ThyssenKrupp, Corte europea: fascicolo vs Italia e Germania/ “Vertici ancora liberi”

ThyssenKrupp, Strasburgo apre procedimento contro Italia e Germania. Corte Europea: “Manager condannati ma ancora liberi”.

ThyssenKrupp
Corteo a Torino nel 2008 per le vittime della ThyssenKrupp (LaPresse)

La Corte Europea ha aperto un procedimento contro Italia e Germania a proposito del rogo alla ThyssenKrupp di Torino datato 6 dicembre 2007: una strage in cui morirono 7 operai. Come riporta il Corriere della Sera, Strasburgo ha deciso di aprire un fascicolo in seguito all’esposto dei parenti delle vittime e di Antonio Boccuzzi, uno dei sopravvissuto: «Perché i manager della Thyssen anche se condannati sono ancora in libertà?». Nel mirino i due governi, rei di aver violato i loro diritti: nonostante la sentenza di condanna della Corte di Cassazione nei confronti dell’ad Harald Espenhahn (9 anni e 8 mesi) e del consigliere Gerald Priegnitz (6 anni e 10 mesi), i due manager dell’azienda non hanno scontato in carcere neanche un giorno. Come evidenziato da Il Fatto Quotidiano, i firmatari del ricorso, in tutto 26, hanno denunciato «le omissioni e i ritardi delle autorità italiane e tedesche nel dare esecuzione alla sentenza di condanna dei due manager».

THYSSENKRUPP, STRASBURGO APRE FASCICOLO CONTRO ITALIA E GERMANIA

«I governi italiano e tedesco sono pregati di fornire tutte le informazioni pertinenti sullo stato della procedura di esecuzione della condanna», ha fatto sapere la Corte Europea, anche se negli ultimi anni non sono mancati i casi diplomatici. Già nel 2017 il ministro della Giustizia Andrea Orlando aveva chiesto al collega Heiko Maas che la Germania desse esecuzione al verdetto, stessa mossa fatta dal suo successo Alfonso Bonafede. Antonio Boccuzzi ha spiegato: «Siamo arrivati a questo punto è per la debolezza del nostro Governo nei confronti della Germania. I nostri appelli al Governo italiano hanno sempre ottenuto promesse di attenzione che non si sono mai concretizzate. E’ opportuno, quindi, che si attivi un organo superiore». Graziella Rodinò, mamma di Rosario, ha spiegato: «Siamo sempre stati decisi ad andare avanti nella nostra battaglia. Se i due manager tedeschi sono ancora liberi, qualcosa non ha funzionato. C’è una sentenza definitiva, che non è stata rispettata. Voglio che vadano in galera, che vedano la cella almeno per un giorno», riporta Il Fatto.



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