STEFANO TACCONI/ “Papà? Figli ingestibili, meglio fare il portiere, amo cucinare”

- Dario D'Angelo

Stefano Tacconi si è raccontato ai microfoni di “C’è Tempo Per…” su Rai Uno, soffermandosi sul ruolo di padre, ma anche sulla sua recente operazione subita

Stefano Tacconi
Stefano Tacconi a Vieni da me

Stefano Tacconi si è raccontato negli studi di “C’è Tempo Per…”, su Rai Uno, esordendo così: “Papà? Ci vuole tanta pazienza, meglio fare il portiere. I miei figli uno più bello dell’altro? Il genio è quello”. L’ex portiere della Juventus e della nazionale italiana é stato operato per un’ernia al disco: “Ho 4 viti nel corpo, il calcio ti dà e poi ti toglie. Sono andato un anno prima a fare la visita e quando ho scoperto che il medico si chiamava Zenga non mi sono fidato, (ha raccontato ironicamente ndr), poi ho scoperto che era juventino… non avevo più il disco, ero talmente distrutto che mi hanno messo un perno in acciaio e adesso suona tutto all’aeroporto e ho un certificato, non posso più fare le tac”. Sui figli: “Il mio primo figlio Andrea aveva cominciato con la Lazio nei Giovanissimi, si lamentava che l’avevo portato da Suor Paola dove ci sono regole precise ma gli è servito per maturare un po’. Ha mollato perchè ha avuto due disavventure con due squadre fallite e si è stufato. L’ultimo figlio ha un carattere molto strano, voglio dargli dei consigli ma si vergogna che vado al campo, ora vuole cambiare squadra, sono ingestibili i figli e io voglio dargli libertà come ha fatto mio padre con me. Poi quando vado al campo ci sono le mamme che sono le peggiori di tutte, offendono l’allenatore perchè il figlio non gioca e l’altro perchè è stato sostituito, quindi sto a casa e faccio prima”. Dopo il calcio la sua seconda grande passione è la cucina: “Sono nativo umbro quindi il mio piatto migliore sono le Penne alla norcina con la salsiccia umbra che è particolare”. Tacconi si sta godendo la meritata pensione: “Sono un orso, un pantofolaio, ho avuto una vita talmente estenuante e adesso a 63 anni vorrei fermarmi un attimo, voglio godermi con mio figlio questa cantina di vini che abbiamo. Nostalgico? Non guardo indietro ma al futuro”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

STEFANO TACCONI, EX PORTIERE JUVENTUS CHOC: “CORONAVIRUS? PER ME È UN’INFLUENZA”

Stefano Tacconi ospite di C’è tempo per…, il programma in onda su Rai Uno ogni mattina dal lunedì al venerdì per la conduzione di Beppe Convertini e Anna Falchi. Lo storico portiere della Juventus viene ricordato da tutti i tifosi bianconeri per essere stato l’estremo difensore che nel 1985 difendeva i pali della Vecchia Signora nella Coppa dei Campioni vinta contro il Liverpool, ma lui stesso in un’intervista concessa qualche tempo fa al portale di Gianluca Di Marzio non aveva esitato a dire che in realtà la sua più grande soddisfazione professionale fosse arrivata qualche tempo dopo, nella finale di Coppa Intercontinentale in Giappone contro l’Argentinos Juniors: “Essere protagonista da portiere parando due rigori è una goduria unica”. Vivere di ricordi, però, a 62 anni non è più possibile. Stefano Tacconi nel corso degli anni si è allora reinventato diventando chef e selezionatore di vini insieme al figlio Andrea. La specialità della casa? Le pietanze umbre: “Quelli che mi riescono meglio sono quelli umbri, della mia tradizione. Ho scritto anche un libro, si chiama ‘Sapori d’Infanzia-Ricette della mia Umbria’”.

STEFANO TACCONI: “CORONAVIRUS? PER ME E’ UN’INFLUENZA…”

Qualche settimana fa, quando ancora era in bilico la ripartenza della Serie A, Stefano Tacconi è finito al centro di aspre polemiche per le sue affermazioni sul coronavirus. Intervistato da Radio Sportiva, l’ex portiere juventino aveva detto: “Il Coronavirus? Per me è un’influenza. Quando in una conferenza mi diranno che ci sono stati mille morti, mi dicano quali di Coronavirus, non si può fare di tutta l’erba un fascio. Io sarei per riprendere a giocare, anche con il pubblico”. In quell’occasione Stefano Tacconi aveva toccato anche altri argomenti di natura calcistica, dal suo passato alla Juventus all’attualità bianconera: “In questo periodo mi sono rivisto tutte le partite e qualche lacrimuccia è arrivata. I miei trofei? Tutto il museo della Juve, sennò come facevano a farlo? Per carattere e personalità non vedo un altro come me, poi prima era anche più dura. Rabiot? È già una persona fortunata, se vuol andar via la Juve non farebbe fatica. Io avrei accettato di ridurmi lo stipendio. Il libro di Chiellini? Le solite cavolate, ne ho dette talmente tante anch’io! E per quanto riguarda Buffon, facciamogli vincere questo record”.

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