Susanna e Carlotta, figlie di Gigi Proietti/ “Non era un padre espansivo, era timido”

- Elisa Porcelluzzi

Susanna e Carlotta Proietti, le due figlie di Gigi e Sagitta Alter. Entrambe hanno seguito la strada del padre, diventando attrici: “Era una persona timida”.

Susanna e Carlotta in compagnia di papà Gigi Proietti
Susanna e Carlotta in compagnia di papà Gigi Proietti

Susanna e Carlotta: le figlie di Gigi Proietti

Susanna e Carlotta Proietti sono le due figlie del grande Gigi Proietti, scomparso lo scorso 2 novembre 2002, e della compagna Sagitta Alter. “Non era un padre espansivo negli affetti, era una persona timida. Cercava l’attenzione da parte nostra, voleva farsi dire lui “ti voglio bene”, ma lui non si lasciava andare a grandi parole”, hanno raccontato le due sorelle qualche mese fa a “Oggi e è un altro giorno”. Susanna e Carlotta, entrambe lavorano nel mondo dello spettacolo, sono sempre state molto legate al padre, che le ha sempre incoraggiate ad “andare per la nostra strada, di non farci influenzare e di seguire le nostre idee”. Carlotta ha condiviso anche la scena e la recitazione con suo padre: “Mi ha lasciato questa malattia del teatro, avere una cosa a cui pensare sempre, che porti a casa, di cui sei contagiata. Da lui e da mamma ho preso la curiosità”, ha raccontato a Repubblica.

Gigi Proietti: il ricordo della figli Carlotta

Carlotta Proietti ha aggiunto: “Non ho rimpianti. Sono stata privilegiata, ho sempre avuto un rapporto amorevole, aperto. Soprattutto da quando ho affiancato mio padre nel lavoro”. Dopo la morte del padre Gigi Proietti, le due figlie stanno portando avanti alcuno progetti nati con lui: “Io, mia sorella Susanna e mio cugino Raffaele Proietti. A noi servirebbe pure una casa teatrale, uno spazio da gestire: un’altra passione paterna ereditata”, ha rivelato sulle pagine di Repubblica. Carlotta Proietti ci tiene molto che il padre non venga ricordato in modo riduttivo: “Era una persona umile, una figura complessa e semplice. Amava distinguere, tra serietà e scherzo. Vorrei che non fosse classificato in modo riduttivo. Ho un’impressione forte di lui, che lo comprende tutto: era ‘un uomo di teatro’. Ed è stato un artigiano“.



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