TFF 2020/ La nuova serie spagnola Antidisturbios e il fascino dei documentari

- Emanuele Rauco

Al Torino Film Festival 2020 sono stati presentati i primi due episodi della serie spagnola Antidisturbios, diretti da Rodrigo Sorogoyen

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La serie spagnola Antidisturbios

La polizia ringrazia recitava il titolo di un cult del ’72 diretto da Steno che secondo critici e storici inaugura la stagione dei poliziotteschi. Nel giorno in cui al Torino Film Festival si presenta Calibro 9, seguito del classico di Fernando Di Leo, la polizia non ringrazia: picchia, agisce e reagisce, si difende e quando deve cospira, come in Antidisturbios, serie spagnola di cui il festival ha presentato i primi due episodi.

Creata da Isabel Peña e Rodrigo Sorogoyen (tra i talenti nuovi del cinema iberico), la serie parte quando durante uno sgombro in uno stabile occupato, un ragazzo senegalese muore. Il reparto anti-sommossa finisce nel mirino incrociato delle indagini degli affari interni e della popolazione: scoprire la verità sarà un percorso difficile e violento. Sorogoyen – incaricato anche della regia – dà ai primi due episodi un incedere nervoso e teso, che guarda al cinema di reportage, ma la scrittura, attenta alla costruzione dei personaggi e al loro percorso morale e politico, sa allargarsi a guardare i contesti, a pensare a ciò che circonda le azioni e dà loro forma.

La stessa attenzione al rapporto tra intimo e universale, soprattutto tra natura e politica, viene da Ouvertures, opera del collettivo The Living and the Dead Ensemble, in cui a partire dalle gesta di Toussaint Louverture e da un’opera di Édouard Glissant, si racconta l’eredità profonda della rivoluzione haitiana, il modo in cui l’azione pubblica e collettiva ha preso forma a partire dalla ricerca nei luoghi, dal senso della natura che diventa impeto. Opera affascinante e misteriosa, anche e soprattutto nell’uso delle immagini, uno di quei film che Torino – nella sua sezione documentaria – ha sempre saputo portare alla ribalta italiana. Sperando continui così.

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