SPY FINANZA/ Tra Usa e Suez l’Europa rischia un suicidio economico

- Mauro Bottarelli

L’Europa, per riavvicinarsi agli Usa, stanno indispettendo Russia e Cina in un momento in cui è decisamente sconsigliabile farlo

Consiglio d'Europa
Consiglio d'Europa (LaPresse)

Occorre davvero essere dei geni per mettersi frontalmente contro Cina e Russia in questo momento, solo per fedeltà atlantica (ovvero, sindrome di Stoccolma verso chi pensa a vaccinare se stesso, mentre gli altri si attacchino pure al tram del virus, stante il do senza des che scontiamo ad esempio con quel simpaticone di Boris Johnson). E l’Europa, eccezion parzialmente fatta per la Germania che ha aperto al vaccino Sputnik V unicamente come proxy di buona volontà per evitare l’irreparabile su Nord Stream 2, ha dimostrato un tasso di genialità degna di Leonardo da Vinci. Guardate questo grafico, il quale ci mostra plasticamente quanto stia già accadendo al commercio globale: i costi di trasporto dai porti del Mar Nero verso Francia e Italia sono saliti del 70% da quando il canale di Suez è bloccato.

Vi rendete conto, parliamo di tre giorni e delle rotte fra Russia e Marsiglia e Augusta in Sicilia? Pensate che, al netto di tutti i Pepp del mondo e tutti gli spread falsamente compressi dalle Banche centrali, le aziende possano ancora per molto reggere un’ulteriore pressione sulla supply chain globale, senza dover cominciare a scaricare il surplus di costi sui prodotti al dettaglio lungo la filiera? Tradotto, quanto pensate che costeranno frutta e verdura la prossima settimana? Ve la paga la Bce la spesa? O magari utilizzerete i mini-Bot?

E attenzione, perché non è tutto. Con la massa monetaria M3 nell’eurozona e in Usa già al livello record assoluto e i breakevens dell’inflazione ai massimi da due anni, cosa accadrà da qui all’estate, se per caso non dovesse risolversi in fretta la questione a Suez e si desse giocoforza vita a un re-routing di massa attraverso Capo di Buona Speranza? Guardate queste due immagini, le quali mettono più in prospettiva la situazione. La prima mostra l’aggravio di tempi a livello di chilometraggio da percorrere via mare proprio del re-routing, il re-indirizzamento delle rotte, mentre la seconda sembra presa da un cantiere della Salerno-Reggio Calabria. Ma arriva invece dritta dritta del luogo dell’indicente, non più tardi di ieri mattina e riproposta da Bloomberg? Con circa 230 navi in coda e una dispiegamento di mezzi come questo, quanto pensate che ci vorrà prima di un ritorno alla normalità? 

Alla luce di questo, davvero la fiammata dei prezzi cui stiamo assistendo sarà temporanea e congiunturale, come ripetono a cantilena i vari banchieri centrali, da Jerome Powell e Christine Lagarde? E cosa accade quando si innesta un processo di inflazione in un contesto monetario già criminalmente espansivo? Ma tranquilli, va tutto benone. C’è caos solo in Germania. E, in effetti, un po’ di caos c’è. E spiegherebbe anche l’atteggiamento decisamente freddo di Angela Merkel verso la postura caricaturalmente maccartista del Consiglio Ue (Mario Draghi ha addirittura definito Joe Biden una boccata di aria fresca, scatenando in me un’immediata nostalgia di Giuseppe Conte) per compiacere l’amico americano, citando il tedesco Wim Wenders. 

Questo grafico mostra l’andamento del titolo Volkswagen (ordinario e privilegiato) e della controllante Porsche da quando la casa automobilistica tedesca è uscita allo scoperto con la sua aperta sfida a Tesla sull’auto elettrica, annunciando addirittura l’apertura di quattro gigafactories. 

C’è un problemino: al netto del cobalto estratto in Congo, quella scommessa si basa pressoché interamente sui semiconduttori, quei micro-chips di fondamentale importanza e di cui c’è già enorme carenza sul mercato, tanto che Ford è stata costretta a chiudere per due settimane i suoi impianti in Ohio e Kentucky. E chi ha in mano quel mercato, attraverso il leader mondiale assoluto che ha sede a Taiwan, la Tsmc? La Cina. Contro cui i geni assoluti europei, in questo caso anche il ministero degli Esteri tedesco che ha convocato l’ambasciatore di Pechino sulla esiziale questione dei dissidenti uiguri, hanno appena dichiarato una guerra totale, in nome della disciplina olimpica di bacio alla pantofola del Dipartimento di Stato (ovviamente, solo quando alla Casa Bianca ci sono i Democratici, altrimenti trattasi di guerrafondai razzisti). 

Se per caso la crisi già conclamata dei micro-chip dovesse ulteriormente incancrenirsi, sia per una ritorsione politica netta della Cina, sia per i ritardi di consegna legati alla supply chain e al caos di Suez, tutte quelle scommesse sul titolo Volkswagen dove potrebbero andare a finire? Capisco che qui poco importi la questione, trattandosi di un potenziale guaio per la Germania che normalmente viene festeggiato come l’arrivo dell’anno nuovo. In nome dell’infantilismo da Schadenfreude, con la S maiuscola. Però provate a chiedere cosa ne pensano i fornitori e subfornitori di componentistica per il mercato automotive tedesco che hanno sede in Lombardia e Piemonte: loro, al netto dei miliardari e rapidissimi ristori messi in campo da Mr. Whatever it takes, forse potrebbero avere qualcosa da ridire. 

E poi, si sa, non di solo commercio vive l’uomo. Anche di derivati. E questo grafico mostra l’andamento dei futures petroliferi da martedì scorso, data dell’incagliamento della nave container: pensate che nessuno trarrà beneficio da questo flip-flop, potenzialmente driver di mille altre criticità? Pensate che i sauditi non siano pronti a inventarsi un nuovo attacco Houthi con droni iraniani contro gli stabilimenti Aramco o qualche petroliera, mentre torna in grande stile il contango? 

Pensate male, casualmente lo hanno fatto proprio ieri! E pensate che la Russia, la stessa contro cui stiamo alzando le barricate in nome dell’avvelenato di Collegno, perderà molto tempo prima di affilare le armi del ricatto energetico verso l’Europa? O siamo pronti a comprare il gas naturale liquefatto dall’amico americano, pagando un capitale di più per il trasporto via mare rispetto a Nord Stream 2? 

Insomma, diciamo che quello andato in streaming giovedì fra i capi di governo europei è stato il trailer del più colossale suicidio politico-economico della storia. Sarà per questo che Mario Draghi – uno che le reazioni dei mercati le conosce, quindi tendenzialmente restio verso colpi di teatro – ha messo sul piatto il cavolo a merenda degli Eurobond, mentre si parlava di vaccini? 

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