SPY FINANZA/ L’ultima prova del “game over” per l’Italia

- Mauro Bottarelli

L’Italia sta vivendo un momento di agonia finanziaria che viene testimoniata anche dalle parole di alcuni membri della maggioranza

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La sede del Mef (Lapresse)

Cronaca di un’estate italiana. Primo weekend di agosto, notoriamente caratterizzato nel nostro Paese dalle partenze per le vacanze. Con magistrale tempismo, il Governo decide di mandare in tilt il traffico ferroviario dei turisti, prima dando il via libera alla fine del distanziamento obbligatorio sui treni (ministero dei Trasporti) e poi correndo ai ripari con una bella ordinanza in corso d’opera (ministero della Sanità) con la quale si impone la prosecuzione del regime di alternanza fra i posti a sedere. D’altronde, se hai appena varato il prolungamento dello stato di emergenza nazionale fino al 15 ottobre, permettere rave party di sovraffollamento sulle carrozze non pare un viatico per la certificazione della propria credibilità. Risultato? Il caos. Cancellazioni a raffica dell’ultimo minuto ed enormi disagi, sia per Ferrovie e Italo che, soprattutto, per i malcapitati che si sono visti cancellata e rimborsata la prenotazione per un posto a sedere che, dalla sera alla mattina, è svanito. Con albergo o casa vacanza già prenotati e impossibili però dal raggiungere. Di chi è la colpa, forse di Mark Rutte e dell’Olanda, capaci di hackerare i due ministeri interessati dalla cialtronata di turno e creare ad arte disguidi per mettere in cattiva luce l’Italia?

Esterno giorno, autostrade liguri. Per percorrere un chilometro, lo scorso weekend le attese in colonna sotto un sole feroce da deserto del Sahara sono state nell’ordine dell’ora abbondante. In questo caso di chi è la colpa, forse della Germania e della Bundesbank? Jens Weidmann ha reclutato un esercito di sabotatori in sandali e calze bianche che, fra una birra e l’altra, ha disseminato la A10 di restringimenti? Scusate, poi, il problema di Autostrade non era tutto insito nella demoniaca presenza dei Benetton? Come mai, allora, rimangono sempre a livello di mulattiere andine? Il Governo non aveva compiuto il miracolo, come annunciato nel suo video demenziale dall’ex ministro Danilo Toninelli? Ma non basta. Perché se anche sei miracolosamente riuscito ad arrivare a destinazione, nessuno può garantirti che nel luogo di villeggiatura che hai prescelto non ti sia offerto come spettacolo di intrattenimento e benvenuto una bella rivolta in un centro di prima accoglienza. Se sei molto fortunato, poi, anche con fuga o rissa di massa finale.

D’altronde, non vi pare assolutamente lineare il comportamento di un Governo che proroga lo stato di emergenza, ribadisce (giustamente) la necessità di uso delle mascherine e rispetto del distanziamento e contemporaneamente fa sbarcare qualche migliaio di clandestini (tali sono, in punta di diritto), molti dei quali risultati positivi al Covid? E di chi è la colpa di questo, forse della Svezia e del suo vergognoso rigorismo sui conti?

E cosa dire, ad esempio della farsesca vicenda della gara d’appalto per i banchi semovibili necessari per garantire la riapertura delle scuole a metà settembre? Come mai tutta (TUTTA) Europa ha fatto ripartire già dopo il lockdown l’attività didattica in presenza, pur con limitazioni e cautele e solo l’Italia – dopo aver prolungato a oltranza il blocco educativo di ogni ordine e grado – sente ora la necessità di cambiare completamente il parco banchi, prima di dare il via libera? Cos’hanno i nostri studenti di differente rispetto ai colleghi europei, presentano tutti difficoltà di deambulazione? E quale straordinario apporto alla lotta contro il contagio garantirebbe quel complemento, simile alla poltrona in cui sprofondava Giandomenico Fracchia di fronte al capo del personale?

E cari lettori, potrei continuare per molto, molto tempo a elencare – una dopo l’altra – le gaffes e le ipocrisie di un Governo che per settimane ha scaricato sui Paesi frugali e sulla presunta austerity europea la colpa di ogni nefandezza e criticità si palesasse all’orizzonte. Ora, però, le scuse sono finite. Il Recovery Fund è stato approvato, il Mes quasi attivato dalla stessa maggioranza che lo ha trattato come criptonite per Superman fino all’altro giorno: come mai il Paese, al netto dei conti pubblici, continua a inanellare performance da Terzo Mondo, una dopo l’altra? Davvero, alla luce dei pochi esempi che ho portato, le richieste dei Paesi del Nord di vigilare su come l’Italia spenderà i soldi europei appaiono pretestuose e offensive? Voi cosa pensereste, se foste un contribuente olandese, ad esempio?

E poi, Giuseppe Conte e la sua corte dei miracoli non hanno millantato un ruolo attivo nella creazione di un fronte anti-austerity in seno all’Ue, insieme a Spagna, Francia e Portogallo? E dov’è, ora che servirebbe, la solidarietà di questi Paesi in tema di immigrazione e redistribuzione? Non mi pare che da Madrid o Parigi o Lisbona arrivi disponibilità per ricollocare i tunisini che sbarcano in Sicilia, o forse mi sbaglio? Anzi, dallo scorso weekend a Ventimiglia sono attive pattuglie miste fra polizia e gendarmeria, le quali hanno un’unica priorità: evitare che i clandestini oltrepassino la frontiera e disturbino le vacanze dei turisti in Costa Azzurra. Ma si sa, l’importante è dare sempre e comunque la colpa all’Europa del Nord, all’euro creato a immagine e somiglianza del marco, al surplus tedesco e alla Bce che non rompe gli indugi e non si trasforma del tutto in prestatore di ultima istanza stile Fed.

