SPY FINANZA/ La nuova bolla del secolo che la Fed sta gonfiando

- Mauro Bottarelli

Con le sue politiche tanto applaudite la Federal Reserve sta di fatto alimentando una gigantesca bolla sul mercato obbligazionario

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Jerome Powell, Presidente della Fed (Lapresse)
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Questo articolo rappresenta la naturale prosecuzione di quello pubblicato martedì scorso e rientra a pieno titolo in quella che potremmo definire una narrazione parallela, un controcanto, al profluvio di inesattezze, propaganda, approssimazioni, silenzi strumentali e dissimulazioni in atto con la copertura dell’emergenza sanitaria. Nello scorso articolo dedicato al tema, mi sono concentrato sul record di cosiddetti fallen angels registrato negli Stati Uniti nel primo trimestre di quest’anno: un controvalore record di quasi 200 miliardi di dollari. Cui Goldman Sachs prevede che potenzialmente potrebbero andare a fare compagnia obbligazioni per altri 555 miliardi, contemplando in questo secondo calcolo non solo i bond che abbiano perso il cosiddetto investment grade (IG) a causa di bocciature del rating, ma tutti coloro i quali rischino, da qui ai prossimi tre mesi, di patire downgrade anche per un solo gradino di valutazione, pur restando nell’universo dell’IG.

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Normalità vorrebbe che, in una situazione simile, il mercato obbligazionario corporate stesse patendo una sorta di ice age, un congelamento a causa di mancanza di fiducia verso gli emittenti e contemporaneo aumento dei premi di rischio loro richiesti per detenerne il debito. Normalità vorrebbe, appunto. Ma qui siamo ben oltre il normale, siamo nel meraviglioso mondo delle Banche centrali. Quindi, ecco che questo grafico mostra plasticamente cosa sia accaduto da inizio anno a fine marzo grazie all’intervento senza precedenti della Fed: soltanto il mese scorso le nuove emissioni negli Usa hanno toccato il nuovo primato assoluto di 260,7 miliardi di dollari di controvalore, portando a loro volta il totale dal 1 gennaio a qualcosa come 509,7 miliardi.

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Cosa significa, messo in prospettiva di base annua? Un sobrio aumento del 47% rispetto al medesimo periodo dello scorso anno! E attenzione, in pieno diluvio di downgrade, quando l’appeal del settore dovrebbe essere pari a un attacco di tosse in un ascensore affollato! Insomma, pare che la gente sia impazzita e faccia la coda per comprare carta da parati spacciata per obbligazioni, sicura che la bacchetta magica di Jerome Powell tramuterà ancora una volta tutto in oro. D’altronde, signori, noi viviamo nel Paese dove il leader dell’opposizione ha proposto, in alternativa al Mes dei cattivi tedeschi e olandesi, l’autarchia sul debito in modalità Ricucci, ovvero utilizzando le terga degli italiani (bontà sua, su base volontaria).

Come noterete dai colori differenti nel grafico, la parte del leone la fanno proprio aziende del comparto non-finanziario, ovvero quell’economia reale statunitense che fino alla fine del 2019 pareva scoppiasse di salute e che, di colpo, si ritrova invece in massa a pietire bail-out statali o ad accodarsi per presentare in tribunale i libri della Chapter 11: il tutto, giova ricordarlo, con gli Usa che si sono scoperti in emergenza coronavirus e in conseguente lockdown sociale ed economico solo da due settimane, non da un mese e mezzo come noi. Capite da soli, intuitivamente, che qualcosa non torna.

Ma ecco che questo altro grafico giunge a noi come la proverbiale ciliegina sulla torta: scorporando quelle emissioni record da inizio anno per categoria, scopriamo che la parte del leone l’hanno fatta le voci COVID-19 liquidity e Frontloading, essendo la voce Normal issuance appunto normale sui quei livelli, stante il sostegno diretto della Fed. Se infatti la voce Refinancing sconta il congelamento del mercato dei commercial papers, entrati emergenzialmente nel novero del collaterale accettato dalla Fed per finanziarsi direttamente, ecco che in bella mostra appaiono i 69 miliardi di controvalore legati a emergenze di liquidità poste in relazione con la crisi da coronavirus (esistente in maniera drammatica e impattante solo da due settimane, giova sempre ricordarlo), ma soprattutto i 57 miliardi legati alla voce Frontloading.

E quali categorie di intervento sono contemplate in quella definizione per le aziende che ricorrono a emissioni in tale categoria? Certo, spese per investimenti fissi (CapEx) e per fusioni e acquisizioni (M&A), il sale della libera impresa. Ma la legenda sotto il grafico dice di più: dividendi e buybacks! Evviva, la giostra dello schema Ponzi continua a girare! Anzi, sta prendendo ancora più velocità, grazie alla stamperia h24 della Federal Reserve! E, nemmeno a dirlo, a operare in maniera “regolare” sul mercato delle emissioni sono per la maggior parte aziende che ancora godono dello status investment grade, mentre a lanciarsi in abusi del Frontloading sono proprio quei fallen angels che, capita l’aria che tira dopo il downgrade, scommettono tutto su un combinato congiunto di salvataggio finale del sistema da parte della Fed e disperato Last hurrah prima del tracollo, degno dell’orchestra che continuava a suonare sul ponte del Titanic. Non a caso, non ci si limita a pompare steroidi nelle valutazioni azionarie dei propri titoli, magari sperando in una svolta giapponese della Federal Reserve che autorizzi anche il varco del Rubicone dell’acquisto di Etf, ma, soprattutto, si staccano dividendi. E, immagino, anche bonus, magari un po’ meno sostanziosi ed eclatanti del solito.

È questo il modo in cui la Fed starebbe salvando l’economia reale statunitense con cui si riempiono la bocca, un giorno sì e l’altro pure, i rappresentanti del centrodestra italiano? Certo, loro lo fanno tanto per gettare un po’ di sterco gratuito sull’operato della Bce, la stessa che sta letteralmente salvandoci da un’impennata letale dei costi di servizio e finanziamento del debito. Ma occorrerebbe avere un minimo di decenza, anche quando si opera in totale modalità di propaganda. Soprattutto, quando in quasi contemporanea con le tue sparate ad alzo zero, il Tesoro piazza tutti i 9,5 miliardi di controvalore in Btp a media e lunga scadenza messi in asta, scontando solo un minimo rialzo dei rendimenti, a fronte però del can-can senza precedenti in atto a Bruxelles e delle interviste seriali in giro per l’Europa di Giuseppe Conte, ormai sempre più simile a Morgan nel post-litigio con Bugo che a un capo di governo. Chissà chi avrà operato da schermo all’emissione di ieri. La Fed, forse, la stessa Banca centrale che finge di non accorgersi dell’abuso vergognoso delle sue facilities in atto da parte delle big di Wall Street e che per sgonfiare la bolla attuale, senza farla esplodere, sta già creando i prodromi della prossima sul mercato dei bond?

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