The Specials – Fuori dal comune/ La “chicca” che sprona a dedicarsi agli altri

- Gianni Foresti

Il film di Olivier Nakache ed Éric Toledano è una vera e propria chicca, che sta riscuotendo un discreto successo. Anche per l’interpretazione di Vincent Cassel

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Una scena del film

Ed ecco un bel film che definirei sano e non di cassetta, che racconta un’esperienza vera, concreta, che commuove, ci scuote e sprona a dedicarsi ai sofferenti e ai deboli in maniera totale e senza ritorni. Parliamo di The Specials – Fuori dal comune (2019) con la regia di Olivier Nakache ed Éric Toledano diventati famosi per Quasi amici – Intouchables (2011). Di fatto sono stati loro a lanciare l’attore Omar Sy (vd. Lupin) a cominciare da Primi amori, primi vizi, primi baci (2006), Troppo amici (2009), Samba (2014). Tutti questi film hanno come comune denominatore le precarie condizioni umane, film sociali in cui il coinvolgimento personale è veramente forte.

L’idea del film è venuta ai registi una ventina di anni fa quando hanno conosciuto Stéphane Benhamou, fondatore dell’associazione Le Silence des Justes e Daoud Tatou fondatore di Le Relais IDF. Ora affermati cineasti si sono potuti permettere di realizzare una vera e propria chicca, che sta riscuotendo un discreto successo.

I due attori protagonisti del film sono la star internazionale Vincent Cassel e Reda Kateb, molto apprezzato in Francia. Cassel interpreta l’ebreo Bruno mentre il Kateb è il musulmano Malik, responsabili di due associazioni che si prendono carico di persone autistiche. Le due onlus sono sotto il controllo della sanità parigina in quanto non rispettano i vari protocolli in atto. Di fatto sono gli unici però che accolgono i casi considerati irrecuperabili, che nessuno vuole. Nel film si entra nella quotidianità concreta della vita delle due associazioni, degli educatori e dei malati. È un film dedicato a chi svolge con difficoltà di ogni genere un lavoro duro, senza riconoscimento dallo Stato, senza scopo di lucro.

Alcuni critici hanno sottolineato che non c’è un approfondimento della motivazione che muove i due protagonisti. Mi pare marginale, si corre il rischio di etichettare gesti e iniziative di gratuità e di bene. È una storia vera raccontata in pellicola. Viene evidenziato esclusivamente l’ebraicità di Bruno/Cassel solo perché presissimo dal suo lavoro non ha tempo di avere un rapporto affettivo stabile e allora gli vengono organizzati degli incontri al buio che si esauriscono da soli.

Bruno e Malik hanno un coinvolgimento umano totale nelle loro onlus, non dicono mai di no, rischiano perciò di esagerare spesso nelle loro iniziative, ma son fatti così. Pretendono lo stesso dagli educatori, ma non in maniera autoritaria, cercando sempre delle modalità aggregative sugli scopi e soprattutto provano a creare un luogo di amicizia. È chiaro che non si vincono medaglie o euri, ma gli stessi giovani educatori, alcuni presi anch’essi da situazioni disagiate, vivono e respirano dell’ambiente. Azzardo: è un film laico in cui non emergono motivazioni religiose, presumo sia stato così voluto dai registi, bisognerebbe conoscere la storia dei veri ispiratori della pellicola. Non mi sento e mi sembra fuori luogo fare un confronto con le esperienze simili di matrice cristiana che ho conosciuto nella mia vita.

Il coinvolgimento dei due boss e degli educatori è umano ed è esplicitato nelle due storie che attraversano il film. Un giovane che quando sale in metropolitana non può esimersi dal premere il pulsante dell’allarme. Bruno lo segue per vedere se combina danni. È un genio delle lavatrici, conosce tutti i modelli e Bruno gli trova un lavoro in un laboratorio, lo porta al mattino, lo va a riprendere alla sera, cerca di smussare con il datore di lavoro i problemi che crea. Ma soprattutto, nonostante i guai che crea, ha verso di lui un’attenzione da amico.

C’è un ragazzino che tira testate ai muri e alle presone e per protezione indossa un casco da sparring partner da boxe. Viene affidato a un giovane educatore, che inizialmente ha paura della situazione, ma poi silenziosamente lo accompagna costantemente.

E poi c’è il rapporto coi genitori di questi malati, che hanno bisogno di speranza non intravedendo un futuro per essi, e anche qui Malik e Bruno sono presenti.

Vincent Cassel ha fatto un’interpretazione maestosa, ho molto rivalutato le sue capacità attoriali.

Un affronto e una condivisione del dolore da guardare e da cui imparare.

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