SUSSIDIARIETÀ/ Intraprendere nel sociale: i talenti di Fondazione Cattolica

- Lorenzo Torrisi

Con “Intraprendere nel sociale”, Fondazione Cattolica aiuta attività non profit capaci di generare realtà nuove, efficaci e sostenibili

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Il castello di Padernello

Investire nel sociale per Fondazione Cattolica significa sostenere coloro che si attivano per rispondere ai bisogni sociali di questo tempo promuovendo lo sviluppo della Persona e generando valore condiviso. Per adempiere al suo mandato ha attivato “Intraprendere nel sociale” uno strumento dedicato all’avvio di attività non profit capaci di generare realtà nuove, efficaci e sostenibili.

Possono presentare la propria idea associazioni ed enti privati senza finalità di lucro che propongono idee progettuali volte a rispondere ai bisogni sociali che riguardano: disabilità, nuove povertà, famiglie e anziani.  Fondazione Cattolica valuta solo le proposte che prevedono l’avvio in Italia di attività sostenibili, cioè in grado di autosostenersi in modo autonomo terminato il periodo di accompagnamento economico. La Fondazione desidera infatti contribuire allo sviluppo di un welfare generativo e coltivare relazioni con chi si mette in gioco per creare valore sociale e crescita. Il numero delle persone inserite e dei volontari coinvolti, l’impatto nella comunità locale, insieme agli elementi innovativi con cui si affronta il bisogno sociale, sono alcuni dei parametri valutativi presi in considerazione.

In considerazione delle ricadute sul piano economico e sociale del Paese determinate dall’emergenza sanitaria, Fondazione Cattolica intende ampliare il numero delle realtà da ascoltare e accompagnare in azioni innovative e sostenibili che mettano al centro la persona. Le idee progettuali selezionate potranno beneficiare di un contributo fino a 10.000 euro per coprire non più del 50% dei costi complessivi.
Per presentare la propria idea è necessario fissare un colloquio telefonico chiamando dal lunedì al venerdì tra le 10 e le 13 il numero 045-8083211. Prima di telefonare consigliamo di prendere visione del regolamento per verificare se la propria idea rientra nei criteri di valutazione definiti dalla Fondazione.

Ma la sussidiarietà viva di Fondazione Cattolica è testimoniata soprattutto dalle storie: dai talenti accompagnati che valorizzano i singoli territori italiani.

La Cooperativa Sociale “I Talenti” di Fano vuole favorire il riuso evitando che l’oggetto diventi rifiuto, nell’ottica che esso possa produrre lavoro. Nasce dall’idea di economia sociale, ambientale e circolare. L’oggetto di scarto, come le persone lasciate in disparte dalla società, diventano elementi con cui costruire un’attività imprenditoriale attenta alla riqualificazione di cose e persone. La cooperativa sviluppa inclusione professionale per persone svantaggiate e su tre elementi principali avvia la sua progettualità: inclusione, salvaguardia del creato, sostegno ai più bisognosi. Nel tempo si è attivato un circuito virtuoso: consegna e recupero del materiale usato (pensate a tutte le cose nelle abitazioni che non vorreste più vedere in casa), rivalutazione e riqualificazione dell’usato, esposizione e spazio di acquisto del mobilio e dell’oggettistica casalinga presso il Mercatone Solidale, esposizione e spazio di acquisto di abiti e oggetti vintage in un negozio in centro città. Questa cooperativa ha saputo tramutare la sostenibilità in bellezza e utilità. Per questo sono frequentati sia da designer e architetti che da famiglie meno abbienti. Da loro poi si è costituita: la Pizzeria Angelo 2.0 in centro città per favorire l’inclusione professionale di giovani con disabilità intellettive o con passati famigliari complessi; “Equilibri”, negozio libreria e cartolibreria che occupa persone fragili e rivende il meglio dell’usato; La “Spiaggia dei talenti””, la prima spiaggia sociale della regione Marche, attiva dal 2003 occupa persone disabili ed è a disposizione per associazioni (frequentata anche da squadre nazionali di disabili) e famiglie che vivono a contatto con la disabilità

Manigolde di Finale Emilia è un progetto di sartoria sociale di Mani Tese Finale Emilia. Il progetto si sviluppa grazie a due moventi: il bisogno delle donne del paese di trovare nuove reti sociali in cui sentirsi vive dopo il terremoto del 2012 e l’eccedenza di tessuto di scarto raccolto dall’associazione. Le tonnellate di tessuto diventano un patrimonio prezioso. Così come l’esperienza sartoriale di alcune donne del paese che ha permesso di iniziare e insegnare ad altre una passione, divenuta poi mestiere. Tessuti e accessori nelle mani delle sarte vengono ripensati, ricostruiti, ricreati. Le collezioni prendono vita da eccedenze di tessuti e accessori industriali e dai capi che vengono donati all’emporio di Mani Tese Finale Emilia. Nelle mani delle sarte ciò che sembrava inutile e pronto per essere buttato torna a splendere e a cercare casa. A seconda del tipo di donazione le linee create sono tre: la linea  Manigolde sviluppa capi  interamente realizzati in sartoria dal cartamodello al taglio del tessuto fino al confezionamento; la linea Ri.mani è composta da capi donati che vengono trasformarti dall’originalità delle sarte; la linea Ri.mani Puro da abiti vintage unici e perfetti, che vengono sanificati, rammendati se necessario e riportati al loro splendore.

Il Castello di Padernello altro non era che un’antica dimora lasciata a se stessa. Gli abitanti del luogo durante gli anni passati si sono chiesti come poter dare nuova vita a un bene così bello ma così trascurato. Nel 2005 nasce la Fondazione grazie a un’operazione pubblico-privata, con l’obiettivo di ristrutturare il castello, rivalutarlo e renderlo uno spazio di cultura oltre che un importante monumento storico. Da allora la Fondazione insieme a un centinaio di volontari è riuscita a dare nuova vita al bene permettendo all’intera comunità di godere dei suoi frutti. Oltre 30 mila visitatori l’anno, visite guidate, attività per le scuole, mostre, concerti, iniziative culturali e presentazioni di libri. Grazie al Castello il Borgo di San Giacomo in cui è inserito, la cittadinanza e i giovani locali hanno potuto implementare attività turistiche e lavorative. Inoltre, con il progetto Padernello 2020, la Fondazione tenta di rispondere al tema della disoccupazione giovanile e dello spopolamento dei borghi antichi attraverso la riqualificazione dell’artigianato locale e antico. Il progetto coniuga tradizione con tecnologie future, creatività e innovatività. Dall’incontro e confronto con i mastri artigiani e i giovani possono infatti nascere nuove forme di artigianato che permetteranno alle comunità di godere dei benefici artistici e professionali.

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