SERIE A/ Il Napoli giusto al momento giusto

- Sandro Bocchio

Il giornalista Sandro Bocchio analizza i temi principali emersi dalla trentaduesima giornata del campionato di serie A, dal pareggio di un Napoli “maturo” alla scalata del Cagliari

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Goran Pandev, attaccante del Napoli (Infophoto)

Il Napoli compie un passo importante verso la qualificazione diretta alla Champions League: pareggio con personalità in casa del Milan e respinto l’attacco proprio dei rossoneri, che rimangono a meno quattro in classifica. Vero che mancano ancora sei giornate alla fine, ma domenica la squadra di Allegri va in trasferta contro la Juventus mentre gli azzurri ospiteranno il Cagliari, in grande forma però senza gli squalificati Conti e Pinilla. Ma questo è il campo delle ipotesi, quello della realtà parla di un Napoli che ha saputo ritrovare il passo giusto nel momento adeguato, superando la crisi di Cavani e grazie alle mosse di Mazzarri che hanno ridisegnato la squadra (Behrami davanti alla difesa, Pandev a muoversi tra le due linee della retroguardia avversaria). La dimostrazione di quanto questo tecnico conti sempre negli equilibri delle squadre che allena. Come Montella, ieri al Catania e oggi alla Fiorentina. Vista la squadra in difficoltà contro l’Atalanta, ha operato i correttivi giusti, negli uomini e nell’assetto tattico. Per tre punti che tengono ancora la porta su un eventuale piazzamento Champions e, soprattutto, permettono di allungare su chi aspira all’Europa League. E, parlando di allenatori, occorre soffermarsi su Stramaccioni. Inter in caduta libera, per eccesso di episodi a suo danno (il non rigore di Samuel contro l’Atalanta, quello inesistente contro il Cagliari) e per una serie ininterrotta di infortuni: Gargano e Nagatomo gli ultimi due della serie. Il problema resta però quello di una squadra senza identità. O meglio: di una squadra legata ancora a vecchi guerrieri da cui sarebbe opportuno trovare il coraggio di tagliare il cordone ombelicale. Le fatiche di Zanetti, sempre titolare inamovibile, sono sotto gli occhi di tutti. Resta evidente il fallimento nerazzurro, con la squadra ora scivolata al settimo posto e alla ricerca di una finale di Coppa Italia per dare un senso all’ennesima stagione di transizione dopo i fasti di Mourinho. A far da contraltare, il già citato Cagliari. Impressionante il girone di ritorno, composto di 26 punti in 13 gare. E senza aver mai avuto la possibilità di giocare davanti ai propri tifosi al completo, tra Is Arenas aperto e chiuso e con Trieste come ultima mesta tappa del campionato. Sul fondo scatto importante del Siena, che mette due punti tra sé e le inseguitrici. Vittoria importante a Pescara, contro un’avversaria più forte della tremenda serie negativa inanellata (un punto nelle ultime 13 partite), con l’impressione di un ambiente più carico e motivato rispetto a Palermo e Genoa. Ultima annotazione legata…

…alla Champions League, con due spagnole e due tedesche in semifinale. Barcellona e Real Madrid sfruttano il forte legame con i soci, veri proprietari dei club, leggi che hanno permesso l’ingaggio di campioni con trattamento fiscale agevolato e una scuola (Barcellona) e singoli campioni (Real) che fanno la differenza. Bayern e Borussia Dortmund mettono invece sul piatto quanto creato in passato, con stadi di proprietà, fidelizzazione del pubblico e capacità di scoprire talenti, costruendoli in casa propria (Bayern) oppure pescandoli a poco prezzo in giro per poi rivenderli senza perdere in qualità (Borussia). E noi italiani, ovviamente, a guardare e a batterci il petto, ma senza muoverci sulla strada di una modernizzazione del calcio…



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