Con la definizione di trader su piccole posizioni si identifica chi è operativo fino a 10 contratti di opzioni per volta, a differenza dell’altra categoria che invece comprende chi ne gestisce da 50 in su. Quello spread, nelle ultime due settimane, è balzato con un ritmo che non si vedeva appunto dal 2008, salvo avere però una magnitudo di esposizione decisamente più alta. Insomma, i piccoli investitori retail, il parco buoi, sono long come non mai sull’azionario. Tradotto, forse è meglio stare alla larga. E la riprova arriva da un fatto di cronaca recentissimo, consumato in tutta la sua tragicomica follia fra lunedì 18 e giovedì 21 maggio.

Quando infatti l’Italia era intenta a festeggiare la Fase 2 post-lockdown, in America si celebrava altro. Al centro della disputa c’era Moderna, azienda bio-farmaceutica che ha monopolizzato quella giornata al Nasdaq, piazzando un netto più 19% rispetto all’ultima chiusura della settimana precedente, arrivando a 80 dollari per azione. Il motivo? Ospite di Cnbc, il Ceo dell’azienda, Stephane Bancel, ha dichiarato che il loro vaccino sperimentale, mRNA-1273, aveva offerto ottimi riscontri nella fase sperimentale pre-clinica. Il più classico dei conigli dal cilindro. Peccato che la realtà fosse, da subito e per chi avesse il buongusto di leggere i report, un po’ differente. I test in questione erano infatti basati unicamente su due sperimentazioni a basso dosaggio compiute su soli 8 pazienti e l’unico riscontro reale ottenuto fu la certificazione della non dannosità per la salute. Insomma, le cavie umane non erano morte. Poco importa, tutto il mondo voleva azioni della Moderna. La quale, ovviamente, ha colto la palla al balzo. Con tempismo degno di un centometrista, il management dell’azienda appena chiuse le contrattazioni a Wall Street ha annunciato un’offerta pubblica di titoli per 1,25 miliardi di dollari di controvalore in un range fra i 75 e i 77,50 dollari per azione. Ovviamente, agli occhi dei traders più scafati l’intera mossa sembrò da subito poco più che un’operazione da piazzista per collocare sul mercato titoli a un +15-20% rispetto all’ultima chiusura. Il vecchio, caro e sempre valido pump’n.dump.

E non basta. Perché non solo Stephane Bancel appariva come un attivissimo venditore di titoli della sua azienda, stando ai movimenti delle ultime settimane pre-annuncio ma anche il top holder di Moderna, la Flagship Pioneering Inc. stava vendendo parecchio in quel periodo. Controvalori record, mentre tutti compravano. Sia giganti come BlackRock che piccoli investitori retail, attivi su piattaforme come Robinhood. Guarda caso, Bancel è il controllore legale anche di quella holding. E non basta ancora. Perché già l’altrettanto recente precedente del Rendesivir della Gilead, farmaco le cui proprietà anti-virali furono magnificate dal dottor Fauci in persona, spedendo il titolo alle stelle, salvo poi precipitare quando alle bufale sono subentrati i fatti, non deponeva a favore di un investimento plain vanilla.

A far drizzare le antenne ci aveva ulteriormente pensato il fatto che il neo-designato capo della task force nazionale per la lotta contro il coronavirus negli Usa, dottor Moceaf Slaoui, non solo fosse il direttore di Moderna, ruolo appena abbandonato proprio per poter accedere alla carica offertagli da Donald Trump, ma continuasse a detenere 10 milioni di dollari in stock option dell’azienda. La quale sta ovviamente beneficiando anche di finanziamento federale per la ricerca. Insomma, un potenziale – e abbastanza eclatante – caso di conflitto di interessi.

