TAGLIO PARLAMENTARI, SALVINI ‘STANA’ M5S-PD/ “Votiamolo subito”: gli scenari

- Carmine Massimo Balsamo

Taglio dei parlamentari, Salvini spariglia le carte e stana Pd-M5s “votiamola subito e poi andiamo a Elezioni”. Gli scenari e le ipotesi

taglio dei parlamentari
Luigi Di Maio (LaPresse)

È inevitabile che quanto avvenuto poco fa al Senato con l’intervento di Matteo Salvini stravolge forse tutto l’intero iter sul taglio dei Parlamentari: «Ok alla proposta del M5s sul taglio dei parlamentari e poi andiamo al voto». Togliendo in questo modo “l’alibi” del taglio dei parlamentari per poter formare un Governo di transizione M5s-Pd, la Lega ribalta il tavolo e lascia tutti col “cerino in mano”. Come ben spiegato dallo stesso Salvini, il taglio dei parlamentarti si può fare subito, votando alla quarta lettura alla Camera la prossima settimana, con l’introduzione dei decreti attuativi e del possibile referendum che potrà essere svolto dal nuovo Parlamento votato con Elezioni tra ottobre e novembre. In sintesi, la mossa di Salvini è chiara: tagliamo subito i parlamentari, ma per Costituzione i decreti potranno poi essere discussi – con la ridistribuzione dei collegi elettorali nel Rosatellum Bis – nella prossima Legislatura. Ergo, alle nuove Elezioni si andrà – qualora lo decidesse Mattarella – con numeri di Senato e Camera così come lo sono oggi mentre la rivoluzione di Palazzo Madama ridotto dalla legge M5s avverrà con piene funzioni tra due legislature. «L’articolo 4 della legge costituzionale per il taglio dei parlamentari dice che se nel frattempo vengono sciolte le Camere quella legge entra in vigore nella legislatura successiva», ha spiegato poco fa Salvini uscendo dal Senato dove comunque non è passata la richiesta di mozione di sfiducia a Conte in tempi brevi (si ridiscuterà il 20 agosto prossimo a Palazzo Madama, ndr). (agg. di Niccolò Magnani)

LA CRISI E IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI: COSA SUCCEDE?

Taglio dei parlamentari al centro della crisi di Governo: il Movimento 5 Stelle spinge per votare una delle sue riforme bandiera, la Lega preme per elezioni anticipate il prima possibile. Oggi al Senato si vota il calendario della crisi, ma Luigi Di Maio sfida apertamente Matteo Salvini e chiede una sorta d’atto d’amore al Partito Democratico e, soprattutto, a Nicola Zingaretti. Se Matteo Renzi ha aperto un’intesa con i grillini, promuovendo la riforma dei parlamentari, l’attuale segretario frena ma non chiude totalmente. Pochi minuti fa, il capo politico pentastellato ha annunciato su Facebook: «Camera dei Deputati. Novità in vista. Sono qui con Francesco D’Uva, il nostro capogruppo alla Camera dei Deputati. Abbiamo appena inviato al Presidente della Camera la nostra richiesta per calendarizzare urgentemente in Aula il taglio di 345 parlamentari – in base all’articolo 62 della Costituzione. Sono veramente orgoglioso del MoVimento 5 Stelle, questa richiesta porta la firma di tutti e 220 i nostri deputati».

TAGLIO DEI PARLAMENTARI, ASSE M5S-PD CONTRO LA LEGA?

Nelle scorse ore si è dibattuto molto su un possibile Governo di transizione formato da M5s e Pd, la decisione sul taglio dei parlamentari potrebbe essere il primo appuntamento per testare l’asse grillino-dem. Matteo Salvini è stato netto: «Il taglio dei parlamentari è un salva-Renzi. Fino all’anno prossimo non si potrebbe più tornare al voto e la coppia Renzi-Boschi (che ha sempre votato contro) salverebbe la poltrona». E il ministro dell’Interno non sbaglia: la riforma ‘taglia poltrone’ ha superato per il momento le due letture conformi di Camera e Senato, nonché la terza e penultima lettura da parte di Palazzo Madama grazie ai voti di M5s, Lega, Fratelli d’Italia e alcuni esponenti di Forza Italia. Il Partito Democratico, così come Liberi e Uguali e Autonomia, si sono sempre schierate contro il taglio dei parlamentari. La riforma, che prevede il passaggio dagli attuali 945 a 600 parlamentari (200 senatori e 400 deputati), necessita della maggioranza assoluta per il via libera definitivo e tutto dipenderebbe dalla Lega: senza i voti del Carroccio sarebbe impossibile raggiungere la maggioranza, a meno di un clamoroso passo indietro del Pd (già preannunciato…).

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