SUPERBONUS 110%, ALBERGHI/ Il passo indietro che fa male al turismo

- Alberto Beggiolini

Il superbonus 110% per le strutture ricettive, che era stato praticamente assicurato con il decreto Sostegni bis, è stato scartato da quello su Recovery

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(LaPresse)

In quest’inizio giugno di belle speranze, l’Italia si accende a macchia di leopardo, passando dal revenge tourism alla denuncia di difficoltà persistenti. La rivincita è spinta dalla rapida rimonta dei collegamenti aerei (col caro-biglietto in pericoloso aumento), da quella della crocieristica (gli analisti dicono che ai moli arriveranno movimenti pari al 2019), dalle code che si rivedono agli Uffizi o a San Marco.

È appena uscito un sondaggio realizzato da SpeedVacanze.it, to specialista in viaggi di gruppo, secondo il quale l’88% degli italiani prevede un viaggio lungo lo stivale: 40 milioni di vacanzieri in giro quest’estate lungo lo stivale, ognuno con una media di 4,5 notti, per un totale di 180 milioni di pernottamenti. Le difficoltà, al contrario, sono quelle degli albergatori, angosciati dalle prenotazioni last minute, dalla scarsità del personale (gran parte degli stagionali con le chiusure ha preso strade diverse, compresi i redditi di cittadinanza e il lavoro in nero), dalla concentrazione di ospiti solo nei fine settimana, dal rinvio di veri restart ai mesi centrali dell’estate, luglio e agosto. Con buona pace dell’invocata destagionalizzazione.

Ma, ultima in ordine d’arrivo, adesso s’è aggiunta anche la cancellazione del superbonus 110% per le strutture ricettive, che invece era stato praticamente assicurato con il decreto Sostegni bis. L’altro giorno, invece, un altro decreto, quello sul Recovery (che riguarda anche le semplificazioni per la realizzazione dei progetti dell’intero piano nazionale di ripresa e resilienza), fatti due conti ha scartato la possibilità per alberghi e Comuni di accedere alle sostanziose agevolazioni per lavori di efficientamento energetico o antisismico. Troppo oneroso l’impegno di spesa, secondo la Ragioneria. Ma non tutto è perduto: il decreto, effettivamente, dovrà essere convertito, e quindi potrebbero arrivare manovre in extremis per far rientrare lo scarto. 

I delusi del superbonus accusano anche quella che per loro costituisce un’evidente deriva sperequativa: sembra infatti che nella ricettività turistica italiana una gran parte di strutture (anche più della metà) sia data da stanze in affitto, come b&b, con una classe catastale “residenziale” e quindi con diritto di beneficiare del superbonus negato agli hotel (in categoria D/2, quella esclusa). Danni e beffe, insomma, in un settore che davvero, dopo così tanti mesi di inattività, non meriterebbe né gli uni né tantomeno le altre. Con lo stralcio, andrebbe in fumo quella possibilità di rigenerazione e riqualificazione delle strutture ricettive che tanto era sembrata essere al centro della progettualità di Governo per la salvaguardia e il rilancio di un comparto che garantiva il 13% del Pil.

Delusione e rabbia. “Il superbonus è una misura che ci era stata annunciata e sulla quale molti di noi avevano già programmato interventi onerosi – commenta Bernabò Bocca, presidente Federalberghi – anche perché abbiamo tante strutture davvero bisognose di essere riqualificate. Siamo delusi, quindi, ed ovviamente arrabbiati, ma non è finita qui: ci batteremo, con l’appoggio del ministro Garavaglia, e speriamo che si possa rimediare. Il superbonus per noi è indispensabile”.

Duro anche il commento di Maria Carmela Colaiacovo, vice presidente di Confindustria Alberghi: “Il passo indietro sull’estensione agli alberghi del superbonus è l’ennesima doccia fredda per il settore”. 

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