STEFANO D’ORAZIO DEI POOH/ “Così ho scritto la canzone per Bergamo” (Techetechetè)

- Dario D'Angelo

Stefano D’Orazio, storico batterista dei Pooh, racconta com’è nata l’idea di scrivere una canzone per Bergamo insieme a Roby Facchinetti (Techetechetè)

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Stefano D'Orazio

Stefano D’Orazio è un componente storico dei Pooh, il gruppo musicale protagonista della puntata di Techetechetè in onda questa sera su Rai Uno. Nato a Roma 71 anni fa, il batterista e tastierista della band più longeva d’Italia è tornato proprio in queste settimane alla ribalta dopo aver scritto un commovente brano a quattro mani con l’amico di una vita, Roby Facchinetti, dedicato alla Bergamo travolta dal coronavirus. Si tratta ovviamente di “Rinascerò, rinascerai”, canzone struggente che è di fatto diventata la colonna sonora di un’intera città. Intervistato da La Repubblica, Stefano D’Orazio ha raccontato di vivere a Roma ma di essere rientrato da Bergamo, dove possiede una casa, cinque giorni prima dell’esplosione dell’epidemia. Ma com’è nata l’idea di una canzone? “Roby mi ha chiamato alla fine della scorsa settimana (l’intervista risale al mese di marzo, ndr) lui sta nell’occhio del ciclone, aveva visto come tutti in televisione le immagini della colonna di camion militari che portavano via le bare delle vittime del virus. Aveva trascorso ore al telefono cercando di consolare amici e parenti, molte delle vittime le conosceva personalmente, in tanti altri casi si trattava di familiari di suoi amici, Bergamo non è poi così grande, ci si conosce un po’ tutti. Mi ha detto che quella notte gli era venuta questa musica e quando mi ha proposto di scrivere il testo non me lo sono fatto ripetere, ho detto subito che mi ci sarei messo al lavoro”.

STEFANO D’ORAZIO DEI POOH: “BERGAMO LA MIA SECONDA CASA”

Da grande paroliere qual è, Stefano D’Orazio non ha avuto problemi a rappresentare il dolore e la voglia di rinascita di Bergamo: “Sono venuto via prima della catastrofe, qui ero e qui sono rimasto (a Roma, ndr), ma Bergamo è la mia seconda casa, mi ha adottato e mi ha accolto, mi ha fatto vivere nel miglior modo possibile il mio lavoro, mi sono fatto altri amici lontano da casa per merito e per colpa del mio lavoro: è la mia seconda città anche se ora ci vado raramente”. Nel brano c’è anche un riferimento a Dante:”Rinascerò, rinascerai, quando tutto sarà finito, torneremo a riveder le stelle. La tempesta che ci travolge ci piega ma non ci spezzerà, siamo nati per combattere la sorte, ma ogni volta abbiamo sempre vinto noi, questi giorni cambieranno i nostri giorni ma stavolta impareremo un po’ di più”. Di certo c’è da trarre una lezione da questo virus, secondo D’Orazio: “Questo virus ci sta insegnando che sbagliamo ad essere superficiali o troppo convinti di essere superiori, invincibili, fino a pochi giorni fa in pochi credevano che potesse essere una cosa grave, abbiamo sempre avuto poca fiducia su chi ci governa, ma poi sono arrivati i decreti e anche i più restii si sono dovuti adeguare”.

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