TERZA GUERRA MONDIALE/ La strategia di Trump per imbrigliare la Cina non funziona

- int. Carlo Jean

Gli Stati Uniti si stanno preparando a un confronto diretto con la Cina che sul piano nucleare ha superato la Russia

Donald Trump Usa
Il presidente Usa, Donald Trump (LaPresse, 2020)

Firmato nel 1987 ai tempi della Guerra fredda tra Usa e Unione Sovietica, il trattato Inf fu il primo risultato raggiunto con l’arrivo di Gorbaciov a capo dell’impero comunista. Un risultato importante, perché poneva fine alla cosiddetta vicenda degli euromissili, che aveva segnato tutto il decennio. Già nel 2014 l’allora presidente Barack Obama accusò Mosca di non rispettare l’accordo, fino a quando Donald Trump nel 2018 decise di ritirarsi, “senza neanche avvisare gli alleati della Nato”, come afferma il generale Carlo Jean, esperto di strategia militare e di geopolitica, tra i più autorevoli a livello italiano e internazionale, in questa intervista. Ora Trump continua sulla stessa linea: oltre all’uscita dal trattato con l’Iran, gli Usa hanno annunciato l’intenzione di ritirarsi dal Trattato Cieli Aperti firmato nel 1992, un accordo decisivo per il rafforzamento del clima di fiducia in Europa dopo la fine della Guerra fredda: consente ai Paesi firmatari di raccogliere apertamente informazioni sulle reciproche forze armate e attività militari. L’accordo è stato firmato da 34 Stati, tra cui Italia. Anche in questo caso, una uscita in solitaria. Ma non è finita: Trump ha intenzione di non ratificare, il prossimo febbraio 2021, il New Start con Mosca, l’ultimo simbolo della distensione post-Guerra fredda. “In realtà, Trump non ha intenzione di inimicarsi la Russia, perché dietro a queste iniziative c’è la paura della Cina. L’intenzione è di chiudere ogni trattativa tra Russia e Stati Uniti perché non esiste più un mondo bipolare, ma uno tripolare, in cui la Cina, in quanto ad armamenti nucleari, gioca un ruolo sempre più importante”.

Che importanza ha oggi, nel 2020, un trattato come Open Skies?

Fondamentalmente, come già successo con Inf da cui gli Usa si sono ritirati senza avvertire gli alleati della Nato, anche qui assistiamo a qualcosa di simile. Open Skies era basato sui satelliti americani, molto più potenti di quelli europei, in grado di esaminare le strutture militari sul terreno e registrare se fossero stati installati nuovi missili a gittata nucleare. Naturalmente né satelliti né aerei sono in grado di vedere cosa ci sia sotto terra o dentro un capannone, per cui era un sistema ormai obsoleto, aveva solo un valore simbolico.

Trump ha fatto sapere di non avere intenzione di ratificare un altro importante accordo con la Russia, il New Start. Perché?

In realtà, per quanto comunicato dal responsabile di Trump su questi affari, si sapeva che i due paesi erano in costante contatto per prolungarlo fino al 2027.

Ma adesso Trump ha cambiato idea. Che cosa succederà con la fine di tutti questi trattati di controllo sulla proliferazione nucleare?

C’è un altro motivo che non è la Russia, dietro alla chiusura di questi accordi: la Cina. Trump vuole che i negoziati sul controllo nucleare passino dal bilaterale Usa-Russia a un trilaterale, cioè includendo anche Pechino. Il vero pericolo per gli Usa è diventato la Cina, che dispone di una notevole quantità di missili balistici a gittata intermedia, per cui deve entrare anche lei nei negoziati per poter concordare una effettiva stabilità strategica. Senza Cina non ha più senso: Russia e Usa andavano bene per un mondo bipolare che non c’è più. Ma la Cina non ne vuole sapere.

Secondo agenzie informate, Pechino intende dotarsi di mille testate nucleari e un centinaio di nuovi missili intercontinentali capaci di colpire gli Stati Uniti. Le risulta?

Sì, è vero, anche se i missili sui sommergibili cinesi sono comunque già in grado di colpire gli Usa.

Alla base di tutto ci sarebbero i contrasti in quella zona del Pacifico dove la Cina rivendica il possesso di alcuni arcipelaghi e dove la flotta Usa staziona ai confini con le acque territoriali cinesi?

Gli americani sono preoccupati. La loro forza nella zona è basata sulla resistenza degli alleati come il Vietnam, le Filippine, l’Indonesia, il Giappone, la Corea e l’Australia: tutti alleati che costituiscono la vera forza degli Usa.

Siamo davanti a una guerra fredda con la Cina?

È probabile. Se cresceranno le tensioni commerciali e cadranno gli accordi presi per la guerra dei dazi, saremo davanti a uno scenario di guerra fredda.

Trump non sta forzando troppo la mano?

No. Trump ha ragione a voler inserire la Cina in questo accordo. Il problema è di carattere tecnico: mentre un controllo bilaterale è molto stabile, quando si passa a un livello multilaterale la situazione diventa molto più complessa. Non si sa bene come calcolare i rapporti di forze. Gli Usa vorrebbero una forza nucleare uguale a quelle di Russia e Cina messe assieme, ma Pechino non ne vuol sapere.

E la Russia?

La Russia sarebbe anche d’accordo in un’ottica di mantenimento del suo status di grande potenza. Oggi ha un Pil simile al nostro e mantenere una forza nucleare di quelle proporzioni vuol dire svenare l’economia del paese. Ci starebbe, insomma, ma non può dirlo, perché legata ad accordi commerciali con la Cina e Mosca non sa quanto affidabili possano essere le offerte dell’Amministrazione Trump in un anno di elezioni. Solo dopo novembre, la situazione potrà diventare politicamente più chiara.

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