E com’è finita? Lo presentano queste due immagini, la prima delle quali mostra come il 19 maggio, giorno seguente alla performance da record di Moderna e del collocamento pubblico di titoli, il dottor Slaoui abbia sentito l’impellente necessità di comunicare la sua decisione di disinvestire dalla sua ex azienda: peccato lo abbia fatto con un +20% di guadagno in 24 ore. E questo, senza sapere a quale prezzo gli furono conferite in origine e da contratto le stock options, fattispecie che rende il suo profitto potenzialmente ancora più alto. E il conflitto di interesse più vergognosamente palese.

Il secondo grafico mostra come già giovedì 21 maggio, il titolo di Moderna sia tornato mestamente ai livelli pre-annuncio riguardo al vaccino, rimangiandosi quindi tutto il +20% macinato grazie a quelle informazioni ampiamente incomplete fornite dal suo Ceo in televisione. Detto fatto, chi a chiusura di contrattazione del 18 maggio era corso a comprare titoli Moderna, dopo 72 ore si trovava già pesantemente underwater. E chi pensate che sia rimasto con il cerino in mano, forse investitori istituzionali come BlackRock? Oppure qualche migliaio di Gordon Gekko della domenica, tanto bravi a sbraitare contro i banksters e Wall Street sui social, quanto intenti a seguirne le gesta nel chiuso dei propri salotti, smanettando su Robinhood e indebitandosi per comprare titoli azionari senza sapere cosa si stia trattando?

Ignorantia non excusat, mai come in questo caso. Perché una persona dovrebbe studiare anni all’università, fare dei master, conseguire un PhD, fare trimestri interi di gavetta al trading desk, se fare soldi con le azioni fosse così facile? Ogni volta, la stessa storia: la gente si lancia, prestiti alla mano, alla conquista del “mercato al rialzo del secolo” e poi, rimasta in mutande, maledice la Borsa, la finanza, le élites e invoca ghigliottine in piazza e risarcimenti o class actions. Per cosa, di grazia? Per essere un irresponsabile che scommette risparmi – o, peggio, prestiti – in un casinò in cui si sa che vince sempre il banco, almeno sul lungo termine? Per essere un arrogante che pensa di capire di Borsa, perché segue i dettami del mitico protagonista di Wall Street, ovvero che sul mercato serva gente affamata e senza scrupoli o sentimenti e non laureati della Ivy League? Non è così, non basta.

E per fortuna, perché forse il mercato resterà ancora per un po’ esente dall’ubriacatura egualitarista dell’uno vale uno che ha intossicato la nostra politica, portandoci in dote un branco di scappati di casa, senza arte né parte, che sta mandando definitivamente a sbattere un Paese già ampiamente alla deriva. Basta piangere per il parco buoi, occorre ammettere una volta pet tutte che quella gente intenta ad aprire conti titoli come fossero cartelle della tombola è mossa da avidità pari a quella di chi opera da professionista. Quindi, volendo declinare il tutto in chiave giustizialista, non solo è parte del problema. Ma ne è il segmento peggiore. E tra chi compra on-line titoli Moderna a 75 dollari per azione, evitando persino di leggere le risultanze dei test e credendo ciecamente all’oste che gli garantisce in tv la bontà del suo vino e chi investe i risparmi di una vita in un’obbligazione subordinata (diversa la questione per la circonvenzione di 90enni e la pratica estorsiva dei “prestiti baciati”, ovviamente), perché glielo ha garantito il bancario che conosce da vent’anni e con il quale beve lo spritz, non c’è differenza. Perché signori, se il sistema è quello che è, dipende anche e soprattutto da tutti noi e dalle nostre scelte individuali dai nostri atteggiamenti, dalle nostre finalità. Le quali, se declinate in modo e tempo di avidità e pressapochismo da delega delle proprie responsabilità, quasi sempre terminano con un buco nel conto corrente e un cerino bruciato in mano, agitando nel contempo schede elettorali e minacciando rivoluzioni. Da compiersi, rigorosamente, in base alla geniale declinazione offertaci al riguardo da Ennio Flaiano, per il quale gli italiani costruiscono sì le barricate. Ma solo utilizzando i mobili altrui.

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