Terni, poliziotto indagato deve pagarsi spese legali/ A immigrato gratuito patrocinio

- Davide Giancristofaro Alberti

Il poliziotto indagato a Terni, dopo aver sparato ad un immigrato, dovrà pagarsi spese legali. Lo denuncia Stefano Paoloni, numero uno sindacato Sap. A immigrato invece gratuito patrocinio

Roma, coprifuoco
Polizia a Roma (LaPresse, 2020)

Oltre al danno la beffa per il poliziotto indagato a Terni dopo che ha sparato, ferendolo, ad un immigrato che minacciava le forze dell’ordine con un coltello: lo stesso agente dovrà infatti sostenersi anche le spese legale di un processo che potrebbe non essere breve. A spiegarlo è stato Stefano Paoloni, il segretario generale del Sap, il sindacato autonomo di Polizia, che nella giornata di ieri è stato intervistato dalla trasmissione “Cosa succede in città”, condotta da Emanuela Valente sull’emittente Radio Cusano Campus: “Sicuramente l’agente è preoccupato – ha spiegato il sindacalista – è chiaro che è stato un intervento molto delicato, rischioso, ora ha una pressione mediatica e anche giudiziaria addosso quindi è un momento molto difficile”.

“Inoltre deve pagarsi l’avvocato da solo – prosegue – funziona così, tutte le spese legali anche per motivi di servizio dobbiamo pagarle di tasca nostra, riceviamo un piccolo anticipo e poi in caso di archiviazione il rimborso, ma con 3 gradi di giudizio le spese a volte si protraggono per anni”. Fortunatamente però, “Più di un avvocato – ha aggiunto Paoloni – ci ha contattato per offrire assistenza legale gratuita al collega”.

Domenico Pianese, segretario generale del Coisp, parlando con Il Giornale, ha ricordato che mentre il poliziotto, “a fronte di uno stipendio di 1.500 euro al mese, dovrà nominare una propria difesa, un perito di parte e avvocato”, il migrante invece per la sua difesa “avrà il gratuito patrocinio da parte dello Stato e, ovviamente, a spese dei contribuenti”. In sindacato, quindi, si è offerto di sostenere le spese legali per il poliziotto.

POLIZIOTTO INDAGATO A TERNI, PAOLONI: “ADESSO NE PARLERANNO PER ANNI”

Si parla di indagine per atto dovuto, ma secondo il sindacalista si sarebbe potuto procedere in maniera differente: “Se il giudice avesse ravvisato immediatamente l’uso legittimo delle armi avrebbe anche potuto non fare questo atto dovuto, tra l’altro ci sono delle riprese che chiariscono benissimo la dinamica dell’evento”. E ancora: “Adesso nelle aule di tribunali ne parleranno per mesi, forse per anni, ma il collega ha dovuto decidere in una frazione di secondo. Diventa sempre più complicato svolgere il nostro servizio. Il nostro sistema tutela chi delinque e non le vittime e le forze dell’ordine. Servono dei cambiamenti di alcune norme, senza pregiudizi”.

Ancora una volta si fa appello alla dotazione del taser, che risolverebbe molti problemi e situazioni intricate come quella del poliziotto di Terni: “Abbiamo sperimentato e ha dato risultati straordinari. Il taser è uno strumento di non violenza che fa desistere gli aggressori, inoltre è collegato ad una body cam che può documentare tutto quello che accade”.

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