STATISTICHE COVID/ Quando il virus è più infettivo? Il mercoledì e il giovedì

- Carlo Zocchetti

La diffusione continua di numeri Covid ci fa sembra di essere diventati esperti, ma a volte ci sono “casi” strani che ingannano

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(LaPresse)

Tutti i giorni i media ci raccontano quanti sono i nuovi positivi al Covid, quanti sono i ricoverati, quelli in terapia intensiva, i deceduti, i vaccinati, quelli che hanno fatto un tampone, e i guariti. E così abbiamo l’impressione di essere diventati tutti improvvisamente degli statistici.

In fondo cosa ci vuole? Basta contare, far di somma e differenza e, per i più avanzati, anche dividere e calcolare rapporti, cioè operazioni che alle scuole elementari abbiamo imparato tutti.

E così scopriamo che, dal punto di vista statistico, questo virus è ben strano: un giorno va su (e ci butta nello sconforto: aiuto, stiamo in casa e vestiamoci da palombari) e un giorno va giù (fuori tutti: c’è bisogno d’aria, a stare in casa si soffre, soprattutto i ragazzi che vorrebbero andare di corsa a scuola! Mah! Li hai mai visti i ragazzi che improvvisamente hanno tutti voglia di andare a scuola? Si è capovolto il mondo?).

Alla domenica e al lunedì il virus va in ferie (pochi casi) e poi, come conseguenza delle ferie, al mercoledì e al giovedì diventa più infettivo e aumenta i casi a dismisura così da mandare fuori squadra le nostre statistiche (e allora comincia la caccia agli untori: ecco, te lo dicevo, sei andato mercoledì al bar a bere un caffè, dovevi andare domenica; oppure: vedi che andare a messa fa bene, alla domenica e al lunedì ci sono meno infettati).

Poi, domenica scorsa giorno di Pasqua, si scopre che oltre ai positivi, ai ricoverati, ai deceduti, eccetera, c’è anche … un risorto. Ohibò! E questo cos’è?

Certo che a questo punto i conti non tornano più. Dove lo mettiamo? Come lo classifichiamo? A che operazione algebrica lo sottoponiamo? Una somma? Troppo poco: si perderebbe di fronte alla grandezza degli altri numeri. Una differenza? No di sicuro: cosa c’entra la differenza? Vuoi che proviamo con un prodotto? Però di moltiplicazione non ha mai parlato nessuno! E se provassimo con un rapporto? L’idea in sé ci potrebbe anche stare, ma chi (o cosa) avrebbe il coraggio di confrontarsi con uno che è risorto? E poi, statisticamente parlando, non è che si possono fare le statistiche con un solo caso (beh, se proprio proprio vogliamo allargarci, possiamo mettere nel gruppo anche Lazzaro, ma sono sempre troppo pochi: quello che si direbbe “un campione non significativo”).

E allora, che fare? Beh, ce l’ho io l’idea: stiamo zitti e non ne parliamo. In fondo chi se ne accorgerebbe? Uno in più o uno in meno sempre tanti sono: non è che aggiungendone (o dimenticandone) uno la statistica del virus cambierebbe. Peraltro ci hanno già provato a nasconderne più di uno: spalma di qui, spalma di là … (hanno trovato anche un bel termine tecnico per questa operazione: si chiama “smoothing”, cioè spianamento, lisciamento).

Sì, va bene, ma se poi ci scoprono? Perché c’è sempre qualcuno che invece di stare zitto parla. Saranno anche pochi quelli che non sanno stare zitti, però in fondo in fondo ne basterebbe anche solo uno che parlasse e tutto il nostro castello andrebbe all’aria.

Ho un’altra idea. Facciamo così: non diciamo che è risorto, diciamo che è guarito. Non penso che così saremmo molto lontani dal vero: tra risorto e guarito che differenza c’è? Non sono quasi uguali? E in più abbiamo il vantaggio che la categoria dei guariti c’è già ed è la più grossa, ci si perde dentro, ci sono dentro anch’io e chi vuoi che si accorga che tra di loro si è insinuato uno che è risorto?

Hai ragione, tra l’altro anche la statistica sarebbe a posto: non c’è bisogno di una nuova categoria (che poi non sai mai come funzionerebbe la statistica con le nuove categorie), non c’è il problema dei campioni non rappresentativi, e non ci porremmo tante altre domande imbarazzanti. Cosa ne dici? Non ti pare una soluzione che accontenta tutti?

Certo, però rimane il fatto che uno è risorto, e questo di per sé fa la differenza (ma cambia anche il rapporto, perché non è più quello di prima, e per la moltiplicazione ha già dato prova di saperci fare, anche se erano solo pani e pesci e non si parlava ancora di cose molto più difficili come il Covid).

Sai cosa ti dico? È meglio che non facciamo la statistica con i risorti: accontentiamoci dei mezzi polli o, visto che è tempo di Pasqua, degli agnelli.

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