TFF 2020/ La doppia “apparizione” di Herzog e il talento in Funny face

- Emanuele Rauco

Pablo Maqueda e Philip Rizk, direttamente e indirettamente, portano Herzog al TFF 2020, dov’è presente anche un film molto bello di Tim Sutton

funny face film web1280 640x300
Una scena del film Funny face

Si parlava ieri di maestri e della loro assenza al Torino Film Festival 2020. Ieri un maestro è apparso in ben due film, Werner Herzog, un’apparizione diretta e un’altra meno. Quella diretta è in Dear Werner, documentario di Pablo Maqueda che è più un atto d’amore.

Il film infatti parte dal cammino che Herzog fece agli inizi degli anni ’70, quando partì da Monaco verso Parigi per “salvare” Lotte Eisner e dal diario che ne nacque (Sentieri nel ghiaccio): Maqueda compie lo stesso percorso, ma soprattutto compie un percorso nei luoghi del cinema di Herzog, le cave, i trampolini da sci, i fiumi che il regista tedesco ha immortalato nei suoi documentari. Un doppio atto d’amore in cui non si vedono le immagini di quei film, ma solo la soggettiva dell’autore in una riflessione sincera e affascinante sulla percezione dell’immagine, sulla possibilità di ricrearla, di farla rivivere a partire dall’affezione.

Quella indiretta invece è una citazione di Apocalisse nel deserto presente in Mapping Lessons, film tra i migliori visti al TFF, in cui il regista Philip Rizk – che parte anche lui da un diario seppur immaginario – mette insieme immagini della storia del cinema, reportage e immagini documentali per decostruire il rapporto tra la guerra e le immagini, un saggio che ricorda Godard in cui attraverso occhi altrui si riflette sugli elementi cardine della guerra, in senso fisico (i confini), politico (le colonizzazioni, il possesso) e teorico (il linguaggio audiovisivo della guerra). Una lezione di sguardo, montaggio e pensiero.

Tra i film migliori visti in questi giorni c’è anche Funny Face con cui l’americano Tim Sutton rivede le questioni alla base di Joker, un po’ come fece nel 2016 con Batman in Dark Night: un ragazzo che porta sempre una maschera dal sorriso inquietante e una ragazza musulmana, quindi velata, si incontrano e cominciano a girovagare per una New York desolata e incupita dalla speculazione edilizia, cercano il modo di riscattarsi o solo di fare a meno delle loro maschere. Un film errabondo, profondamente umanista, capace di lavorare in profondità su ogni inquadratura, ogni scelta stilistica, per tirare fuori un sentimento e renderlo anche visivo. La conferma di un grande talento.



© RIPRODUZIONE RISERVATA