GRANDE FRATELLO 11/ Siamo i fantastici quattro: Davide, Andrea, Margherita e Guendalina. Video Mediaset giorno 9 marzo 2011

- La Redazione

‘Siamo come i fantastici quattro’, la dichiarazione non priva certo di autostima, arriva da Margherita e Guendalina ed è subito raccolta tra qualche scherzo

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Andrea e Margherita nella casa del Grande Fratello 11

“Siamo come i fantastici quattro”, la dichiarazione non priva certo di autostima, arriva da Margherita e Guendalina ed è subito raccolta tra qualche scherzo e qualche battuta compiaciuta da Andrea e da Davide.

La divisione in “clan” non è certo nuova tra i concorrenti del Grande Fratello, ma una spiegazione tra il fumettistico-supereroico e il sociologico, francamente, ancora ci mancava. Così, quando in un momento di grande relax, quasi certamente post-alcolico, viene sparata li una frase del tipo: “Siamo meravigliosi, siamo un quartetto meraviglioso”, subito è sopravanzata da una formula più icastica ed efficace. “Siamo i fantastici quattro”.

E se i gieffini (uomini) cercano dapprima di sminuire quella che ritengono una battuta (“Vedi così ti sei data della meravigliosa da sola”, esordisce con una punta di sarcastico rimprovero il Baroncini), le gieffine (donne) non ci stanno e rincarano: “no, no è proprio così”.
Il perchè? Presto detto: “ognuno ha la sua personalità, ed è figo”. “E poi siamo diversissimi, anzi, tu e Margherita siete in un modo, io e Davide in un altro”. Ma evidentemente questi “superpoteri” degli inquilini della casa del Grande Fratello sono liberi di esprimersi e fiorire.

“Già, non come loro (gli altri quattro evidentemente molto meno fantastici ndr) Siccome noi siamo sicuri di quello che siamo non entriamo in contrasto l’uno con l’altro non abbiamo paura l’uno dell’altro”. “Vero e non entriamo in contrasto! L’uno con l’altro!”. “Non come gli altri, questa è la principale differenza tra i due gruppi, loro hanno una struttura piramidale, hanno bisogno di un capo, noi no”.

E’ il momento più critico del dialogo, tra accuse di avere ruoli definiti per gli altri ragazzi e di non essere veramente amici. Fortunatamente ci pensa Baroncini con una battutaccia a riportare tutto sul binario dell’ironia, e – forse – di una maggiore normalità. “Domani ci passa la sbornia e ci mandiamo tutti a quel paese” “Si – fra le risate – e comunque il capo sono io…”.



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