Test e protocolli: incertezza task force/ I verbali “6 mila tamponi? Problematico…”

- Silvana Palazzo

Test, protocolli e procedure: incertezza della task force nei verbali pubblicati: “6 mila tamponi? Problematico…”, dice il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro

Silvio Brusaferro, presidente Iss variante delta
Silvio Brusaferro, presidente dell'Iss (LaPresse,2020)

Il Piano pandemico non è l’unico tema delicato che si ritrova nei verbali della task force pubblicati dal ministero della Salute. Leggendo tra i documenti si scopre, infatti, che la Fnomceo, il sindacato dei medici, in una riunione a febbraio aveva posto una questione che è poi diventato un caso quando è esplosa la pandemia. Quella relativa alle procedure da adottare, in virtù del principio di cautela, nella fase successiva al contenimento. Era il 9 febbraio 2021. Fino all’ultimo verbale attualmente a disposizione, quindi, al 21 febbraio, il tema non è stato né affrontato né approfondito nelle riunioni della task force, del resto fino al giorno del primo caso registrato, quello di Codogno, c’era la convinzione tra gli esperti che il coronavirus non circolasse in Italia. Ma dall’analisi dei verbali della task force emergono altri casi “spinosi”, come quello dei test. Il 4 febbraio, infatti, le Regioni hanno chiesto di poter effettuare i test, ma solo l’Istituto Spallanzani di Roma era abilitato.

REGIONI CHIEDONO DI FARE TEST MA…

Claudio D’Amario, allora direttore della Prevenzione del Ministero della Salute, nel verbale della task force del 4 febbraio riporta che «ogni Regione ha manifestato la scelta di effettuare ex se il test», ma ricorda che il ministero ha precisato che «solo l’INMI Spallanzani è il centro di riferimento ove sia possibile effettuare le analisi». A tal proposito, aggiunge che è emerso sul punto che «occorre prestare la massima attenzione possibile perché il numero basso di test che a oggi potrebbero essere svolti dalle regioni denoterebbe una scarsa specializzazione in ordine agli stessi e pertanto occorrerebbe accreditare un laboratorio per ogni regione». Giuseppe Ippolito, direttore sanitario dell’INMI Spallanzani si dice «favorevole a una rete regionale di laboratori purché “controllata” che effettui le analisi», consapevole che ci sarebbe stato un «incremento delle analisi da fare, che potrebbe determinare un possibile sovraccarico da parte dell’INMI qualora lo stesso fosse il solo a poter eseguire le anzidette analisi».

BRUSAFERRO E I PROBLEMI ORGANIZZATIVI

Angelo Borrelli della Protezione Civile aggiunge, come si legge dai verbali della task force, che ci si aspetta un «notevole incremento di richiesta dei test» con l’implementazione dei controlli su tutti gli aerei internazionali e i porti, allora l’Aeronautica Militare si rende disponibile ad eseguire il test del tampone faringeo. Ma era problematico già fare quelli ai croceristi. Quando, infatti, il ministro della Salute Roberto Speranza chiede «se è possibile effettuare il test del tampone a tutti i croceristi per stabilire chi deve essere trattenuto sulla nave e chi può essere quarantena a casa», il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro replica: «Considerando i problemi organizzativi (parliamo mediamente di 6000 persone), in termini di costo-beneficio i cinesi hanno escluso tale possibilità concludendo che conviene tenere tutti i passeggeri a bordo».



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