TASSE/ Le brutte sorprese che può riservare il rinvio dei pagamenti

- Ciro Acampora

Il Governo sta pensando a un rinvio al 2021 di parte delle tasse da versare a settembre. Ma deve evitare di commettere alcuni errori

Roberto Gualtieri
Pd, Ministro Roberto Gualtieri (LaPresse, 2020)

L’Istat e la Bip, multinazionale della consulenza strategica, hanno evidenziato che il 38% delle aziende è a rischio chiusura e che i livelli di fatturato pre-Covid saranno recuperati solo nel 2021. A luglio non ci sono stati provvedimenti riguardanti le partite Iva, ferme di fronte all’ingorgo fiscale. In questi giorni le partite Iva hanno invece ricevuto un segnale di attenzione per le prossime scadenze. La proposta del Ministro Gualtieri di rinviare al 2021 il pagamento di parte delle tasse da versare a settembre ha colto nel segno perché segue la direzione dai più indicata durante la prima fase del lockdown duro e puro, quando è stato subito evidente come il vero problema post pandemia delle aziende sarebbe stata la carenza di liquidità.

Non a caso uno dei primi decreti emanati dal Governo era indicato come decreto liquidità. L’obiettivo era assicurare liquidità alle imprese attraverso il sistema delle banche con il supporto della Sace. La carenza di liquidità si è accentuata allorquando sono stati evidenti i ritardi nell’erogazione della Cig e dei vari sussidi una tantum anticipati in molti casi, autonomamente ma meritoriamente, dalle stesse aziende. Ulteriore segnale di degrado della liquidità si è manifestato quando il sistema bancario ha dichiarato che il processo delle erogazioni non poteva procedere in maniera automatica come proposto per la presenza di processi valutativi e decisionali non derogabili. Nella giusta direzione sono andati i provvedimenti che hanno sospeso i pagamenti previsti tra marzo e agosto, meno la proroga dello split payment.

Il mondo delle aziende e delle professioni percepito il pericolo ha proposto il rinvio dei versamenti nascenti dalle dichiarazioni per il 2019. In prima battuta l’istanza è stata accolta e dal 20/30 giugno si è differito il termine di versamento al 20/30 luglio. Ci si è però resi conto che trenta giorni erano ben poca cosa, per cui è stato richiesto un ulteriore differimento. La richiesta non è stata accolta e anzi il confronto si è arenato con una minaccia di disobbedienza fiscale.

Tornata la calma e la ragione è arrivata la proposta del Governo. Il provvedimento in elaborazione dovrebbe portare a un allungamento delle prossime scadenze comprese quelle nate nella Fase 1. Delineato lo scenario ci si aspetta che i provvedimenti da adottarsi siano attenti ad aspetti vitali per le aziende che per esperienza professionale sono almeno due. Il primo attiene alla gestione delle rateazioni pendenti presso l’Agenzia delle Entrate e presso l’Agenzia Riscossione, le quali vanno eseguite all’interno di un perimetro di scadenze ben delineato che se non rispettato rischia di portare alla decadenza dal beneficio delle rateazioni in corso. Il secondo attiene alla gestione dei versamenti periodici in scadenza tra aprile e maggio e per i quali era possibile il rinvio.

Una cattiva gestione di questi due momenti determina l’emanazione di Durc (documento attestante la regolarità contributiva e fiscale) negativi. Il rischio concreto è quello di complicare la vita delle aziende mettendo a rischio gli incassi rinvenienti dalla Pubblica amministrazione e/o la partecipazione a gare pubbliche. Sono necessari, quindi, provvedimenti chiari, lungimiranti ed equi. In sintesi capaci di coordinare i vari enti in campo: Agenzia delle Entrate e Riscossione, Inps e Inail.

In un contesto così complesso la soluzione auspicabile è un allungamento molto ampio delle scadenze finalizzato a mantenere la liquidità nelle casse aziendali anziché introdurre nuovi provvedimenti per portarcela.

Il mordere della crisi e il prossimo autunno che si annuncia caldo come questi giorni di fine luglio impongono l’adozione di provvedimenti di prospettiva. La massima che deve essere fatta propria dal Governo è sintetizzabile riprendendo un’affermazione fatta da Luigi Einaudi secondo cui “la macchina fiscale deve essere semplice, adeguata ai suoi fini, lavorante senza attriti, con ossequio rigido alla giustizia”.

Stesso principio deve seguire la proposta Ruffini di modificare i termini di pagamento delle imposte per gli autonomi. Attenti a introdurre adempimenti complessi e inefficaci, il mondo delle piccole aziende e delle professioni ha bisogno di una mano per risollevarsi.

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