Stefano Cucchi “morto per caduta dopo pestaggio”/ Pm, “primo processo kafkiano”

- Emanuela Longo

Stefano Cucchi, processo bis: requisitoria pm “Morto per caduta dopo violento pestaggio”. Per il pubblico ministero si tratta di un primo processo “kafkiano”

Il caso Cucchi
Stefano e Ilaria Cucchi (LaPresse, 2019)

Questa mattina ha preso il via la requisitoria del processo per la morte di Stefano Cucchi, il giovane geometra romano morto a 31 anni. Sul banco degli imputati, i tre carabinieri che dovranno rispondere all’accusa di omicidio preterintenzionale. La requisitoria dell’accusa è iniziata alle 10.30 nell’aula bunker di Rebibbia durante la quale il procuratore di Roma, Michele Prestipino, ha definito quello sulla morte di Stefano Cucchi un “processo kafkiano” dal momento che “c’è stato un depistaggio, in cui si è giocata tutta un’altra partita”. A prendere la parola ribadendo quanto asserito dal procuratore, come spiega Today.it, è stato anche il pm Giovanni Musarò che ha voluto ricordare le parole di uno dei teste chiave per la riapertura del caso, Luigi Lainà, detenuto che incontrò Cucchi il giorno del suo arresto, avvenuto il 15 ottobre 2009 per droga. Il geometra morì una settimana dopo all’ospedale Sandro Pertini della Capitale. “Stefano Cucchi stava proprio acciaccato de brutto, era gonfio come una zampogna sulla parte destra del volto”, riferì il testimone. Lainà commentò: “Si sono divertiti a picchiarlo”. Nel corso del processo poi, asserì che Cucchi gli aveva riferito di “essere stato picchiato da due carabinieri”.

PROCESSO BIS STEFANO CUCCHI: “CADUTA GLI COSTÒ LA VITA”

All’inizio della sua requisitoria nel processo bis sulla morte di Stefano Cucchi, il pm Giovanni Musarò ha aggiunto, rispetto alla notte tra il 15 e 16 ottobre di dieci anni fa su quanto accadde nella stazione Appia dei carabinieri: “Non possiamo fare finta che quella notte non sia successo niente e non capire che si stava giocando una partita truccata all’insaputa di tutti”. Lo stesso pubblico ministero ha proseguito asserendo che “le lesioni più gravi” rinvenute sul corpo di Cucchi “sono state prodotte dalla caduta” che fece seguito ad un “violentissimo pestaggio”. Proprio quella caduta “è costata la vita a Stefano Cucchi”, ha proseguito, giustificando in questo modo l’accusa di omicidio preterintenzionale contestata a tre carabinieri ritenuti gli autori del pestaggio a scapito del 31enne. In seguito a quella caduta si fratturò due vertebre. “Lui stesso, a chi gli chiese cosa fosse successo, disse: ‘Sono caduto'”. I tre imputati a processo sono Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco. Proprio quest’ultimo aveva confermato la circostanza durante il processo tirando in ballo i due colleghi.



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