SPY FINANZA/ La mossa sugli sfratti Usa che svela la strategia di Biden e Fed

- Mauro Bottarelli

Il Covid viene ormai sfruttato per togliere le castagne dal fuoco di Banche centrali e governi, permettendo monetizzazione del debito e finanziamento diretto dei deficit

Joe Biden
Joe Biden, Presidente Usa (LaPresse, 2021)

La situazione sta decisamente sfuggendo di mano. Semplicemente, perché quando quella che è nata come una strategia apparentemente geniale di sfruttamento sistemico di un’emergenza per finalità economiche diviene talmente plateale e sfacciata da sostanziarsi in palesi violazioni della Costituzione, da parte oltretutto delle massime cariche istituzionali, significa che la raschiatura del barile è totale. In Italia ovviamente nessuno ne ha parlato, occupati come siamo a capire se per caso dietro all’attacco hacker contro la Regione Lazio ci possa essere Vladimir Putin, in modo tale da poter vantare qualche credito in ambito Nato. Ma il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha appena palesemente dichiarato di sostenere una decisione del Cdc, il massimo organismo sanitario del Paese, che a detta di tutti i suoi consiglieri legali (tranne due), si sostanzia come una violazione costituzionale.

E di cosa si tratta? Ovviamente, di ciò di cui vi ho parlato pochi giorni fa: la proroga del divieto di sfratto fino al 3 ottobre, alla luce della scadenza del 31 luglio che ha portato alla luce tutti i frutti marci di un anno abbondante di helicopter money. Per il Cdc, infatti, occorre prorogare quel termine fino all’autunno per permettere una vaccinazione di massa degli affittuari, al fine di evitare un aumento dei contagi nelle aree già pesantemente colpite dalla variante Delta. Come dire, se sbattiamo in mezzo alla strada migliaia e migliaia di nuclei familiari morosi, diamo una mano al virus a diffondersi. Meglio tenerli sotto un tetto, almeno fino al completo ciclo di immunizzazione. E alla creazione di una nuova emergenza che garantisca mano libera alla Fed. Una scusa a dir poco ridicola. Ma che il Presidente ha preso per buona, semplicemente perché due suoi consiglieri legali la ritengono tale. A dispetto di tutti gli altri.

D’altronde, c’è poco da stupirsi. Quando, di colpo, il Paese che il 4 luglio avrebbe dovuto festeggiare il suo Freedom day da immunità di gregge si ritrova invece a dover rimettere le mascherine qualcosa sfugge. Perché o i vaccini non funzionano o i numeri vengono dati a caso oppure la realtà viene piegata in base alle necessità economiche del momento. Tradotto, il virus non segue un naturale sviluppo: bensì, il calendario dei board della Fed, il rendimento del Treasury a 10 anni e le pubblicazioni dei dati su occupazione e inflazione. In questo caso, poi, la data di termine del blocco degli sfratti.

E non basta. Perché nel salutare come necessario l’aggiornamento della moratoria sugli sfratti del Cdc, i Democratici si sono ben guardati dal sottolineare uno degli aspetti più odiosi di quanto accaduto: se infatti i cittadini morosi potranno rimanere tali fino (almeno) al 3 ottobre, ecco che invece questa manleva non si applicherà al pagamento dei mutui o delle tasse di proprietà. In quel caso, business as usual. Da subito. Ma non pensiate che l’ipocrisia da emergenza permanente sia retaggio esclusivo degli Usa. Anzi. Proprio ieri, il rendimento del nostro titolo a 2 anni è sceso per la prima volta sotto il tasso di deposito della Bce di -0,50%. Mentre il decennale giapponese è tornato allo 0% di rendimento per la prima volta dall’inizio dell’anno. E l’intera curva dello yield tedesca oggi è in negativo, dai 30 anni in giù. Tradotto, la variante Delta ha riportato magicamente il mondo dov’era lo scorso inverno: in pieno Qe globale e perenne da emergenza sanitaria.

Evviva! Rinviato il taper della Fed, rinviata la fine del blocco degli sfratti, tra poco rinviata la scadenza del 6 settembre per i programmi federali e statali di supporto a reddito e occupazione. E poi, tutto l’insieme di garanzie che il nuovo regime sanitario da green pass porterà come zuccherino per accompagnare la medicina amara delle restrizioni: sicuramente, si troveranno escamotage a raffica, da qui all’autunno. Perché il dato relativo al PMI dei servizi nell’eurozona pubblicato ieri parlava chiaramente la lingua del rallentamento: per tutti, Germania, Italia e Francia, quantomeno rispetto alle previsioni. In crescita sì, ma meno di quanto si pensasse, alla faccia dei rimbalzi record del Pil in modalità gatto stecchito. Dopo la manifattura, ora anche i servizi. I quali contemplano anche il turismo.

Non a caso, la Grecia ha stretto pesantemente i cordoni dei controlli nelle sue località balneari. E ora, all’emergenza Delta si è unita quella degli incendi. Non vorrete mica che qualcuno sia così senza cuore da mettere sul piatto del primo board Bce post-estivo la fine della deroga al regime di accettazione del debito ellenico come collaterale per operazioni di finanziamento in seno al Pepp, quindi? E sapete perché? Ce lo mostrano questi due grafici: senza quella deroga, la Grecia fallisce in una settimana sotto il peso di sofferenze bancarie mai risolte e ancora oggi sono dieci volte superiori alla media Ue. Per tre quinti, in campo a soggetti operanti appunto nel turismo. Punto. Tutto il resto sono balle.

La Grecia ha appena superato il limite del 33% per emittente e, a occhio e croce, continuerà strutturalmente su quella linea di violazione sistematica. D’altronde, il debito in seno al Pepp è da considerarsi de-consolidato, quindi in punta di regolamenti ci si può tranquillamente trincerare dietro cavilli e postille. Per quanto, però? Per quanto può durare la danza macabra del Covid che ciclicamente torna a togliere le castagne dal fuoco di Banche centrali e governi, permettendo ancora un po’ di metadone di Stato sotto forma di monetizzazione del debito e finanziamento diretto dei deficit?

Le Borse, nel frattempo, continuano a brindare. E a ragione. Siamo in pieno nell’età dell’oro della speculazione da rialzo garantito. E della manipolazione. Ai massimi livelli. Pensate che sia un caso che Mps con il suo carico di conflitti di interessi politici, noti anche ai sassi da sempre, sia stata rigettata sul palcoscenico proprio ora, in piena stagione estiva e in modo tale da catalizzare tutta l’attenzione del pubblico, pur sapendo che la strada ormai è obbligata (la scadenza concordata con l’Europa per il ritorno sul mercato, 31 dicembre 2021, è nota da tre anni) e i costi per lo Stato ineluttabili (tanto finanzia in modalità backdoor l’Ue, quantomeno gli esuberi tramite qualche partita di giro sui fondi Sure)? Ma soprattutto, pensate che il caso del governatore Andrew Cuomo con il suo pruriginoso coté da MeToo sia riesploso proprio ora, perché gli inquirenti hanno trovato la pistola fumante di palpatine fuori ordinanza? O forse perché i Democratici hanno bisogno di sviare l’attenzione sulla palese violazione della Costituzione in atto sugli sfratti, oltretutto doppiamente punitiva verso i proprietari e verso quell’altro sgradevole capitolo di governo che si chiama debt ceiling federale? Wag the dog.

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