CASO MES/ Ecco come una trappola può diventare occasione per ridurre il debito

- Paolo Tanga

L’idea è poter dichiarare che “il doppio delle somme versate al Mes costituiscono, per lo Stato versante, una rettifica del suo debito pubblico”

gualtieri
Roberto Gualtieri (LaPresse)

Giorni fa notavo che i mercati soffrivano di inquietudine e reagivano impazziti, alla stessa maniera di come apparivano i comportamenti degli italiani soggiogati dalle notizie allarmanti guidate dai mass media. Quanto affermo è confermato dalla notizia data dal Financial Times del sorpasso, definito storico, dei titoli greci su quelli nostrani.

I politici italiani, peraltro continuano a essere appiattiti su manovre incapaci di dare una spinta espansiva, in quanto non fanno altro che incrementare il debito e aumentare le imposte, affermando di aver bloccato l’aumento dell’Iva di ben 23 miliardi, ma tacendo sul fatto che sono stati inseriti prelievi fiscali nascosti che portano all’erario ben 10 miliardi di euro, solo ipotizzando al 2% la quota di commissioni bancarie lorde, anziché al 4% come mi era stato suggerito; in questo caso mi sarei trovato ad affermare che la manovra che riduce l’utilizzo del contante determina un incremento degli introiti fiscali di ben 20 miliardi, con la differenza che, aumentando l’Iva, chi non può basta che riduca l’ammontare della spesa sui beni ad aliquota fiscale più elevata per non subire disastri, mentre con la riduzione del contante non è possibile sottrarsi al prelievo aggiuntivo sulla spesa.

Verosimilmente i maggiori introiti fiscali che saranno rilevati dopo la manovra saranno surrettiziamente attribuiti al recupero di evasione fiscale grazie all’abolizione del contante. Accanto a questo prelievo mascherato, poi vengono introdotti prelievi palesi e una manovra a debito rivolta a fornire miliardi di euro all’Europa che li pretende sulla base degli accordi istitutivi del Mes nel 2011.

Esiste la necessità di sottoporre l’Italia al drenaggio di ulteriori importi che ci faranno precipitare ancora più in basso? Ci risponde una più recente notizia circa la contabilizzazione di plusvalenze sui Bund da parte della Germania: dal 2013 la locomotiva dell’Europa ha bisogno di iscrivere a bilancio le plusvalenze realizzate sul collocamento dei propri titoli grazie alla politica della Bce di acquistare a tassi negativi i titoli dello Stato tedesco. Si tratta di ben 25 miliardi di euro che si aggiungono agli altri vantaggi di cui la Germania gode rispetto agli altri partner europei.

Se la Germania è uno Stato solido, c’è da chiedersi perché abbia contabilizzato la plusvalenza senza distribuirla per tutta la durata del prestito. In effetti, si tratta di una contabilizzazione pericolosa, in quanto crea un illustre precedente di anomalia contabile: consente di trasferire al futuro condizioni più onerose, ma nello stesso tempo si potrebbe fare esattamente il contrario adducendo altre motivazioni.

Non dobbiamo dimenticare che il Paese maggiormente penalizzato è l’Italia, che invece continua a subire l’addebitamento degli interessi e, complice una significativa compagine di personaggi piegati alla finanza speculativa, viene continuamente penalizzata addossandole la colpa di una significativa presenza di debito pubblico, quando in sede di conversione dalla lira all’euro ci si sarebbe dovuti comportare ben diversamente. Quanto meno, in sede europea si sarebbe dovuto porre sullo stesso piano il debito pubblico e quello privato, o meglio fare il contrario, e in Italia lo Stato avrebbe dovuto mantenersi stretta la proprietà pubblica delle banche e delle società di valenza strategica per le quali partiti di opposti orientamenti avevano deliberato, peraltro, la nazionalizzazione.

Oggi, però, la fretta di coprire le significative perdite in derivati delle banche tedesche ha fatto emergere l’interesse a imporre un sistema “salva Stati”, il Mes, a quanto pare peggiorato a carico di quei partner europei che, per la conformazione del proprio bilancio pubblico, non saranno mai ammessi a beneficiarne, Tra questi viene annoverata l’Italia, alla quale si chiedono ulteriori sacrifici per salvare nuovamente chi si era esposto troppo verso la Grecia, ma a tassi più che remunerativi. Sarebbe ora di mettere sulla bilancia tutti i vantaggi e gli svantaggi, anche in termini di spread, di multe, sanzioni e quant’altro, dei quali i cosiddetti Stati virtuosi hanno goduto rispetto agli analoghi vantaggi e svantaggi dei cosiddetti Pigs (Portogallo, Italia, Grecia, Spagna).

Il Mes è un meccanismo diabolico, perché coloro che sono incaricati di prendere le decisioni sulle condizioni da applicare ai beneficiari dei fondi vengono esentati da responsabilità penali. Ciò sottintende la predeterminata intenzione di trattare i beneficiari in modo discriminatorio. Inoltre, gli accordi preliminari sono stati secretati, imponendone l’obbligatorietà a carte coperte. Verosimilmente ci troveremo che alla Germania verranno applicati tassi negativi, mentre all’Italia si chiederà la cessione di tutto quello che ancora le rimane di appetibile.

In proposito, non c’è dubbio, come ha ben dichiarato al Parlamento europeo la rappresentante inglese per la Brexit, Belinda De Lucy, che “la Brexit non è stata un rifiuto dell’Europa o dei nostri meravigliosi amici europei. E’ stato un rifiuto della natura antidemocratica delle istituzioni dell’Ue e – rivolta ai rappresentanti delle istituzioni – voi ci state confermando ogni giorno che era giusto andarcene”.

Eppure basterebbe dichiarare che “il doppio delle somme versate al Mes costituiscono, per lo Stato versante, una rettifica del suo debito pubblico”. Il doppio, perché si devono dimostrare buone intenzioni, finora del tutto assenti, come del tutto assenti sono i dichiarati vantaggi, rivelatisi sempre e solo ipotetici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA