Tocilizumab non riduce di molto la mortalità/ “Utile con i pazienti più gravi ma…”

- Raffaele Graziano Flore

Il Tocilizumab non riduce significativamente la mortalità. Primo vero studio del ‘San Raffaele’ di Milano sul farmaco antiartrite contro Coronavirus: “Utile con i pazienti più gravi ma…”

Coronavirus, scienziati in laboratorio
Coronavirus, scienziati in laboratorio (Web, 2020)

Il Tocilizumab, di cui si era molto discusso soprattutto durante i giorni più difficili dell’emergenza Coronavirus nel nostro Paese, ma non solo, non sarebbe poi così efficace come terapia contro il Covid-19. Secondo un nuovo studio realizzato dall’IRCCS “San Raffaele” e condotto dall’immuno-reumatologo Corrado Campochiaro, infatti, il farmaco anti-artrite su cui molti riponevano delle speranze non ridurrebbe poi in modo così significativo la mortalità anche se si è dimostrato tuttavia utile se impiegato nei pazienti più gravi prima del ricovero in Terapia Intensiva. La ricerca, portata avanti da Campochiaro assieme a Lorenzo Dagna, primario della UO di Immunologia e Reumatologia era tesa infatti a mostrare l’efficacia o meno di questo immunosoppressivo di cui molto si è parlato tra le possibili cure efficaci ma da quanto emerge da questo primo, vero studio effettuato sul Tocilizumab e che è stato pubblicato pure sullo “European Journal of Internal Medicine”, i risultati non sarebbero esaltanti. La sperimentazione è stata condotta in maniera retrospettiva su un gruppo di controllo di 65 pazienti definiti gravi, tutti di età compresa tra i 60 e i 65 anni, e che tuttavia non erano ricoverati nei reparti di Terapia Intensiva del “San Raffaele”.

“TOCILIZUMAB NON RIDUCE SIGNIFICATIVAMENTE LA MORTALITA'”: LO STUDIO DEL SAN RAFFAELE

Nell’enunciare i risultati dello studio si precisa inoltre che di questo gruppo di pazienti solamente la metà, ovvero 33 persone, hanno ricevuto la cosiddetta terapia standard che si utilizza di solito in quell’istituto (vale a dire un mix di Idrossiclorichina, una ‘combo’ di lopinavir e Ritonavir), mentre gli altri 32 hanno ricevuto in aggiunta un trattamento col Tocilizumab per via endovenosa. Ebbene a seguito di un follow-up di 28 giorni è stato notato come, al di là di risultati definiti comunque “incoraggianti”, non è stato ridotto sensibilmente il tasso di mortalità rispetto ai pazienti trattati con la terapia standard. “C’è stato infatti un miglioramento delle condizioni cliniche nel 69% dei casi rispetto al 61% che avevano avuto tale trattamento” ha spiegato Campochiaro precisando che invece come le infezioni batteriche siano invece più alte nei pazienti trattati. Insomma anche se con un gruppo di controllo finalmente adeguato per testare il farmaco (cosa mai fatta nelle sperimentazioni precedenti), la riduzione della mortalità dal 33% al 15% non è stata molto significativa per trarre delle conclusioni e quindi, anche se non ‘bocciato’, il Tocilizumab dovrà essere ancora studiato e gli stessi ricercatori italiani ammettono di attendere i risultati di alcuni trial avviati in tutto il mondo.

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