UGANDA/ Inaugurato il Centro educativo intitolato a don Giussani: un’opera nata da un’amicizia

Il 28 Gennaio 2009 a Kampala, in Uganda, è stato inaugurato il Permanent Centre for Education dedicato a Mons. Luigi Giussani. Come racconta MAURO GIACOMAZZI, è stata una festa di popolo, ma è stato anche un grandissimo evento culturale

03.02.2009 - La Redazione
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Il 28 Gennaio 2009  a  Kampala, in Uganda, è stato inaugurato il Permanent Centre for Education dedicato a Mons. Luigi Giussani.

Un evento questo che ha le sue radici nel 2002 quando alcuni amici, due italiane e un ugandese, (e poi altri fino ad arrivare ai ventiquattro formatori odierni) hanno iniziato a ritrovarsi per studiare il Rischio Educativo in vista della preparazione di trainings nell’ambito di un progetto finanziato da Cor Unum. Sono nati così dei percorsi rivolti a educatori, assistenti sociali, guardie carcerarie, genitori, studenti che hanno coinvolto in varie località ugandesi quasi diecimila persone. Lo svilupparsi di questo lavoro, nell’accoglienza paterna dell’allora Nunzio apostolico Christophe Pierre e nella ripercussione sui partecipanti ai corsi, ha trovato in un progetto Avsi la possibilità di un luogo stabile: il P C E (Permanent Centre for Education). 

L’apertura ufficiale del PCE, è stata presieduta dall’attuale Nunzio Apostolico, monsignor Paul Tschang In-Nam, accolto da un popolo in festa di cui facevano parte, oltre ai numerosi rappresentanti provenienti dall’estero, autorità ecclesiastiche e civili, le donne e i ragazzi del Meeting Point International, amici di Avsi e del Movimento.

Alla  breve presentazione delle origini del PCE, da parte di Clara Broggi, una delle iniziatrici, sono seguiti gli interventi dei tre soci fondatori. George William Pariyo che ha riconosciuto nell’educazione “la reale possibilità della novità per la vita di ciascuno”, Rose Busingye  che ha ringraziato commossa perché vede nel Centro il “compimento  del proprio lavoro, accompagnando, sostenendo, sviluppando un inizio che non ha fine perché l’educazione è per tutti” e Vincenzo Silvano, presidente della FOE, che ha visto  nella freschezza di questo lavoro la possibilità di reimparare quella “radice di impostazione che è comune alle  scuole appartenenti alla Federazione”.

Il Nunzio ha ringraziato per un “luogo in cui è evidente la reale esperienza nata dal metodo di Don Giussani, un luogo che la rende incontrabile da tutti”.

È stata poi la volta dei  donatori, l’ambasciatore Pietro Ballero per la Cooperazione Italiana, Arturo Alberti, Presidente di Avsi e Pablo Llano Direttore di Cesal, che hanno contribuito alla costruzione dell’edificio.

L’Ambasciatore ha sottolineato che “L’educazione non finisce mai, è un processo che continua per tutta la vita… per questo contribuenti europei, portatori di una cultura, di una tradizione e una storia di secoli, e ugandesi possono reciprocamente imparare realizzando insieme qualcosa”.

L’intervento di Alberto Piatti, segretario generale di Avsi ha introdotto la seconda parte della mattinata rimarcando come “questo sia il modo in cui si tenta di servire la Chiesa, ponendo al centro del lavoro il Mistero della persona” e lanciando al Centro una sfida che, nella risposta alla emergenza educativa che caratterizza vari paesi, si ponga in una  prospettiva di formazione per gli stati della regione dei grandi laghi, Burundi, Congo, Rwanda.

Sono infine intervenuti il Prof. Kirumira dell’ Università di Makerere che ha sottolineato il fatto che “l’educazione non può essere ridotta a mera istruzione della mente ma deve partire prima di tutto dal cuore della persona. Questa è la cosa più importante ed è quella che più manca nel sistema educativo ugandese. Proprio per questo motivo, un centro specializzato per l’educazione come il PCE è necessario per richiamare le persone a considerare il cuore dell’uomo come il punto di partenza di ogni intervento educativo”; e Mr. Agaba, Commissario del Ministero dell’ Educazione che ha sottolineato che “l’educazione va ben al di là della semplice performance accademica”, collocando la proposta del PCE al centro del dibattito sulla qualita’ dell’ educazione in Uganda

All’ inaugurazione sono seguiti altri eventi importanti: una tavola rotonda sull’educazione in Uganda alla quale hanno partecipato i rappresentanti della Chiesa in Uganda, Cooperazione Italiana allo Sviluppo, rappresentanti dell’ambasciata Olandese e del mondo accademico Ugandese. Il dottor Aloi (Cooperazione Italiana) ha sottolineato che l’attenzione all’individuo è una risorsa di primaria importanza per garantire un sistema educativo di qualità. Fr Byaruhanga (Segretariato Cattolico per l’Educazione) ha affermato che senza toccare il cuore non c’e’ educazione, non possiamo dire di essere educatori.

