MONDIALI SUDAFRICA 2010/ L’Italia di Lippi alla ricerca di una difesa mondiale…

- Sandro Bocchio

Gli azzurri hanno sempre vinto puntando su una retroguardia blindata ma quella di quest’anno lascia più di un dubbio…

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“Dobbiamo ritrovare la difesa”: giusto e logico, non si può non essere d’accordo con quanto ha sottolineato Fabio Cannavaro, soprattutto dopo alcuni errori – e orrori – evidenziati nelle amichevoli di avvicinamento al Sud Africa. L’Italia è sempre stata maestra nell’azzerare le idee altrui, ha costruito immense fortune (di Nazionale e di club) proprio su un sistema difensivo eccellente nell’assetto e feroce nella determinazione.

Se nel 1982 vincemmo in Spagna incassando sei gol in sette gare (ma due pressoché inutili come quelli di Argentina e Germania Ovest), nel 2006 in Germania costruimmo un capolavoro di strategia prendendo appena due reti in sette partite: Stati Uniti nel girone eliminatorio e Francia in finale. Ovvio cercare di tornare a quei fasti, ma sarà possibile? Ci sono due ordini di motivi per dire che si tratta di impresa alquanto complicata. Il primo è squisitamente numerico. Marcello Lippi ha in Buffon, Cannavaro e Chiellini tre punti fissi della difesa, tre punti che arrivano da una Juventus capace di incassare ben 56 gol: 14ª retroguardia della serie A, friabile e distratta. Due possibili alternative sono poi Criscito e Bocchetti, che arrivano da quel Genoa infilato addirittura in 61 occasioni, terz’ultima difesa del campionato cui spesso non bastavano le eccellenze dell’attacco per ovviare a situazioni di difficoltà. Il secondo motivo è invece frutto del giudizio, perché a destra gioca Zambrotta, messo in un canto nel Milan a favore di Antonini e/o Abate, mentre la sua alternativa è Maggio, che nel Napoli gioca più avanzato di posizione.

E ci resta Bonucci, autore di un eccellente torneo personale, ma nel Bari e tutto da verificare a livello internazionale (avete visto con il Messico?). A farla breve, si tratta di una serie di scommesse da vincere tutta in una volta e non, come accadde quattro anni fa, quando Lippi si trovò tra le mani un tesoro chiamato Grosso ma inserito in un contesto ben oliato dalla comune (e all’epoca dominante) esperienza juventina. Un settore, non dimentichiamolo, protetto da una linea di centrocampo i cui interpreti allora apparivano sicuramente non logori come nell’attuale contesto. La speranza è che il clima e la militanza comune di questi giorni abbiano affinato i meccanismi ed eliminato le scorie del campionato. Perché, vista la condizione di Barrios e Santa Cruz, contro il Paraguay sarà necessario avere occhio attento e muscoli guizzanti per non cominciare l’avventura nel modo errato.

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