MONDIALI 2010/ Italia, nuovo modulo e attenzione massima: gli All White ci hanno già fatto soffrire…

- Sandro Bocchio

Oggi alle 16 gli azzurri tornano in campo per la seconda gara, decisiva, contro la Nuova Zelanda

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Marcello Lippi, ex ct Italia (Foto Ansa)

Tante batoste incassate nel rugby ma, nel calcio, la Nuova Zelanda è per noi è un’emerita sconosciuta. O meglio: lo era fino a un anno fa quando, il 10 giugno, l’Italia soffre maledettamente a Pretoria in un’amichevole di preparazione con gli All Whites all’infausta Confederations Cup. Finisce 4-3 per gli azzurri, ben tre volte in svantaggio, ammonimento di quanto avremmo affrontato oggi in Coppa del Mondo, al momento una delle più equilibrate della sua lunga storia, con un continuo cadere di stelle. Ma era un’altra Italia, soltanto Pepe e Gilardino erano titolari allora come lo saranno questo pomeriggio a Nelspruit. Lo stesso Gilardino, e Iaquinta entrato nella ripresa, segnarono la doppietta della vittoria. Ed è la stessa coppia cui Marcello Lippi chiede di sbloccarsi oggi, per dare un colpo di reni al cammino dell’Italia al Mondiale. Il commissario tecnico non dovrebbe cambiare l’undici iniziale che aveva affrontato il Paraguay, tolto Marchetti per il dolorante Buffon. Uomini identici ma atteggiamento tattico differente, perché si abbandona il 4-3-3 per tornare alla solidità del 4-4-2 schierato nel secondo tempo contro i sudamericani: basta far scivolare Pepe a centrocampo e il gioco è fatto.

E’ un assetto che garantisce copertura alla difesa e mantiene più compatta la squadra, atteggiamento quanto mai necessario contro un’avversaria che fa della fisicità e dell’agonismo le proprie carte. Un squadra che, rispettando le proprie radici, non molla mai, come evidenziato all’esordio con il pareggio all’ultimo istante utile contro la Slovacchia, importante per festeggiare il primo punto neozelandese a un Mondiale e corroborante per l’Italia, in modo da non dover trovarsi subito a inseguire fin dalla prima giornata. Detto questo, però, da oggi gli azzurri devono cominciare a fare sul serio.

 

Si passa dal livello del mare al calcio in quota, quello per cui ci si è preparati a lungo a Sestriere. E le assenze, come ha sottolineato Lippi, non devono essere un alibi, come non lo erano state in Germania. Anche perché, al decimo giorno, il Mondiale non appare così brutto come lo si dipingeva. Le presunte grandi remano parecchio (la Francia è già con un piede e mezzo a casa, squassata dalle polemiche; l’Inghilterra e Fabio Capello sono nell’occhio del ciclone; la Spagna ha esordito con una clamorosa sconfitta contro la Svizzera) e chi ha vinto, lo ha fatto con qualche fatica: Brasile in affanno contro i soldatini della Corea del Nord e Olanda con sei punti frutto di due partite francamente inguardabili. Convince soltanto l’Argentina, con una squadra in cui anche i grandi sanno mettersi al servizio del gruppo. In questo panorama – e se il tabellone subirà un rimescolamento inaspettato – occorrerà tenere conto anche degli azzurri. Ma prima c’è la Nuova Zelanda.

 

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