Stefano Barilli decapitato nel Po/ Lettera mamma “Suicidio? Ho capito tuo gesto ma…”

- Emanuela Longo

Stefano Barilli decapitato nel Po, il caso a Lombardia Nera. La lettera della mamma che appare ormai rassegnata alla tesi del suicidio

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Caso Stefano Barilli, Lombardia Nera

Il programma Lombardia Nera è tornato a fare luce sul giallo di Stefano Barilli, il giovane scomparso e rinvenuto cadavere, decapitato nel Po lo scorso 17 aprile. La mamma sembra rassegnarsi sempre di più all’ipotesi del suicidio anche se vi è un’indagine aperta per istigazione al suicidio e proprio la madre vuole capire cosa sia realmente accaduto. Le domande sono molteplici: come mai Stefano è andato via con uno zaino, contenente la biancheria intima ed un vocabolario di tedesco oltre a una serie di carte che aveva con sé per poi suicidarsi? E’ mistero anche sul messaggio rinvenuto in tasca così come su un’altra scomparsa, quella di Alessandro Venturelli del quale non si hanno ancora notizie. Nei giorni scorsi la mamma di Stefano ha scritto una lettera dimostrando di essersi ormai rassegnata all’idea che il figlio possa essersi tolto la vita, ma perché? Qualcuno lo ha spinto? “Caro amato Stefano, mi hai sorpresa ancora una volta con l’ultima prodezza del tuo spirito libero alla quale purtroppo non posso porre rimedio”, ha esordito la madre nella sua lettera.

“Ho capito il tuo gesto: il silenzio e l’ordine della tua stanza sono stati eloquenti”, ha proseguito la donna, “ma non ho potuto accettarlo ed è stato più semplice fraintendere e inseguirti in ogni dove”. La madre dice di non essersi pentita per aver mostrato pubblicamente le sue emozioni perché in tal modo si è sentita meno sola. “Se soltanto ti fossi accorto prima dei tanti cuori che hanno palpitato per la tua sorte, anima in pena, la tua scelta di non vivere – estremo grido di sofferenza – ha provocato terremoti interiori ed esige di sostituire la tua assenza con una presenza, di crescere tramite il lutto rimanendo vulnerabili all’amore”, prosegue ancora la donna.

STEFANO BARILLI: LA LETTERA DELLA MADRE

La mamma di Stefano Barilli nella lunga lettera ha confermato di non voler accettare la sua morte con rassegnazione “perché significherebbe sostenere la tua ipotesi di fallimento che non corrisponde a verità”, né ritiene che la sua scomparsa prematura meriti l’oblio. La donna non dimentica i tempi felici trascorsi insieme. I dubbi della madre sarebbero legittimi secondo il giornalista e scrittore Fabrizio Carcano che a Lombardia Nera ha commentato: “In questa vicenda è evidente che c’è qualcosa che non torna”. Intanto proprio il biglietto di addio non lasciato in casa ma rinvenuto incellophanato nei pantaloni racchiuderebbe non pochi dubbi. Per questo è giusto che la procura indaghi sulla presunta istigazione al suicidio. “Questa vicenda non è chiara, questo ragazzo non ha dato segnali di volersi ammazzare”, ha aggiunto. Ad intervenire anche l’avvocato Germinara ha commentato la lettera della madre “che si dà colpa per non aver capito”. Ma come si dimostra l’istigazione al suicidio? “Trovando le ultime frequentazioni, non è il morto che lo dice purtroppo, la medicina legale non può dire se c’è stata l’istigazione”.

GIALLO SCUSSA SCOMPARSA DI ALESSANDRO VENTURELLI

Il caso di Stefano Barilli è stato commentato anche da Ezio Denti, criminologo investigativo: “Il fenomeno suicidiario è veramente molto strano quindi non dobbiamo pensare che possa esserci stata la premeditazione al suicidio da parte di questo ragazzo. Bisogna capire cosa c’era in ambito familiare”. La stessa mamma aveva spiegato una trasformazione importante di Stefano negli ultimi tre anni nei quali la donna aveva lottato con tutta se stessa per aiutarlo. Secondo Denti occorrerebbe comprendere anche cosa abbia fatto negli anni a Londra dai quali non sarebbe trapelato nulla. “Il suicidio fa pensare a quello che potrebbe essere un’istigazione al suicidio ma questo deve avere un nesso con le frequentazioni”. In merito al giallo legato alla sparizione del secondo ragazzo, Alessandro Venturelli, Denti sostiene che i due ragazzi non si siano mai incontrati. “Sono due storie completamente diverse. Sembrerebbe che questo secondo ragazzo si sia dedicato a questa pseudo setta e potrebbe essere ad Avezzano, ma perchè le forze dell’ordine non sono ancora intervenute?”. Il finale, dunque, in questo caso potrebbe – si spera – essere ben diverso.

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