Strage di Bologna, resti non sono di Maria Fresu/ C’è un’altra vittima o attentatore?

- Silvana Palazzo

Strage di Bologna, i resti trovati non sono di Maria Fresu. C’è un’86esima vittima o è un altro attentatore? Le ipotesi e gli scenari, ma si apre un nuovo giallo su esito esame Dna

Strage alla stazione di Bologna
Strage alla Stazione di Bologna (LaPresse, 2019)

I resti trovati nella piccola bara che doveva custodire le spoglie di Maria Fresu non appartengono a lei. Il Dna è stato comparato con quello del fratello e della sorella della vittima della strage di Bologna e, come riportato da Repubblica, l’esito dell’esame apre un nuovo giallo. A lungo si era discusso riguardo l’eventualità che in quella bara ci fossero i resti di un’altra persona e la conferma è arrivata dall’analisi dei reperti organici, un osso della mano e un lembo facciale. Dunque, si aprono nuovi scenari con la perizia ordinata dalla Corte d’Assise di Bologna nell’ambito del processo contro Gilberto Cavallini, che è accusato di aver concorso alla strage del 2 agosto 1980. Nelle scorse settimane era emerso il fatto che i Dna estratti sono appartenenti a due diverse persone di sesso femminile. Ora con questa novità sorge un nuovo interrogativo: a chi appartengono quei resti se non sono di Maria Fresu? I difensori dei Nar, condannati per la strage, hanno più volte avanzato la tesi che nell’attentato alla stazione di Bologna potrebbe esserci stata una 86esima vittima che non è mai stata identificata.

STRAGE DI BOLOGNA, C’È UN’ALTRA VITTIMA O ATTENTATORE?

E questa persona potrebbe essere anche un attentato o un’attentatrice. Tale tesi riaprirebbe la pista palestinese. La strage di Bologna potrebbe essere stata cioè compita da terroristi palestinesi di matrice rossa. Ma Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, non è d’accordo. «Non esiste vittima ulteriore rispetto a quelle note, parlare di 86esima vittima è azzardato», ha dichiarato, come riportato da Repubblica. Lui c’era il giorno della strage e andò in obitorio per il riconoscimento dei suoi familiari. «C’era una confusione incredibile, niente di più facile che in quella bara ci siano finiti i resti di altre vittime». Per scoprire a chi appartengono quei resti bisognerebbe ora disseppellire le bare di tutte le vittime ed estrarre il Dna da ognuno di essi. Ma è un’operazione impossibile da condurre, quindi resta il giallo. Del corpo di comunque Maria Fresu fu ritrovato pochissimo: una mano con tre dita, uno scalpo con lunghi capelli neri, un osso mandibolare con tre denti, le due arcate sopracciliari e un occhio.



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