SPY FINANZA/ Qe, una falsa soluzione che ci rende schiavi del debito

- Mauro Bottarelli

Le politiche espansive delle Banche centrali non stanno aiutando davvero l’economia. Finiscono solo per renderci schiavi del debito

500 euro banconote pixabay 640x300
(Pixabay)

L’Italia tornerà a cantare sui balconi e ad auto-incoraggiarsi, ripetendosi come un mantra un po’ infantile che alla fine andrà tutto bene? Oppure la mini-stretta che il Governo sta preparando servirà a riportare a più miti consigli chi pensava che l’estate con il suo liberi tutti avesse rappresentato il ritorno ufficiale alla normalità, intesa come assembramenti allegri, mascherine messe nel cassetto o sul gomito e tripudio collettivo di abbracci, strette di mano e moine varie? Chissà. Temo che il crinale sia di quelli davvero scoscesi, il rischio dietro l’angolo.

Detto questo, è chiaro che il nostro Paese non può permettersi un nuovo lockdown, pena la presentazione dei libri in tribunale. Senza passare per il via. E qui, se permettete, si inserisce l’argomento che ho scelto per oggi, in attesa del Dpcm e delle reazioni politiche da Nelson Mandela dei poveri che già sento aleggiare nell’aria, fra accuse di dittatura sanitaria e di limitazione della libertà personale (la quale, se diventa potenziale veicolo di contagio che può spedirmi in terapia intensiva per mero e infantile ribellismo verso regole minime di prudenza, a mio avviso può – anzi, deve – tranquillamente essere calpestata dallo Stato). Al netto dello spread da Bce che sta facendo ringalluzzire gli animi al Mef, vi siete mai chiesti quanto ci sia di realmente “sovranista” o “autarchico” o “patriottico” nel regime di Qe che tanto piace ai fustigatori dell’Europa a guida tedesca, quella che ci vorrebbe commissariati e derubati dei nostri gioielli? Perché, sinceramente, io trovo abbastanza ridicolo fare appello alla sovranità nazionale, alle libere scelte del Parlamento in tema di politica economica, se poi sei attaccato al respiratore dell’Eurotower h24: sei già schiavo, volendo utilizzare una delle più amate fra le sobrie figure retoriche che circolano di questi tempi.

Se la tua capacità di finanziarti sul mercato dipende in toto dagli acquisti di un organismo terzo, diretta emanazione di quell’Europa e di quell’euro che segretamente sogni di abbandonare, come puoi definirti ispirato al principio di sovranità nazionale, senza sprofondare nel ridicolo? Ricorda un po’ la grandeur di certi quarantenni che si vantano di creare start-up, ma campano ancora con i soldi che gli passano i padri notai o avvocati o medici, non vi pare?

Se davvero vuoi tutta la tua sovranità, esci da euro e Ue e rinunci contestualmente allo scudo della Bce, tutto in mano a Tesoro e Bankitalia, magari fatte “risposare” per l’occasione. A quel punto, vediamo come reagirà il mercato. Una bella prova del nove, una cartina di tornasole che cambia colore e pone fine – una volta per tutte – a tante spacconate che resistono in seno al dibattito solo grazie alla loro connaturata natura di colpi sparati a salve. Temo che nessuno, a livello bipartisan, avrà il coraggio di passare dalle parole ai fatti. Perché vivremo anche nel mondo dei tromboni da propaganda in servizio permanente ed effettivo, ma la stupidità ha dei limiti. E il masochismo, ancora di più. Volete vedere un paio di esempi del mondo alla Ricucci che sognano gli adoratori del debito da monetizzare?

Pronti, partiamo da questi due grafici, i quali ci mostrano due facce della stessa medaglia, relative al campione del mondo di stamperia su pista in assetto variabile: il Giappone. Il quale, come noterete dal primo grafico, ha una ricetta salvavita per ogni occasione: il flusso di Etf in uscita dal mercato sta assumendo contorni da emorragia, tali da mettere a rischio l’unico, reale beneficiario dell’intera Abenomics (ovvero, l’indice Nikkei)? Non c’è problema, si stampa un po’ di carta da parati e si comincia ad acquistare Etf come se non ci fosse un domani.

