Stupro di gruppo, racconto ai genitori: “Se semo divertiti”/ Nessuno ha denunciato

- Alessandro Nidi

Stupro di gruppo a Roma nel 2020, retroscena clamoroso: i genitori dei colpevoli e degli indagati sapevano, ma nessuno ha parlato. Le intercettazioni choc

Violenze sui minori: immagine di repertorio
Immagine di repertorio (Pixabay)

Lo stupro di gruppo avvenuto nel 2020 durante il veglione di San Silvestro in una villa di Primavalle, a Roma, si arricchisce di dettagli davvero raccapriccianti. In particolare, i giovani protagonisti degli abusi sono stati intercettati telefonicamente dagli inquirenti ed è emerso che di quella festa a base di sesso, alcol e droga, erano al corrente anche i genitori dei ragazzi, con questi ultimi che, dopo essere stati via via convocati in caserma, si sono preoccupati di fare sparire le prove dell’accaduto. In una di esse, un minore si confida con Claudio Nardinocchi, 21 anni, arrestato una settimana fa per quei fatti.

Come riporta “La Repubblica”, il protagonista della conversazione si diceva tranquillo, in quanto, a suo giudizio, il rapporto avuto con la ragazza era stato consenziente, aggiungendo anche di essersi confidato con la madre: “Io te dico… io una me la so proprio… proprio a divettimme, ma’”. La stessa persona è stata anche intercettata mentre dice alla mamma: “Stavamo io e lei dentro a ‘n bagno e ba… uno pure se fosse… me voi beve (mi vuoi arrestare, ndr)? Ecco, famme una multa e beveme (arrestatami) perché stavo a un altro Comune e perché ho portato l’alcolici che so minorenne…e stupefacenti”.

STUPRO DI GRUPPO A ROMA: “PATRIZIO AVEVA LA MAGLIETTA PIENA DI SANGUE”

Nello stupro di gruppo del 2020, in quattro avrebbero abusato di una diciassettenne e Nardinocchi è stato ascoltato dagli investigatori proprio mentre affermava: “Capito che te vojo dì? Cioè, tu manni tu fija a sedici anni co’ lockdown, oltretutto che n’ abiti manco qua a na festa, e poi er giorno dopo te sveji e denunci? Ma che sei infame? Cioè così sei popo un vile, un verme, un miserabile”.

Per il minore all’altro capo del telefono, l’unico a rimetterci potrebbe essere il 19enne Patrizio Ranieri (anch’egli arrestato): “A frate’, calcola che Patrizio me sa che è quello che gli accollano stupro, perché c’aveva er sangue sulla maglietta e me sa che glielo vonno accollà a lui. Lo sai qual è stato er guaio suo? È che è uscito dalla camera co’ la maglietta piena de sangue e la sventolava. Così quello … gli è partito stupro, capito? Te hai fatto vedè il sangue de una davanti a tutti … capito? Già è stato down là…”. Se la leggerezza con cui sono ste pronunciate queste parole non può che indignare e far sorgere mille interrogativi sull’educazione e il rispetto degli uomini d’oggi verso l’altro sesso, ad allarmare non può che essere il disinteresse dei genitori dei colpevoli e degli indagati: sapevano dello stupro di gruppo, ma nessuno ha denunciato.







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