SPY FINANZA/ La vera partita politica dietro il boom di oro e argento

- Mauro Bottarelli

Oro e argento hanno proseguito il loro rialzo record iniziato alcuni giorni fa. Si tratta di speculazione. Politica, più che meramente finanziaria

oro lingotti finanza pixabay1280 640x300
(Pixabay)

Attenzione, premessa doverosa come al solito: quanto state per leggere non è da considerarsi un consiglio di investimento. Solo una messa in guardia rispetto a una dinamica che sta, a mio avviso, andando pericolosamente e strumentalmente fuori controllo. Tanto vi dovevo, in punta di deontologia. Detto questo, tutti pazzi per l’oro in queste ore. E anche per l’argento. Ieri i futures con consegna dicembre del bene rifugio per antonomasia hanno brevemente toccato quota 2.000 dollari l’oncia, mentre quelli dell’argento sono volati sopra quota 25 dollari. Poi, entrambi hanno patito cali drastici alla vigilia dell’apertura di Wall Street. L’oro ha addirittura perso qualcosa come 30 dollari di valutazione in una manciata di minuti, mentre il silver è calato in un batter d’occhio del 2%. Perché? Speculazione. Politica, più che meramente finanziaria.

Signori, davvero pensate che il rally delle due commodities preziose cui stiamo assistendo da alcuni giorni sia figlio legittimo dei rinnovati timori per una seconda ondata di pandemia e di escalation nella Guerra fredda fra Usa e Cina? Balle. Se esiste un motivo per cui l’oro da mesi e mesi continua a vedere crescere le proprie valutazioni, questo sta tutto in questi due grafici: il bene rifugio per antonomasia, quello che tesaurizza le aspettative di crisi reale, non sta prezzando la seconda ondata del virus o la guerra navale fra Washington e Pechino, ma sta agendo da hedging secolare contro l’idea stessa di Qe perenne. Insomma, l’oro sta – giorno dopo giorno – diventando sempre di più l’alternativa alla moneta fiat, la stessa che le Banche centrali stampano con il ciclostile per mantenere artificialmente in vita economie disfunzionali e basate unicamente su deficit e debito (ogni riferimento all’Italia è puramente casuale).

E a farvi capire quale sia il grado di storicità del momento che stiamo vivendo dovrebbe essere questo altro grafico, in sé la rappresentazione plastica del fatto che il Re è nudo: le stesse Banche centrali che vendono a mercati e opinioni pubbliche la certezza che il monetarismo sia la risposta a ogni crisi strutturale, stanno scaricando debito pubblico e comprando oro fisico.

Perché dovreste fidarvi delle Banche centrali, se stanno palesemente operando al contrario di quanto pontificano? Questo è il problema, cari lettori. L’oro rischia di essere il canarino nella miniera, intuibile a pelle anche dai cittadini comuni, del fallimento implicito delle logiche come le monetizzazioni del debito o le estremizzazioni assistenzialiste e parassitarie stile helicopter money. A quel punto, la credibilità delle Banche centrali andrebbe definitivamente in cantina. E con essa, la possibilità per il sistema corrotto e manipolato della finanza post-Lehman di perpetuarsi. Sapete perché è accaduto proprio ieri quel fenomeno di pump’n’dump rispetto ai futures di oro e argento, i primi in grado di toccare addirittura la quota psicologica di 2.000 dollari l’oncia? Perché di lì a poche ore sarebbe cominciato il Fomc della Fed, il Comitato direttivo e monetario della Banca centrale che sta muovendo i fili del mondo. Qualcuno, insomma, ha voluto ricordare a Jerome Powell e soci il concetto politico pericolosissimo per lo status quo che vi ho poc’anzi illustrato. E sapete perché? Perché per l’americano medio, quasi una creatura mitologica in anno di elezioni presidenziali, fin dai tempi dei racconti della frontiera e del Klondike, il prezzo dell’oro è ontologicamente una misura reale di percezione inflattiva.

Il prezzo del cibo, delle auto, delle case, persino dei titoli azionari può salire e lo statunitense medio può facilmente essere persuaso dal potente di turno che non si tratti di inflazione. Ma se sale il prezzo dell’oro, allora scatta l’allarme rosso implicito. Esiziale. Quasi una questione di carne e sangue, impresso nel dna di ogni cittadino a stelle e strisce. Il problema è, a questo punto: se già l’idea che una Banca centrale compri oro e scarichi debito, proprio mentre tenta di ammansirmi spacciando l’idea che l’indebitamento rappresenti la via per la salvezza, appare delatrice implicita e occulta di un pericoloso inganno di base, cosa devo pensare di una Fed che a fronte di un’inflazione aurea (passatemi il neologismo) in rampa di lancio tiene i tassi a zero o, magari, flirta addirittura con l’idea di discesa in negativo? Roba da TSO. Invece, è soltanto la necessaria formula magica del grande inganno del Qe globale, sovrana fregatura della classe media e della Main Street di tutto il mondo, a favore soltanto di governi stracarichi di debito e delle varie Wall Street del globo.

Quindi, occorre ammantare il rally di oro e argento con altra veste: quella della paura per il Covid di ritorno. O dell’imminente Terza guerra mondiale contro la Cina, come d’altronde lasciava filtrare sotto pelle l’agghiacciante appello di Mike Pompeo al mondo libero perché si ribelli contro la tirannia globale del Dragone. Millenarismo da disperazione in deficit, più che da esoterismo politico alla Skulls and Bones. La conferma? Eccola qua, plasticamente rappresentata dall’ingresso in grande stile dell’investitore retail che opera su piattaforme on-line come Robinhood nel grande business dell’argento.

L’ennesimo inganno politico-mediatico sta funzionando: per una parte sostanziale e attiva dell’elettorato americano medio, oro e argento non sono più indicatori reali di inflazione e di guai strutturali dei conti pubblici, bensì opportunità per comprarsi il Suv o estinguere il debito scolastico. Esattamente come le azioni di Tesla o di Hertz o di Moderna, tutte lucciole per gonzi alla disperata ricerca di un motivo per cui varrà la pena suicidarsi. Non fatevi ingannare dai titoli dei tg, l’oro ha una funzione politica che il sistema vuole negare: è un hedging, enorme e sistemico, contro l’idea stessa di Qe perenne. È il vero, grande rigurgito del libero mercato. Per questo sta diventando pacchianamente mainstream, per questo deve giocoforza tramutarsi nel trend del momento. Proprio per negare in nuce il suo carattere spartiacque fra due possibili direzioni che il sistema, inteso come finanziarizzazione globale post-globalismo, può prendere: annegare nel debito, fino alla sparizione di alcuni soggetti più deboli ed esposti nei flutti del default sovrano oppure uno schumpeteriano e chirurgico intervento di sgonfiamento della bolla, il quale imporrà però una dieta senza precedenti agli eccessi di Wall Street e uno sterminio letterale di aziende zombie che non dovrebbero più rimanere sul mercato, stante i loro conti totalmente sballati.

Temo che lo status quo, però, abbia già scelto: tassi a zero e poi in negativo, fino a che l’inevitabile si paleserà. In questo caso, trattasi davvero di un calciare in avanti il barattolo dal profilo millenaristico e dalla postura patibolare, ancorché dissimulata in passo di danza. Se così fosse, preparatevi all’oro a 5.000 dollari l’oncia. Forse più. E all’armageddon sociale, però.

P.S.: Tornando alla questione Mes per un istante, tanto per farvi capire come ragionano i veri poteri forti. Pensate che sia un caso che, di colpo, la Spagna sia diventata l’epicentro e l’avanguardia della seconda ondata di pandemia europea? O forse serve che qualcuno rompa emergenzialmente e giocoforza gli indugi politici rispetto al fondo salva-Stati, al fine che tutti poi vi accedano (Italia in testa, stante il permanere ad hoc dello stato di emergenza fino a fine ottobre) e sgravino un po’ la Bce dal suo fardello? Pensateci.

© RIPRODUZIONE RISERVATA