Ohibò, siamo sicuri? Guardate questo grafico, il quale ci mostra come calcolando il Pil dell’eurozona in base alle ultime rilevazioni del secondo trimestre, quelle da profondo rosso generalizzato diffuse la scorsa settimana, già oggi lo stato patrimoniale dell’Eurotower abbia sfondato la quota psicologica del 60% del tasso di crescita europeo. Per mettere la questione in prospettiva, il bilancio della tanto agognata Fed è a quota 38% del Pil statunitense.

Sicuri quindi che la ricetta vincente sia quella dell’ulteriore de-responsabilizzazione totale, della compressione artificiale dei premi di rischio, della monetizzazione di un debito che deve essere emesso a ciclo continuo per garantire a economie disfunzionali come la nostra di restare in vita attraverso il polmone d’acciaio del deficit? Se sì, festeggiate pure, perché siamo sull’ottima strada. Ma anche in prossimità dell’ultimo miglio. E prima di stappare, vi invito a chiedere cosa ne pensi al riguardo un popolo che per qualche tempo è stato accomunato al cosiddetto Club Med, quell’Irlanda dalle banche ballerine che per un po’ fornì la seconda lettera i all’acronimo Piigs, lo stesso che ferì a morte l’orgoglio patrio di sovranisti assortiti e apologeti dell’emissione seriale di debito come via per la redenzione. Questo articolo pubblicato dall’Irish Examiner mostra infatti chiaramente come il conto dei tassi di deposito in negativo stia cominciando a palesarsi anche ai tavoli frequentati da commensali non troppo facoltosi.

Finora, infatti, i disastri che le politiche espansive senza fine delle Banche centrali stanno perpetrando sono stati travisati dalla retorica pauperista in base alla quale gli istituti di credito privati carichino surplus di costi solo sui conti con parecchi zeri e su quelli corporate. Bene, Bank of Ireland ha inviato una bella letterina ai fondi pensione che detengono liquidità sui propri attivi, avvisandoli che d’ora in poi verrà applicata una bella tassa/commissione dello 0,65% come risposta “ai tassi negativi imposti dalla Banca centrale europea fin dal 2014 e destinati a durare ancora”. Insomma, ogni 10.000 euro, 65 finiscono alla banca come risarcimento per i tassi negativi della Bce. La quale, come sappiamo, non ha la minima intenzione (leggi, possibilità) di alzare quel costo sui depositi per lungo tempo ancora, quindi prepariamoci a un’ulteriore scrematura della clientela: si sa, le banche non sono onlus. E il loro profitto, se compromesso da Francoforte, vanno a rimpolparlo altrove.

Direte voi, con tutto ciò che hanno ottenuto negli anni a costo praticamente zero attraverso le aste di rifinanziamento dell’Eurotower, dovrebbero “soffrire” in silenzio e baciarsi anche i gomiti. Ma qui torniamo al realismo che invoco sempre come metro di misura del mondo: chi tiene il coltello dalla parte del manico, il correntista o la banca? Volete fare a meno di chi eroga credito e gestisce risparmio, seppur in maniera disfunzionale? Liberissimi, chiudete i conti e tornate alla logica della mattonella o del materasso. Chi vi garantirà il mutuo, poi? E il prestito o il fido? E la carta di credito o il credito al consumo, ormai parti sostanziali del nostro vivere indebitati e mese per mese? Ma, soprattutto, quanto pensate che i Governi dei Paesi più colpiti dal fenomeno dei tassi di depositi in negativo (in primis, Germania e Francia) potranno reggere alle pressioni lobbistiche dei loro istituti di credito, prima di andare alla Bce per dire che sarebbe il caso di finirla con i tassi sottozero, se contestualmente si spendono miliardi e miliardi per comprimere artificialmente il premio di rischio dello spread italiano e garantire fondi a chi non sa nemmeno decidere come si viaggia sui treni? Ripeto, siamo ai titoli di coda.

Cosa me lo fa dire con tanta certezza? Questo tweet postato ieri mattina dall’esponente di Italia Viva e neo-presidente della Commissione Finanze della Camera, Luigi Marattin. Intendiamoci, professionalmente si tratta di una persona che che in quel ruolo ci sta a buon diritto, poiché le competenze economiche le possiede, a dispetto di certi fenomeni da talk-show di Rete4. Peccato che, appena eletto, tradisca palesemente lo stato di agonia finanziaria del Governo, lanciandosi in un patetico re-brand del Mes, degno di una ditta di gelati che cambia il nome e confezione al cornetto per cercare di accalappiare nuovi clienti. Caro Marattin, il Mes può chiamarlo Pcs o anche Gilberto o Fuffi o Marisa ma sempre Mes rimane. E occorre prenderlo al volo, concordo, stante l’agonia in atto in via XX Settembre. Ma converrà con me che se uno come lei, si riduce a simili performance da Giorgio Mastrota dei conti pubblici, significa che siamo davvero arrivati all’ammazzacaffé.

Godetevi le ferie, se riuscite a raggiungere i luoghi prescelti. Perché a settembre inizia un’altra storia. La Spagna ha appena chiesto con urgenza oltre 20 miliardi al Fondo europeo per il contrasto della disoccupazione. Il Portogallo la seguirà a breve. Come dicono gli anglosassoni, it escalates quickly. Tutti avvisati.

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