SPY FINANZA/ Le accuse sospette alla Germania sul caso AstraZeneca

- Mauro Bottarelli

Le accuse alla Germania sul caso AstraZeneca appaiono ingiustificate. E le mosse degli Stati Uniti devono sollevare interrogativi

Biden e Merkel
Joe Biden e Angela Merkel (LaPresse)

Mettiamo un po’ d’ordine. Più che altro, mi scuserete, sono io ad aver bisogno di capire quale sia il grado di profondità del sogno distopico in cui siamo precipitati. Poco mi importa delle risultanze dell’Ema riguardo al vaccino di AstraZeneca, non sono un virologo da tastiera e non intendo diventarlo ora. Però mi piace informarmi, prima di sparare. Cos’è successo davvero in Germania, luogo da dove la palla di neve della sospensione dell’utilizzo del siero anglo-svedese ha cominciato a rotolare fino a valle, divenendo valanga di polemiche? Il Paul-Ehrlich Insitut, l’istituto federale per i vaccini e le biomedicina, un’eccellenza a livello mondiale, ha fatto notare al Governo quanto segue: su 1.600.000 di persone vaccinate con AstraZeneca in Germania fino a quel momento, ci si attendeva statisticamente reazioni avverse in un solo caso. Sono state sette, di cui tre mortali. A cui, negli ultimi due giorni, se ne sono aggiunte altre due. Nove in totale. Trombosi cerebrali in forma molto rara. Cosa dovevano fare, lasciar perdere e vedere se il computo sarebbe aumentato? Si chiama farmaco-vigilanza e ringraziate Dio che esista. E venga applicata. Ma si sa, il riflesso pavloviano è quello che conta. Quindi, la Germania è a priori cattiva e la Gran Bretagna a priori il regno della felicità, avendo abbandonato l’Ue. 

Come mai nessuno si è posto il problema di valutare se le accuse lanciate mercoledì da Ursula von der Leyen contro AstraZeneca e l’esecutivo di Boris Johnson siano più o meno vere, ad esempio? Perché signori, qui stiamo facendo il tifo per un Paese che, in base alla denuncia della presidente dell’Unione, sta giocando sporco sul numero di fiale inviate all’estero in nome di accordi stipulati ufficialmente. Assenza totale di reciprocità. Noi inviamo la nostra parte di dosi, gli altri se le tengono. Complimenti. Se la von der Leyen ha mentito, se ne chiedano le immediate dimissioni. Altrimenti, forse è il caso di ragionare. 

È infatti questa la gente che dovremmo prendere ad esempio, un Paese che si permette di dare lezioni avendo al 10 di Downing Street un genio che il Covid se lo è preso in pieno, perché ne negava l’esistenza e girava senza protezioni ad abbracciare la gente? E se quella prevalente si chiama variante inglese, dove si sarà generata a vostro modo di vedere? Magari a causa di un liberi tutti estivo da totali irresponsabili, benedetti però dal Premier con la criniera platinata. Non vi piace l’eccessivo scrupolo, odiate le troppe precauzioni, ritenete la farmaco-vigilanza un orpello dannoso? Andate in Israele, lì si sono fatti pochi scrupoli e hanno deciso di tramutare l’intero Paese in un laboratorio da trial di sperimentazione. Vi fidate? Io no. Perché dietro il vocabolo caso ci sono esseri umani: potrebbe esserci mia madre, 84enne ancora in attesa di vaccino. E sinceramente, per impostazione mentale preferisco non giocare a dadi con il destino. Quantomeno, se posso evitarlo. Eppure, leggo titoli di giornale che imputano alla Germania il deragliamento della ripresa economica europea. Davvero? O forse è un comodo alibi, l’ennesimo?

Non è certo la Germania a chiedere che la Bce prosegua senza soluzioni di continuità nella fornitura di doping monetario, onde evitare l’effetto collaterale – questo sì, garantito – di spread sovrani che tornino a prezzare realmente i rischi macro. E poi, scusate, qualcuno a Berlino ha imposto agli altri Paesi di sospendere la somministrazione di AstraZeneca? Non mi pare. Italia, Spagna, Francia e compagnia cantante potevano tranquillamente ignorare gli appunti del Paul-Ehrlich Insitut e continuare tranquillamente a punzecchiare i loro cittadini. Invece, si sono fermati. Colpa della Germania? 

E poi, come è possibile conciliare l’accusa di fissazione per il surplus commerciale, la produttività e l’export sfrenato di Berlino con quella che pare una tanto tacita quanto esplicita messa in stato d’accusa per sabotaggio della ripresa economica continentale? Proprio l’altro giorno, i tecnici del Governo Merkel hanno tagliato le stime di crescita per il 2021: dal 3,7% dello scorso novembre all’attuale 3,1%, un colpo di machete. Volete poi la rappresentazione grafica di cosa significhi per la Germania andare avanti a colpi di scostamenti, pur di mantenere un regime di lockdown rigido come quello instaurato a Natale e ancora in vigore? Guadate questa immagine, la quale mostra il trend del surplus di conto corrente tedesco di gennaio, l’ultimo dato ufficiale disponibile: 16,9 miliardi di euro, qualcosa come 8,9 miliardi in meno rispetto a dicembre. 

