Tassa minima globale contro Amazon, Google & Co./ Yellen (Usa): “verso accordo G20”

- Niccolò Magnani

La proposta di Janet Yellen (Tesoro Usa) sulla tassa minima globale contro Amazon, Google e le Big Tech: “migliore concorrenza. Verso accordo in G20”

Yellen, Usa
Jenet Yellen, segretaria Tesoro Usa (LaPresse, 2021)

Una tassa unica, minima, applicabile in tutto il mondo e con la medesima aliquota che possa così “frenare” gli ‘spostamenti’ delle corporate multinazionali in ricerca dei Paesi con minor pressione fiscale: la proposta arriva dalla Ministra del Tesoro della Presidenza Usa Biden, Janet Yellen, e sarà discussa al prossimo G20. «Stiamo lavorando con i paesi del G20 per un accordo su una tassa minima globale che possa fermare la corsa al ribasso», ha spiegato la stessa segretaria al Tesoro stando alle anticipazioni emerse sul Financial Times in vista del discorso che terrà al Chicago Council on Global Affairs. La creazione di una tassa “minima” del genere dovrebbe aiutare, secondo Yellen, a migliorare e favorire la concorrenza come già rilanciato da Joe Biden nei suoi primi discorsi da Presidente Usa.

Il maxi piano di tasse messo in campo dalla Casa Bianca – 2.200 miliardi di dollari per finanziare a livello fiscale il “piano infrastrutturale” – punta molto sulla tassa minima alle corporate come Amazon, Google, Facebook, Twitter etc. invertendo il percorso invece iniziato da Trump: con l’ex Presidente si era arrivati al taglio delle aliquote delle imprese dal 35% al 21% mentre ora Biden intende rialzare il tutto al 28%. «Aumentare le tasse alle imprese americane, dal 21 al 28%, dalla “forchetta” tra le più basse al mondo si passa ad una delle più alte», secondo il Wall Street Journal riferendosi alle anticipazioni della stessa Yellen. 28% la tassazione in Usa e 21% all’estero, ma a quel punto il Tesoro Usa spinge per porre una tassa universale per le corporate in tutto il mondo al 21%, progetto ambizioso ma tutt’altro che semplice da realizzare.

COME FUNZIONA LA PROPOSTA DEGLI USA AL G20

Diversi i nodi che permangono nel progetto Yellen-Biden sulle tasse alle multinazionali e Big Tech: come riporta il Giornale e lo stesso Financial Times, si rischia in primis un «surriscaldamento dell’inflazione» che potrebbe anche portare ad una parziale riduzione degli aiuti della FED; in secondo luogo, una contrazione delle spese private, tale da rallentare una ripresa post-Covid finora ben avviata negli States. Va convinta Wall Street, le medesime aziende e il consesso internazionale del G20: la Yellen ci prova ma non sarà facile, con lo spettro poi sempre presente del consumatore che potrebbe alla fine essere quello che ci rimette dallo scontro fiscale contro le società multinazionali (per l’ennesima volta). «Stiamo già lavorando con gli altri Paesi per un accordo su una tassa minima globale che possa fermare la corsa al ribasso e garantire stabilità, concorrenza, innovazione e crescita», rilancia ancora Yellen, «la concorrenza non è solo un fatto di fusioni e acquisizioni, ma significa anche assicurarsi che i governi abbiano un sistema di imposizione fiscale stabile in grado di raccogliere entrate sufficienti da investire nel bene pubblico e nella risposta alle crisi».



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