“Stato mi paga poco”, boss pentito rapina pizzeria/ “Devo pur vivere come si deve…”

- Silvana Palazzo

Napoli, boss pentito rapina pizzeria: “Lo Stato mi paga poco. Devo pur vivere come si deve…”, questa la spiegazione agghiacciante che ha fornito ai carabinieri dopo che lo hanno fermato

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Ha assalto una pizzeria e rapinato l’incasso di circa 300 euro. Perché? Lo Stato paga poco i pentiti. Questa la motivazione choc fornita da un collaboratore di giustizia, secondo quanto ricostruito da Il Mattino. «Lo Stato mi dà pochi soldi, nonostante io sia un pentito eccellente. E allora per vivere come si deve, faccio le rapine». Il protagonista di questa incredibile vicenda è Vincenzo Marrazzo, 56enne boss dell’omonimo clan di Casandrino, meglio noto come Enzuccio l’elettrauto, che è collaboratore di giustizia insieme a moglie, figli e un fratello. Quella rapina peraltro poteva finire in tragedia, perché il pentito è stato inseguito dai proprietari della pizzeria e lui ha reagito sparando e ferendo alla mano uno di loro. I proiettili, però, sono stati esplosi tra i passanti e i clienti della pizzeria, infatti sono stati colpiti di striscio uno dei figli del titolare, un’auto in sosta e un contatore del gas di una casa. Prima di arrendersi ha pure avuto una violenta colluttazione col figlio del titolare e un carabiniere fuori servizio che era intervenuto dopo aver udito gli spari.

“STATO MI PAGA POCO”, BOSS PENTITO RAPINA PIZZERIA

Sul posto si sono precipitate alcune pattuglie dei carabinieri della compagnia di Giugliano e i militari del nucleo investigativo. La zona è stata messa in sicurezza e ispezionata, così è stata recuperata la pistola semiautomatica 9×21 con matricola abrasa e altri quattro colpi nel caricatore. Recuperato anche il bottino che il boss nascondeva in tasca. Davanti alla cattura però ha reagito inaspettatamente, sbottando contro i carabinieri: «Lo Stato mi paga poco a fronte della mia collaborazione. Devo pur vivere…». Una spiegazione a dir poco agghiacciante quella del boss pentito, che è finito in carcere con l’accusa di rapina aggravata e tentato omicidio, in attesa delle decisioni della Procura di Napoli Nord. L’uomo decise di collaborare il 29 maggio 2012, così svelò venti anni di camorra a nord di Napoli. Quel pentimento aprì alle collaborazioni con la giustizia dei fratelli, della moglie e dei figli, ma evidentemente nonostante ciò è ricaduto in vecchi “schemi”.

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