Stato-Mafia, motivazioni sentenza Mannino/ “Estraneo ai fatti”: colpo alla Trattativa

- Niccolò Magnani

Calogero Mannino assolto perchè “estraneo ai fatti”: motivazioni sentenza d’Appello sulla presunta Trattativa Stato-Mafia, “tesi accusa illogica e incongruente”

Calogero Mannino
Calogero Mannino (LaPresse, 2019)

Calogero Mannino è stato assolto in Appello per la presunta trattativa “Stato-Mafia” perché «estraneo completamente ai fatti»: cominciano così le motivazioni della sentenza che i Giudici della Corte d’Appello di Palermo hanno fatto uscire ieri sera dopo che nel luglio scorso era stato assolto l’ex Ministro della Democrazia Cristiana in riferimento alla presunta “minaccia a Corpo politico dello Stato”. L’accusa del Pg aveva chiesto 9 anni lo scorso 9 maggio 2019 nel processo-stralcio in cui Mannino risultata imputato sulle possibili e presunte trame che lo Stato italiano e la Mafia di Cosa Nostra avrebbero concordato nel periodo buissimo delle stragi tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, culminate con gli indegni attentati ai giudici Falcone e Borsellino. Nello specifico, Calogero Mannino era stato accusato di avere dato il via ai contatti tra i carabinieri del Ros e i vertici della Mafia in Sicilia per far terminare le odiose stragi mafiose e non solo, sempre secondo le accuse, l’ex Ministro Dc temendo per la propria vita dopo le minacce di Totò Riina – che attaccava «mi vendicherò dei politici che non mantengono le promesse fatte» – avrebbe accelerato la stessa Trattativa. Ebbene, nulla di tutto questo per i giudici della Corte d’Appello che ha giudicato Mannino del tutto estraneo ai fatti.

MANNINO ASSOLTO: “VIENE RIBALTATO IL ROMANZETTO”

Sono oltre 1000 le pagine in cui il collegio presieduto da Adriana Piras, a latere Massimo Corleo e Maria Elena Gamberini, hanno assolto Calogero Mannino da tutte le accuse: non solo, secondo i giudici di Palermo non solo l’ex Ministro è estraneo ai fatti ma proprio la Trattativa Stato-Mafia non ci sarebbe mai stata. «Non è stato affatto dimostrato che Mannino fosse finito anch’egli nel mirino della mafia a causa di sue presunte ed indimostrate promesse non mantenute ( addirittura, quella del buon esito del primo maxi processo) ma, anzi, al contrario, è piuttosto emerso dalla sua sentenza assolutoria che costui fosse una vittima designata della mafia, proprio a causa della sua specifica azione di contrasto a Cosa nostra quale esponente del governo del 1991», ribadiscono i giudici nelle motivazioni. La presunta prova portata dall’accusa sull’effettiva Trattativa – ovvero il mancato rinnovo del regime 41 bis per alcuni mafiosi – viene “smontata” dai giudici quando riferiscono che di quelle 300 persone a cui è stato tolto il 41bis solo 18 erano mafiosi: «mancato rinnovo del 41 bis è frutto di scelta dettata dalla sentenza della Corte costituzionali e altri fattori che nulla c’entrano con la tesi accusatoria», ben spiegano i colleghi de Il Dubbio. Il pm Nino Di Matteo al momento viene “sconfitto” dalla sentenza d’Appello e questo per Mannino è fonte di grande soddisfazione: «tesi dell’accusa illogica e incongruente», spiegano i giudici che confermano come l’ex Ministro fosse stato minacciato dalla Mafia non per volere una Trattativa ma per la sua azione di contrasto da Guardasigilli. L’imputato assolto intervistato da Live Sicilia dopo l’uscita delle motivazioni afferma: «Il giudice non si è fatto condizionare dall’ambiente. Io imputato per capriccio di qualcuno. […] È una sentenza monumentale, viene ribaltato il “romanzetto”».



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