Scusate, è questa la sovranità? Ovvero, operare in modo tale che il mercato azionario non crolli, indebitandosi come dei pazzi e poi rivendendo la carta igienica che denomina quel debito a casalinghe e calzolai di Yokohama e Osaka, assicurandogli che trattasi di investimento sicuro e redditizio, oltre che di atto patriottico? Complimentoni. Il secondo grafico, poi, mostra alla perfezione l’effetto collaterale di questa politica criminale sull’economia reale, ovvero sulle aziende, i negozi, le piccole e medie attività. La carne viva. Zombificazione totale, visto che in Giappone nei 6 mesi terminati lo scorso settembre il tasso di fallimenti è stato del 9,4% inferiore a quello registrato nel medesimo arco temporale del 2019 e al minimo dal 1990. Direte voi, bene! Male, invece. Malissimo. E senza bisogno di scomodare Schumpeter o addirittura Darwin. Perché se i soldi della tipografia Lo Turco in salsa di soia permettono ad aziende decotte, indebitate e insolventi di rimanere sul mercato a livello sistemico e a prescindere dalle performance reali (tradotto, merito e risultati), l’intero mercato viene infettato, tanto per usare un termine tornato di gran moda.

Perché dovrei pagare i fornitori e i dipendenti puntualmente, rientrare da eventuali fidi o prestiti, fare scelte oculate rispetto agli investimenti, puntare su ricerca e sviluppo, operare su CapEx e non dividendi e buybacks, se il mio concorrente che opera in modalità da bandito del Far West comunque vada la sfanga sempre, tanto c’è la Banca centrale a drogare dalla base l’intero processo economico, produttivo e finanziario? La cosa bella, poi, è che questa pianificazione in stile sovietico viene ancora definita capitalismo da qualcuno, alzando all’inverosimile l’asticella del ridicolo.

Non vi basta? Non c’è problema, andiamo dalla parte opposta del mondo. Nella patria della Fed, motore immobile che tanto piace ai cultori del deficit. Guardate questi due grafici, di fatto la faccia a stelle e strisce della moneta nipponica di cui abbiamo appena parlato. Il primo non ha bisogno di spiegazioni, parla da solo: Wall Street cominciava ad arrancare? Non c’è problema, riattiviamo un po’ di stamperia globale, ovviamente sotto la regia di Jerome Powell e soci.

È a questo che serve il Qe, a garantire returns alle equities globali? Non serviva a stimolare le dinamiche dei prezzi per evitare l’inferno della deflazione? Non serviva a riattivare il meccanismo di trasmissione del credito, operando così da dinamo della ripresa economica reale attraverso la dinamo di investimenti delle imprese e consumi delle famiglie? Signori, finora le uniche finalità raggiunte sono due: in Giappone e Usa, il sostegno all’azionario. In Europa, la compressione artificiale degli spread obbligazionari, sovrani e corporate. Punto. E per capire il livello faustiano di delirio cui stiamo assistendo, ecco che il secondo grafico ci mostra come – su elaborazione dati di Nordea – attualmente quasi il 20% di tutti i dollari in circolazione siano stati “creati” solo nel secondo trimestre di quest’anno!

Signori, siamo alla fase terminale del giochino. Siamo alle soglie delle camicia di forza e del TSO, perché avanti di questo passo c’è soltanto un epilogo possibile: la schiavitù da denaro senza valore creato dal nulla, una vita di sussidio come scarto di produzione del capitale malato che si utilizza per perpetuare lo status quo finanziario, sia esso azionario che obbligazionario. Volete essere schiavi, quindi? E la sovranità nazionale, dove la mettiamo? Non fatevi prendere per i fondelli, parlano di helicopter money e riduzione delle diseguaglianza, parlano di fine dell’austerity e della dittatura del rigore, ma alla fine vogliono solo un mondo al cui timone si trovano furbi, fannulloni di Stato e capitalisti con le terga altrui, perché incapaci.

Volete questo, sbandierando fieri il vessillo della sovranità nazionale, pur sapendo di essere solo gli Spartacus sedati e ammansiti delle Banche centrali? Fate pure, la strada imboccata è decisamente quella giusta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA