STEFANO BARILLI, CADAVERE NEL PO/ L’amico: “Aveva paura di non realizzarsi”

- Davide Giancristofaro Alberti

A Storie Italiane le parole dell’amico di Stefano Barilli, colui con cui il ragazzo si era confidato poco prima di sparire e poi morire

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Stefano Barilli (Storie Italiane)

Storie Italiane ha intervistato il miglior amico di Stefano Barilli, il ragazzo trovato senza vita negli scorsi giorni nei pressi del Po. All’amico, Stefano Barilli aveva inviato un’email attraverso cui lo stesso faceva capire in qualche modo il suo futuro gesto estremo: “Sabato ci siamo visti e lunedì ho saputo della scomparsa – le parole del ragazzo – è stata una bella giornata, abbiamo passato insieme bei momenti come eravamo soliti fare, nulla di particolare se non che mi ha lasciato un regalo penso in vista del mio compleanno, invece forse è stato un gesto per scusarsi, io l’ho interpretato così. Quando è andato via mi ha abbracciato, non lo faceva mai, era il mio migliore amico, non avevamo una relazione amorosa ma l’amico che avevo sempre cercato”.

Quindi ha proseguito: “Mi aveva parlato della sua sofferenza in modo molto sommario nella lettera che mi aveva lasciato, ho visto come se esplodesse quanto aveva dentro, con me si è aperto mostrando debolezze e sofferenze, io sapevo tutto. Lui mi ha inviato un’email il giorno che è sparito. Non voglio entrare troppo nel merito ma diciamo che mi ha lasciato intendere quali erano le sue sofferenze. La prima cosa che ho inteso e che avrebbe compiuto il gesto, mi voleva far intendere questo, mi dispiace perchè mi sarebbe piaciuto affrontare tutto insieme a lui, lui era una delle persone più importanti della mia vita, è stato un mito, un punto di riferimento, qualcuno che avevo sempre cercato e che finalmente avevo trovato. La sua più grande preoccupazione era quella di non riuscire a realizzarsi”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

STEFANO BARILLI, CADAVERE NEL PO/ IL PESCATORE CHE L’HA TROVATO: “ERA SENZA TESTA…”

Storie Italiane ha aperto doverosamente con la vicenda riguardante la morte di Stefano Barilli, il ragazzo scomparso da Piacenza da febbraio, trovato senza vita lungo le rive del Po, nella Bassa Lodigiana. Sembrava potesse essere scappato per avvicinarsi ad una “psico-setta”, ma la vicenda ha avuto l’epico più drammatico, il suicidio. Manca ancora l’esame del dna che accerterà che il cadavere sarà esattamente di Stefano Barilli, ma sono molti gli indizi che spingono in questa direzione, a cominciare da un bigliettino trovato nella tasca dei pantaloni del corpo senza vita del ragazzo, firmato proprio “Stefano Barilli”. “All’interno di una tasca – racconta Maria Grazia San Rocco, inviata del programma di Rai Uno – c’era una bustina con i documenti di Stefano e un bigliettino in cui diceva che aveva scelto di farla finita e che nessuno l’aveva obbligato a fare quel gesto, firmato dallo stesso Stefano”. E ancora: “Solo il dna ci dirà se il corpo è di Stefano e ci dirà che cosa è accaduto. Al momento non vi è alcun fascicolo contro terzi, non vi sono elementi per l’omicidio, ma la certezza si avrà solo dopo l’autopsia che si terrà domani.

STEFANO BARILLI, CADAVERE NEL PO: PARLA IL PESCATORE CHE L’HA TROVATO

Storie Italiane stava seguendo da settimane il caso della scomparsa di Stefano Barilli, associato tra l’altro alla sparizione di un altro ragazzo dell’Emilia Romagna, Alessandro: “Una vicenda triste, dolorosa – ha proseguito Maria Grazia San Rocco – seguita dall’inizio con la signora Natascia (mamma di Stefano Barilli ndr), chiusa nel suo dolore a Piacenza. Era scomparso nel cuore della notte l’8 febbraio, cosa è accaduto? Un gesto estremo o forse un omicidio o forse qualcuno lo avrebbe spinto a tale gesto”. Il corpo è stato rinvenuto sabato scorso: “Un pescatore l’ha trovato, è stato dato l’allarme, e sono arrivati i vigili del fuoco, oggi è a disposizione dell’autorità giudiziaria. Natascia è chiusa nel suo dolore, ha sempre sperato di poter riabbracciare il figlio, all’inizio ci aveva detto di aver temuto per le sorti del figlio, poi la foto di Milano (risultata fake), aveva aperto le speranze. Evidentemente stava male, voleva coronare un sogno e non ci era riuscito, e forse questo lo aveva portato ad allontanarsi di casa. Aveva scritto una lettera molto forte e un’email che aveva mandato ad un amico a cui era molto legato, rimasto scioccato dall’allontanamento”. Il programma di casa Rai ha intervistato anche il pescatore che ha rinvenuto il corpo: “Ero convinto che fosse un manichino, la testa non c’era, vedevo un braccio, quando son passato vicino ho visto che era una persona”. E’ il secondo cadavere di un giovane scomparso, rinvenuto nelle ultime settimane, dopo quello di Mattia Fogarin del primo aprile.

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