Strage delle Fontanelle, cos’è?/ La scia di sangue che macchiò il quartiere Sanità a Napoli

- Marta Duò

Il racconto della Strage delle Fontanelle, che sconvolse il quartiere Sanità a Napoli e lasciò una lunga scia di sangue tra i Barbudos e il clan Vastarella

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Omicidio Alberto Musy, Un giorno in Pretura

La Strage delle Fontanelle è al centro della puntata di questa sera del programma tv Un Giorno in Pretura, in onda su Rai3. Si tratta di un evento che ha macchiato di crudeltà e sangue le strade di Napoli, in particolare dello storico quartiere Sanità che allora era conteso tra il clan Genidoni-Esposito, detto Barbudos, e il clan nemico Vastarella. La strage avvenne la sera del 22 aprile 2016 e portò la firma del boss Antonio Genidoni, che è stato riconosciuto colpevole di aver organizzato il raid nella sala da biliardo in via delle Fontanelle.

I killer dei Barbudos colpirono nel mucchio, sparando numerosi proiettili contro la folla che si era riunita all’esterno del circolo ricreativo “Madonna dell’Arco”, frequentato spesso dagli affiliati del clan Vastarella. I colpi infine raggiunsero e uccisero Giuseppe Vastarella e Salvatore Vigna. Scopo della strage delle Fontanelle era riconquistare il quartiere Sanità e l’illecito presente nello storico rione, ma anche vendicare l’assassinio di Pietro e Ciro Esposito, padre e figlio, consumatosi nel 2015.

Strage delle Fontanelle, i morti e le condanne

Dopo l’uccisione di Ciro e Pietro, avvenuto a pochi passi dall’abitazione in cui vivevano i due uomini e forse ordito dal clan Lo Russo, lo scontro tra Barbudos e Vastarella divenne ancora più feroce e violento. Il culmine di questo scontro, incentrato nel rione Sanità di Napoli, fu proprio la strage delle Fontanelle. Quella sera, i Barbudos uccisero Giuseppe Vastarella e suo cognato Salvatore Vigna, provocando anche il ferimento di altri tre uomini imparentati con il capoclan Patrizio Vastarella: Dario Vastarella, Antonio Vastarella e Alfredo Ciotola.

Per la strage delle Fontanelle, Antonio Genidoni è stato condannato in primo grado a 20 anni di carcere. Sono stati inoltre richiesti 8 anni per la moglie Vincenza Esposito e 14 per la madre di lui, Addolorata Spina. Sono stati condannati entrambi a 12 anni Alessandro DAniello ed Emanuele Esposito, quest’ultimo considerato il braccio destro del boss Antonio Genidoni e ritenuto a capo del commando che aprì il fuoco all’ingresso della sala da biliardo.

Chi era tra gli obiettivi della Strage delle Fontanelle

Antonio Genidoni era presente a Napoli quella sera del 22 aprile 2016, dopo aver ottenuto un permesso di 48 ore dai domiciliari a cui era condannato a Milano. Una volta scaduto il permesso e rientrato nell’abitazione in cui era detenuto, le intercettazioni ottenute da una cimice piazzata in loco e riportate da La Repubblica riferiscono la sua rabbia per non essere riusciti a colpire Antonio Vastarella, il figlio del capoclan Patrizio.

Sfortunatamente non abbiamo preso il perno principale” dice Vincenza Esposito, moglie di Antonio. “Dovete colpire al cuore e fargli provare lo stesso dolore” prosegue, rafforzando l’ipotesi che il raid sia stato messo in atto anche per vendetta per il massacro di Pietro e Ciro Esposito.





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