Strategie di distanziamento basate sui social/ Modello Rete per rallentare i contagi

- Raffaele Graziano Flore

Strategie di distanziamento basate sui social network: uno studio propone un modello di Rete per le interazioni individuali al fine di rallentare i contagi

Coronavirus, il distanziamento basato sui modelli dei social
Coronavirus, il distanziamento basato sui modelli dei social (Pixabay, 2020)

Strategie di distanziamento sociale basate sui social network per contenere e anzi ridurre anche la curva di contagi dovuta alla pandemia da Coronavirus nella fase successiva al lockdown che ha coinvolto la maggior parte dei Paesi nel mondo: potrebbe essere questa la nuova frontiera nella lotta al Covid-19 dopo che in quella che in Italia è stata ribattezzata Fase 1 si è attuato il metodo più semplice, ma pure più doloroso, per evitare l’esplosione di nuovi contagi e una catastrofe umanitaria. Tuttavia per evitare le conseguenze sociali, psicologiche ed economiche di una “chiusura” troppo prolungata ci si interroga su quali possano essere delle più moderate, ma efficaci, strategie che consentano comunque di evitare i contatti: e l’approccio “social network-based” racchiuso in un lungo e articolato studio pubblicato di recente da un gruppo di ricercatori nella sezione Human Behaviour di “Nature” sembra fornire una risposta in tal senso. La ricerca spiega che l’approccio si basa su tre diverse strategie di distanziamento, ovvero innanzitutto limitare le interazioni a pochi ripetuti contatti per formare quella che sono delle “social bubbles” (bolle di socialità); la ricerca di somiglianza tra i propri contatti; e infine rafforzare le comunità attraverso quelle che vengono definite delle ‘strategie triadiche’. Vediamo di seguito più nel dettaglio in cosa consiste lo studio.

STRATEGIE DI DISTANZIAMENTO BASATE SUI SOCIAL CONTRO IL COVID-19

Nello studio i ricercatori coinvolti hanno di fatto simulato delle curve di infezione su base probabilistica integrandole con alcuni degli elementi più utili di un modello ideale di piattaforma social, combinando poi il tutto con dei complessi sistemi di eventi relazionali che vengono esplicati attraverso una serie di formule matematiche. Così facendo si è cercato di dimostrare dal punto di vista scientifico che ideare strategie basate sui social aiuta a migliorare l’efficacia del distanziamento sociale nella vita reale mantenendo bassi i livelli di rischio, specialmente ora che il lockdown è alle spalle e la gente riprende a uscire di casa e necessariamente andare a lavoro. Inoltre tale modello potrebbe essere integrato alle tradizionali comunicazioni che le istituzioni sanitarie indirizzano alla popolazione, mitigando così il più possibile gli effetti negativi dell’isolamento sociale. Insomma un intervento ‘non farmaceutico’ per combattere il Covid-19 in mancanza del vaccino, come spiegano gli autori dello studio in modo da rallentare il contagio e non caricare troppo le strutture ospedaliere: si sottolinea inoltre come fino ad oggi non vi siano stati veri studi su come possano essere efficaci le strategie basate sulla comprensione e conoscenza da parte di ciascun individuo delle proprie cerchie sociali. Da qui l’idea di un approccio behaviorista ispirandosi alle piattaforme online che vanno per la maggiore, prendendone gli aspetti ‘architetturali’ migliori e bilanciando così da una parte le esigenze di salute pubblica e dall’altro i bisogni economici di una società che deve ripartire assieme ai bisogni psicologici individuali del singolo.

COME EVITARE CHE I VIRUS SI PROPAGHI TRA I ‘NODI’ DELLA RETE

Dal punto di vista delle piattaforme social, a determinare la forma della curva dei contagi su di un grafico è il concetto di “distanza di rete” ossia il numero di ‘passi’ che occorrono per andare da un nodo all’altro del network stesso (si pensi alla teoria dei sei gradi di separazione; in tal senso per ridurre il famoso indice R0 si va ad intervenire sulla stessa struttura della rete e sui rapporti interpersonali. La parola chiave è riorganizzare i propri contatti oltre che ridurre quelli meno essenziali e questo può avvenire se si aumenta la “path lengths” (lunghezze del percorso) tra un nodo e l’altro e riorganizzando il modo con cui ci rapportiamo agli altri. Tra le strategie di interazioni individuali proposte dal gruppo di ricerca e in tal senso non fa differenza se a fluire attraverso la rete sia una informazione, una malattia, un ‘meme’ o altro: se la rete è fatta da tanti gruppi densamente connessi ma con meno interazioni tra di loro ecco che il contagio rallenta. E da questa idea di base traggono origine le tre strategie presentate sopra, tutte caratterizzate dall’eliminazione di “shortcuts” (le scorciatoie): tali micro-comunità sono quasi impossibili da essere penetrate da un virus e se l’infezione viene bloccata da un contatto è comunque difficile che si propaghi agli altri membri di quella bolla sociale.

Senza addentrarsi nella complicata analisi stocastica dei vari modelli di probabilità elaborati (cosa che richiederebbe molto tempo), si può comunque dedurre che tali strategie rallentano la diffusione dell’epidemia senza alcun intervento -o comunque minimo- del distanziamento sociale tradizionalmente inteso: questo solo rendendo migliori e più sicure le interazioni individuali senza che a ognuno sia richiesto di isolarsi completamente ma con atteggiamenti facili da ripetere e implementare nella vita quotidiana.

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