THE MIDNIGHT SKY/ Il film sui guai futuri per dimenticare quelli presenti

- Antonio Napoli

Su Netflix in questo periodo festivo è visibile il film che vede protagonista George Clooney, che ne ha anche curato la regia ed è uno dei produttori

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Una scena del film

Non andrà tutto bene. Quindi non è proprio uno di quei film che escono a Natale perché destinati a festosi e commoventi lieto fine. E questo già sarebbe più che sufficiente per spingerci alla visione di The Midnight Sky (disponibile su Netflix dal 23 dicembre).

Il professor Augustine Lofthouse – un astronomo di chiara fama – non se l’è sentita di abbandonare la base nell’Artico e di mettersi in salvo insieme ai pochi superstiti diretti verso bunker sotterranei. Siamo nel 2049 e il mondo sta per morire. L’aria è diventata irrespirabile. Non si capisce bene cosa sia successo, ma le radiazioni stanno rendendo progressivamente inospitale per la razza umana e per tutti gli altri esseri viventi ogni piccolo angolo della terra.

Nel trascorrere così gli ultimi giorni della sua vita – è un malato terminale – in assoluta solitudine, il professore cerca di rendersi utile mettendosi in contatto con le missioni spaziali in corso, per avvisare gli equipaggi che non è il caso di tornare sulla terra. Ve ne è una in particolare – la nave spaziale Aether – che sta completando il suo viaggio di rientro alla base. È di ritorno da una esplorazione sul K-23, un satellite di Giove dove hanno potuto verificare che è in grado di ospitare anche gli esseri umani, vorrebbero dare la buona notizia, ma da giorni l’equipaggio cerca disperatamente e inutilmente di mettersi in contatto con la terra.

Augustine decide – nonostante le sue condizioni e le enormi difficoltà a spostarsi sul ghiaccio – di raggiungere una base vicina che dispone di un’antenna più potente per poter comunicare con l’astronave. Porta con sé una bambina che sembra si sia persa nei concitati momenti dell’evacuazione, ma che alla fine si rivelerà una presenza diversa. Quando finalmente riesce ad attivare l’antenna, dall’astronave le risponde Sully, la responsabile delle comunicazioni di bordo, che gli chiede cosa secondo lui resti da fare. Agustine invita l’equipaggio a tornare indietro, spetta a loro iniziare una nuova vita sul K-23.

Il film è tratto dal libro La distanza tra le stelle di Lily Brooks-Dalton, e George Clooney oltre al ruolo del protagonista, ne ha curato la regia ed è uno dei produttori.

Felicity Jones (La teoria del tuttoper cui ha ricevuto una candidatura agli Oscar, Una giusta causa, Inferno) è Sully, il membro dell’equipaggio che comunica con Augustine, di cui conosce e apprezza anche la sua storia professionale e l’amicizia che lo legava a sua madre. Kile Chandler (Friday Night Lights, Argo, Manchester by the Seaè Mitchell, il pilota che decide di tornare comunque sulla terra, David Oyelowo (The Good Wife, The Blutter, Selma, la strada per la libertà) il capitano e compagno di Sully, e padre della figlia in attesa.

Il racconto è avvolto nel senso di sconfitta che soprattutto gli uomini di scienza vivono per non essere stato in grado di dare una soluzione. Il professore sembra mosso nella sua ultima missione solo dalla volontà di riparare a un grave errore privato commesso in gioventù, quando preferì scegliere lo studio e la ricerca piuttosto che avere una vita normale e una famiglia.

La sceneggiatura è però assai carente, e troppi i salti logici e l’approssimazione con cui sono definiti alcuni personaggi. Le scenografie invece sono da mozzafiato e non è un caso che il film sia stato già candidato ad alcuni premi per gli effetti speciali. L’astronave è bellissima, originale l’idea della stanza dei ricordi e la stessa inevitabile passeggiata nello spazio, un “obbligo” per ogni film di fantascienza, è proprio uno dei momento migliore del film. Sulle note di Sweet Coroline di Neil Diamond i 5 membri dell’equipaggio dimenticano per un momento di essere abbandonati nello spazio e riescono a risolvere un problema difficile e a rinsaldare la loro amicizia.

Il film probabilmente non vincerà il premio Oscar, ma non per questo non è godibile e sono più che giustificate le due ore piene necessarie per la visione. Appena uno sguardo sui nostri guai futuri, giusto per dimenticare quelli altrettanto globali e devastanti del nostro presente.

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