“Tassa sulla pipì”/ Ok Zingaretti al pagamento per accesso bagni: la Raggi si oppone

- Niccolò Magnani

“Tassa sulla pipì”, Regione Lazio dà l’ok al pagamento per l’accesso ai bagni in locali: la Raggi si oppone al collega Zingaretti

Raggi e Zingaretti a Roma
Rifiuti Roma, sindaco Raggi e Governatore Zingaretti (LaPresse, 2019)

Si dirà, uno scontro dialettico tra Regione e Capitale per dirimere una nuova tassa è un grande passo avanti per la democrazia. D’accordo, ma se lo “scontro” è dirimente sulla già ridenominata “tassa sulla pipì” ecco che la particolarità del caso Lazio-Roma (e non è il derby) si fa più “interessante”. Ebbene, la Regione Lazio governata dal Segretario del Pd Nicola Zingaretti ha proposto e dato il via libera alla “tassa” di accesso ai bagni in bar e ristoranti all’interno della legge regionale numero 37 del 20 giugno 2018, ovvero il testo unico del Commercio. Spulciando tra le varie regole e commi, si legge «Qualora il servizio igienico, per i soggetti diversi dalla clientela, sia messo a pagamento, il prezzo dello stesso deve essere reso ben noto attraverso l’apposizione di idoneo cartello». Tradotto in una lingua più comprensibile, ovvero l’italiano, il messaggio della Legge regionale è alquanto netto: d’ora in avanti i locali pubblici potranno esporre un cartello con i prezzi per l’accesso al bagno. Subito il polverone su social e opposizioni si scatena, con la domanda già ovvia e bella che esposta: «ma quanto si pagherà per andare in bagno?».

LA “TASSA SULLA PIPÌ” E LO SCONTRO RAGGI-ZINGARETTI

La “tassa sulla pipì” ovviamente sarà “proposta” per chi non è cliente del locale ove sarà esposto il cartello, ma attenzione, come sempre avviene in politica non tutto è così “semplice” e subito il Comune di Roma a guida M5s si schiera all’opposto del Governatore-alleato nel Governo “giallorosso”. Come spiega Affari Italiani, il Comune di Roma di Virginia Raggi, mentre in Regione si varava la nuova legge, con la delibera 135 del 5 luglio scorso il Nuovo regolamento di polizia urbana diceva con nettezza: «È fatto obbligo agli esercenti degli esercizi pubblici di consentire l’utilizzo dei servizi igienici a chiunque ne faccia richiesta». Anche qui, tradotto, da un lato la Regione autorizza con la “scusa” della pubblicizzazione dei costi nei locali e dall’altro il Comune invece spinge per l’esatto opposto. La politica si scontra davanti ai bagni della Capitale e di tutto il Lazio mentre in Parlamento gli stessi protagonisti vanno “a braccetto”. Come è strano questo nostro mondo, dove se per caso i bisogni “scappano” si dovrebbe controllare prima di avere qualche spiccio appresso; e dove soprattutto due amministratori locali, invece che dialogare sul da farsi, emanano due diverse e diametralmente opposte delibere.



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