E stiamo parlando della Germania. Non vi basta? Nessun problema. Guardate queste altre due immagini, le quali ci mostrano rispettivamente l’andamento dei rendimenti obbligazionari tedeschi e le prospettive inflazionistiche sul breakeven a 5 anni dell’eurozona. I primi ieri hanno continuato a salire si tutte le scadenze, immediata e poco entusiasta reazione al board della Fed che ha certificato come gli Stati Uniti siano ormai una stamperia a cielo aperto. Nessun aumento dei tassi fino a tutto il 2023, nessun taper del Qe e, a giorni, il rinnovo dell’esenzione sulla ratio SLR riguardo le detenzioni bancarie di Treasuries: avanti verso il disastro. 

Reazione? Strano, i rendimenti obbligazionari aumentano. Forse che la ricetta di Jerome Powell sia degna di un criminale economico? Sarà per questo che, sempre ieri, nel pre-market il Treasury a 10 anni sfondava quota 1,75%, trascinando i futures del Nasdaq all’inferno? Eppure, in punta di logica (distorta) del debito che non esiste, le rassicurazioni della Fed avrebbero dovuto schiacciare come formiche quegli yields. E guardate le prospettive di inflazione a 5 anni dell’eurozona, al massimo dal 2019: sicuro che gli investitori la pensino come Christine Lagarde e ritengano questo fenomeno solo passeggero e temporaneo? Possibile che sia sempre e comunque colpa della Germania, anche quando a numero uno della Bce è così disperata da chiedere agli europei di comprare bond sovrani per calmierare i rendimenti a lungo termine? Carta alla Patria! 

Vi invito a riflettere, cari lettori. Perché il clima che sta montando è decisamente poco edificante. A livello generale. Cosa sarebbe successo, infatti, se fosse stato Donald Trump a dare platealmente del killer senz’anima a un altro capo di Stato? Non voglio nemmeno immaginarlo. Joe Biden, invece, può. E immediatamente compaiono in televisioni i suoi servi sciocchi, pronti ad applaudire la linea dura della Casa Bianca verso il discendente di casa Borgia che alloggia al Cremlino. Vi invito, al riguardo, a dare un’occhiata al programma ufficiale del Consiglio europeo in programma i prossimi 25-26 marzo: guarda che combinazione, all’ordine del giorno – fra le altre materie – ci sono i rapporti con la Russia! Proprio mentre stanno cadendo i tabù ideologici verso Sputnik 5 e il Dipartimento di Stato sta mettendo in campo pressioni senza precedenti per rallentare all’infinito i lavori di completamento di Nord Stream 2. 

Da quando è arrivato a Pennsylvania Avenue, il Presidente democratico ha fatto transitare quattro volte la marina Usa nello stretto di Taiwan, bombardato in Siria, mosso le pedine statunitensi in Iraq e scatenato una bella crisi diplomatica da Guerra fredda con Mosca, utilizzando toni senza precedenti in diplomazia. In meno di due mesi. E il pericolo per la democrazia era Donald Trump? L’America è alle corde. Sta in piedi soltanto a colpi di deficit e Qe, si permette il lusso di fare la radiografia al sistema cinese ma ne è il principale beneficiario, visto che con il piano Biden da 1.900 miliardi sta adottando la medesima strategia. Non a caso, Pechino sta già alzando le barricate di regolamentazione rispetto al flusso di capitale statunitense pronto a entrare sull’azionario cinese. 

E cosa dirà al riguardo la cosiddetta stampa autorevole? Che la Cina viola le più elementari norme di un libero mercato! È forse un libero mercato quello in cui la Fed decide tutto a tavolino, persino quando l’inflazione è reale o solo percepita? Diciamo che i rendimenti obbligazionari registrati sull’intera curva a poche ore dalle parole di Jerome Powell paiono non concordare con questa tesi, come mostra questa tabella della tarda mattinata di ieri. 

State attenti, perché quello in corso è il più colossale lavaggio del cervello collettivo che si sia mai sostanziato dalla caduta del Muro di Berlino in poi. Casualmente, al centro della disputa ci sono i medesimi soggetti. Con in più, però, una Cina che ora gioca da top player e non più da underdog. Non sarà che – guardando al giardinetto di casa europeo – tutta questa campagna anti-tedesca sia dovuta al fatto che la Bundesbank sta per mettersi davvero di traverso in sede Bce, forte anche dell’affermazione di Mark Rutte in Olanda? Dietro a quelle fiale, c’è molto altro. 

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