STELLANTIS/ Gigafactory in Italia, non è tutt’oro quello che luccica…

- Franco Oppedisano

È certamente un bene che Stellantis abbia scelto l’Italia per la terza gigafactory del gruppo. Ma non è proprio tutto oro quel che luccica

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Carlos Tavares, Ceo di Stellantis (LaPresse)

Io do qualcosa a te e tu dai qualcosa a me. Io non ti tolgo le garanzie su 6,3 miliardi di euro di prestiti e tu investi in Italia. Questa volta lo scambio tra lo Stato italiano e la Fiat, nel frattempo diventata Fca e ora Stellantis, ha funzionato. Almeno in parte. Il merito va al Governo, Mario Draghi, Giancarlo Giorgetti o chi per loro, che sono riusciti a convincere (con le buone?) i vertici della multinazionale molto francese e molto poco italiana. La terza fabbrica per le batterie del gruppo automobilistico verrà realizzata nel nostro Paese. Bocciata l’ipotesi torinese, si farà a Termoli, una delle fabbriche di motori e cambi che più di altre era in debito di ossigeno e di lavoro. 

C’è da festeggiare, ma non è tutto oro quello che luccica. Ora l’impianto molisano verrà riconvertito per realizzare batterie, ma non si tratta di una gigafactory, ovvero di un impianto come quello di Tesla nato per diventare la più grande fabbrica del mondo, iniziato a costruire nel 2014 in California e non ancora terminata. Quindi molti dei 2.400 occupati di Termoli perderanno, comunque, il lavoro. Quanti? Non è ancora dato saperlo, ma se facciamo due calcoli il risultato è impietoso per i lavoratori. 

Tesla sta realizzando a Berlino una vera gigafactory con una superficie coperta di 866 mila metri quadrati su un’area totale di 3 milioni di metri quadri e occuperà tra le 4 e le 7 mila persone. Termoli occupa una superficie di 180 mila metri quadrati coperti su un’area totale di 1,3 milioni di metri quadrati. Facendo le proporzione si potrebbero salvare un migliaio di lavoratori. E gli altri? 

Anche il passaggio dai motori alle batterie non sarà facile. Non è stato comunicato quando le attuali produzioni di Termoli verranno sospese, ma lo saranno e i lavoratori andranno in cassa integrazione. I sindacati, tutti insieme, hanno salutato con entusiasmo la scelta di Stellantis. Avranno avuto delle informazioni che noi non abbiamo o si stanno accontentando. Certo la chiusura di Termoli sarebbe stata peggio. 

Il secondo punto da chiarire è il destino dell’indotto, ovvero quelle fabbriche di fornitori che si insediano vicino agli impianti per lavorare just in time. Che fine faranno le fabbriche satellite di Termoli e i loro lavoratori che fornivano semilavorati per realizzare cambi e motori? Ve lo lascio immaginare. Mentre sul fronte delle batterie i posti sono già occupati dal produttore francese di batterie Saft del Gruppo Total che fornisce la tecnologia e ha formato un consorzio con Psa e Opel per i due impianti in Francia e Germania. Ora che anche Fca fa parte del Gruppo, il fornitore di tecnologia sarà certamente lo stesso. Gli impianti per la produzione di batterie  in Francia e in Germania nascono, poi, con una joint venture tra Psa (ora Stellantis) e Total. Anche Termoli entrerà nella stessa partita?

A parte le molte domande che restano senza risposta e i particolari dell’accordo dove a volte si annida il diavolo, l’impianto per la produzione di batterie doveva, e sottolineo doveva, arrivare in Italia e alla fine è arrivato. La Spagna, la nazione che ci contendeva l’assegnazione, è uscita sconfitta, anche se, fino a pochi giorni prima la maggior parte degli osservatori era incline a pensare che l’argomento, spinoso, fosse rimandato ad altra occasione.

Non è stato così per un solo motivo: lo Stato italiano, il secondo Governo Conte, aveva elargito una garanzia a un prestito di 6,3 miliardi a Fca e il Governo Draghi è passato all’incasso. E speriamo sia solo l’inizio perché c’è anche da proteggere una filiera italiana che deve rimanere nell’orbita di Stellantis, gli altri impianti produttivi e i centri di ricerca sul nostro territorio.

In ogni caso, nessuno può dire cosa sarebbe successo se al posto di un esecutivo con un’ampia maggioranza e le idee chiare guidato da Draghi che ha un ottimo rapporto con il Presidente francese Emmanuel Macron, ci fosse stato qualcun altro al Governo. Mentre l’immagine di qualche giorno fa del Presidente del gruppo automobilistico John Elkann a pranzo in un ristorante a Roma, solo soletto e attaccato allo smartphone dopo aver incontrato i ministri, spiega meglio di tante parole quanto conti l’Italia all’interno di una Stellantis sempre più francese.

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