Durante il pomeriggio di giovedì nell’ambito dell’incontro “The Risk of Education. Witnesses”, Dr. Isabella Kamere della Kenyatta University di Nairobi ha raccontato la sua esperienza educativa con ragazzi disabili e ha sottolineato come l’esperienza di Don Luigi Giussani l’abbia aiutata a scoprire il valore dei ragazzi che le stanno di fronte e di come il loro limite non sia per lei il punto di partenza del suo giudizio su di loro. Mrs Florence Mauso (Preside di una importante scuola primaria di Kampala) ha raccontato come il lavoro fatto con il rischio educativo ha permesso un cambiamento radicale della sua scuola a partire dallo sguardo degli insegnanti verso i propri studenti e verso i coleghi. Mr Robert Omita (Commissario incaricato del Welfare dei detenuti all’interno delle Prigioni Ugandesi) ha testimoniato come l’educazione è l’unico modo di affrontare il problema dei detenuti nelle prigioni. Prima l’unica via sembrava essere la punizione (per lo piu’ corporale), ma ora finalmente si parla di educazione come sola possibilita’. Sr. Boni Ngabirano ha sottolineato come ogni lezione sia legata al desiderio del ragazzo e debba essere preparata con la finalita’ di incontrare i suoi desideri. Come insegnante di religione aveva sempre cercato di creare “santi” con la disciplina, ma attraverso il lavoro fatto sul rischio educativo ha ora come unica preoccupazione quella di far uscire il meglio da ciascun ragazzo.

A conclusione dei tre giorni di evento è intervenuta il Ministro dell’Educazione Mrs Geraldine Namirembe Bitamazire in rappresentanza della First Lady Janet Museveni. Prima di leggere il discorso ufficiale della First Lady ha voluto sottolineare che la presenza del PCE e’ evidenza che finalmente, se le persone cominciano a guardare all’educazione in questo modo, ci si sta muovendo verso la nascita di una societa’ in grado di educare. Il discorso della First Lady è stato preceduto dalla proiezione del documentario “Greater: Sconfiggere l’AIDS” e dalle testimonianze delle protagoniste del documentario stesso: Ms Rose Busingye e Vicky Aryenyo (Direttore e assistente sociale del Meeting Point International, rispettivamente). Vicky ha raccontato come sia stata educata dallo sguardo di Rose che ha saputo amarla nonostante la sua condizione e la sua miseria. Rose ha sottilineato che quando siamo di fronte ad una persona malata non possiamo permetterci di curare solo la parte malata, la persona è una unità e non possiamo scinderla o ridurla alla parte da curare. 

Non possiamo dimenticare che nell’ambito dell’evento è stata ufficialmente aperta la mostra “Con le nostre mani, ma con la tua forza. Le opere nella tradizione monastica benedettina”. Un gruppo di ragazzi dello slum di Kireka da settembre si è riunito tutte le domeniche per studiare la mostra sui benedettini. Hanno poi pulito, tirato a lucido i pavimenti, messo in ordine i locali per tutta la settimana precedente e poi hanno accolto gli invitati sempre sorridendo e cantando e continuando a mantenere il Centro pulito e ordinato per 3 giorni, comunicando con questa semplicita’ la lezione imparata da San Benedetto.

È stata una festa di popolo, ma è stato anche un grandissimo evento culturale.

Non è mancata in questi giorni la presenza di Giovanna Orlando che, all’origine di quest’opera, insieme a Clara e Kizito, è morta nel maggio 2008. La passione e l’entusiamo per la proposta educativa di Don Giussani che ha saputo comunicare a coloro che l’ hanno incontrata  ci rendono certi che dal cielo continua a lavorare con alacrità, sostenendo il Centro più di quanto poteva fare prima.

(Mauro Giacomazzi)



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